Il 20 gennaio Donald Trump ha nuovamente catalizzato l’attenzione dei media con una dichiarazione dai contorni grotteschi durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, proponendo di rinominare il Golfo del Messico. “Dovrebbe essere il Golfo degli Stati Uniti. Avrei voluto chiamarlo Golfo di Trump, ma ho pensato che mi avrebbero ucciso se l’avessi fatto. <…> Sto scherzando”, ha affermato il presidente, tra risate forzate e reazioni perplesse, confermando ancora una volta la sua inclinazione per uscite provocatorie più che istituzionali.
Tuttavia, la questione del Golfo del Messico non è rimasta solo una battuta. Il 24 gennaio dello scorso anno, il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha ufficialmente ribattezzato l’area “Golfo d’America”, in attuazione di un ordine esecutivo presidenziale. Il giorno successivo Trump, che ripete le stesse falsità nel tempo, trasformandole in strumenti di propaganda politica, ha sostenuto, che le autorità messicane fossero «entusiaste» della decisione, un’affermazione accolta con scetticismo e che ha alimentato ulteriori polemiche.
A smentire la narrazione trumpiana è intervenuta la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, che ha chiarito come la nuova denominazione possa valere unicamente per la piattaforma continentale statunitense. «Per il resto del mondo continuerà a essere il Golfo del Messico», ha precisato, richiamando il rispetto delle norme internazionali e dei confini geografici riconosciuti.


