STUDIO ITALIANO 2004, SV40, IL VIRUS TRASMESSO DAI VACCINI

In un articolo, pubblicato lo scorso anno dalla prestigiosa rivista scientifica americana Cancer Research, ricercatori delle Università di Ferrara e di Verona, coordinati dal Prof. Mauro Tognon, hanno fornito evidenze sulla presenza di un virus della scimmia, denominato SV40, in tumori cerebrali umani (principalmente gliomi), e in campioni di sangue e sperma di individui sani. 

Tale virus è presente nelle scimmie sia africane che indiane, dove non sembra provocare malattie. 

Come è entrato SV40 nella popolazione umana? “È noto dal 1960 che SV40 fu trasferito all’uomo mediante le vaccinazioni anti-polio (vaccini Salk e Sabin) eseguite su scala planetaria durante il periodo 1955-63 – afferma il professor Mauro Tognon, biologo e genetista dell’Università di Ferrara. Durante quel periodo nei soli Stati Uniti d’America 98 milioni di individui, vaccinati con le antipolio, furono infettati con SV40. 

Altri gruppi di ricerca hanno dimostrato la presenza di SV40 in tumori umani, come i mesoteliomi della pleura, tumori cerebrali ed osteosarcomi”. 
Sulla scorta di queste scoperte, avvenute in tempi diversi e in laboratori indipendenti tra loro, è ragionevole ipotizzare che SV40 possa avere un ruolo, come cofattore, nell’insorgenza di questi rari tumori umani. 

“Questi tumori sono rari, ma sono anche percentualmente in aumento – ricorda Tognon. Ci sono dati in letteratura che indicano i tumori cerebrali in aumento del 30% negli ultimi 20 anni, mentre i mesoteliomi fino agli anni ’50 erano praticamente sconosciuti nella nostra specie. Anche gli osteosarcomi sembrano percentualmente aumentati. 

Non ci sono dubbi sulla possibilità di trasferire SV40 dalle scimmie all’uomo, così come è accertato che SV40 può moltiplicarsi nei nostri tessuti – spiega Tognon. SV40 è un virus tumorale in grado di trasformare le cellule coltivate in laboratorio e di provocare in roditori lo stesso tipo di tumori risultati positivi per SV40 nell’uomo, vale a dire tumori cerebrali, mesoteliomi e osteosarcomi“. 

Gli scienziati hanno scoperto da tempo che i tumori indotti da SV40 negli animali sono provocati da una sua proteina, denominata antigene T grande (agT), in grado di legare e di inattivare due importanti proteine della cellula, p53 e pRB, che agiscono come controllori della moltiplicazione cellulare. 

Di recente, la rivista Nature Medicine ha pubblicato due lavori del Prof. Michele Carbone della Loyola University di Chicago dove si forniscono le prove, nei mesoteliomi della pleura dell’uomo, che queste proteine della cellula sono sequestrate dalla proteina virale agT di SV40. Questo dato confermerebbe il meccanismo secondo cui SV40 agisce come cofattore nell’insorgenza dei mesoteliomi, probabilmente associato alle fibre di amianto, metallo che fino ad ora era considerato l’unica causa di questo tipo di tumore. 

La contaminazione dei vaccini antipolio con SV40 avvenuta in passato fu causata dalla presenza di questo virus, allora sconosciuto, nelle cellule di rene di scimmia impiegate per far crescere i virus della poliomielite da usare a scopo vaccinale. In tal modo si è trasferito nella popolazione umana un fattore potenzialmente tumorale. 

Non si può escludere che SV40, dopo l’avvenuto trasferimento alla popolazione umana, abbia acquisito la capacità di autonoma trasmissione, rendendosi indipendente dalla fonte iniziale, cioè dalla vaccinazione anti-poliomielitica. Questa possibilità emerge in particolare dai risultati pubblicati da Tognon, che evidenziano il ritrovamento di SV40 nel sangue e nello sperma di individui sani. 

Come è facile dedurre, la somministrazione di vaccini antipolio contaminati con SV40 ha sollevato critiche, ha creato indignazione, ma soprattutto comporta delle implicazioni sanitarie, sociali ed etiche di considerevole spessore. Basti ricordare che pur essendo emersa la contaminazione nel 1961, per altri 2 anni i vaccini con SV40 continuarono a restare sul mercato e ad essere liberamente somministrati

Si è ritenuto per anni che SV40, essendo un virus della scimmia, non potesse infettare l’uomo, o che fosse per l’uomo un virus del tutto innocuo. In un caso SV40 è stato isolato partendo dal DNA di un tumore positivo per le sequenze di questo virus. 

In un precedente studio, lo stesso gruppo di ricercatori coordinato dal prof. Tognon aveva notato che un altro virus Polioma, denominato BK, l’omologo umano a quello della scimmia, era presente negli stessi campioni trovati in seguito positivi proprio per SV40. Infatti, tutti i campioni trovati positivi per SV40, lo sono contemporaneamente anche per BK. 

Questa osservazione ha fatto avanzare l’ipotesi che BK possa aiutare SV40 in quelle funzioni necessarie per la sua moltiplicazione nelle cellule umane. Se l’ipotesi dovesse dimostrarsi corretta e se le sequenze di DNA rilevate fossero effettivamente quelle di SV40, si potrà con certezza dire che questo virus della scimmia è entrato stabilmente nella popolazione umana – conclude Tognon. 

Come ipotesi, quindi, si può supporre che SV40, viste le sue proprietà tumorali, possa essere uno dei cofattori responsabili dell’insorgenza di quei rari tumori umani prima menzionati.

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