Gli ebrei ultraortodossi, chiamati charedim, rappresentano una delle comunità più conservative e religiosamente osservanti all’interno del mondo ebraico. Letteralmente “timorati di Dio”, i charedim vivono secondo regole antiche, seguendo alla lettera le leggi religiose ebraiche e mantenendo uno stile di vita isolato e distante dalle influenze della modernità.

La vita di un ebreo ultraortodosso ruota attorno a una rigorosa adesione alla Halakhah, la legge religiosa ebraica che regola ogni aspetto dell’esistenza, dal comportamento quotidiano alle relazioni sociali, dai vestiti alle festività. Le norme religiose non sono solo un codice morale, ma una guida concreta per ogni azione e scelta della giornata.
Osservanza Religiosa Rigida
La pratica religiosa tra gli ultraortodossi è inflessibile. Il rispetto del Shabbat è totale, con il divieto di svolgere qualsiasi attività lavorativa, accendere elettricità o utilizzare dispositivi elettronici dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato. Anche le leggi alimentari kasher sono seguite con estrema attenzione, limitando ciò che può essere mangiato e come deve essere preparato il cibo.
Le festività religiose segnano momenti cruciali nel calendario ultraortodosso, con celebrazioni che includono preghiere speciali, rituali e momenti di riflessione spirituale. Per i charedim, ogni atto della vita ha una dimensione sacra.

Abbigliamento Tradizionale
Un tratto distintivo degli ebrei ultraortodossi è il loro abbigliamento. Gli uomini indossano lunghi cappotti neri, detti bekishe, cappelli a tesa larga, e mantengono i caratteristici riccioli laterali chiamati peot. Questo abbigliamento simbolizza non solo la loro fedeltà alla tradizione, ma anche il rifiuto di adeguarsi agli stili moderni. Le donne vestono con abiti modesti che coprono gran parte del corpo, come gonne lunghe e camicie a maniche lunghe. Dopo il matrimonio, molte donne ultraortodosse portano un copricapo o una parrucca (sheitel) per rispettare le leggi sull’umiltà.

Segregazione di Genere
La separazione tra uomini e donne è un altro principio fondamentale delle comunità ultraortodosse. Nelle sinagoghe, ad esempio, uomini e donne pregano in aree separate, e questo principio si estende a molti altri ambiti della vita pubblica. Anche nei trasporti pubblici e negli eventi comunitari, uomini e donne siedono spesso separati.

Istruzione Religiosa Predominante
L’educazione riveste un ruolo centrale nelle comunità charedim. I bambini frequentano scuole religiose dove la maggior parte del curriculum è dedicato allo studio delle sacre scritture ebraiche, come il Talmud. Le materie laiche, come la matematica e le scienze, sono spesso considerate meno importanti e talvolta completamente trascurate. Questo sistema educativo mira a garantire che le giovani generazioni mantengano l’identità religiosa e che la tradizione venga trasmessa intatta.

Comunità Chiuse e Autonome
Gli ebrei ultraortodossi vivono generalmente in comunità chiuse, sia in Israele che nelle grandi città della diaspora come New York o Londra. Spesso queste comunità sono autosufficienti, con le proprie scuole, sinagoghe, negozi kasher e sistemi di trasporto. Il contatto con il mondo secolare è limitato al minimo, per preservare la purezza della fede e prevenire le influenze esterne percepite come corrotte.

Sfida alla Modernità
Il rapporto tra gli ultraortodossi e la modernità è spesso conflittuale. Mentre alcune comunità adottano con riluttanza certe tecnologie moderne, come i telefoni cellulari, molte altre respingono fermamente l’uso di internet e dei media, ritenuti portatori di valori contrari alla tradizione. Tuttavia, alcuni settori più progressisti stanno cercando di trovare un equilibrio tra la vita moderna e la fede, pur mantenendo una stretta adesione ai principi religiosi.

Una dimensione parallela
La comunità degli ebrei ultraortodossi rappresenta un mondo a sé stante, in cui la religione permea ogni aspetto della vita quotidiana. Questo attaccamento rigoroso alle tradizioni, fondato su un’interpretazione intransigente della Halakhah, permette loro di preservare un’identità ben definita in una società in costante mutamento. Gli ultraortodossi vivono in una dimensione parallela, dove l’educazione religiosa, le pratiche di segregazione di genere, e la vita comunitaria separata fungono da baluardo contro le influenze del mondo moderno.
Nonostante questa apparente impermeabilità, la comunità ultraortodossa non è immune alle sfide della contemporaneità. Da una parte, c’è una resistenza tenace verso l’assimilazione, che si riflette nel rifiuto delle tecnologie moderne o nella selettiva adozione di esse in modi che non compromettano i principi religiosi. Dall’altra, la crescente globalizzazione e le interazioni con il mondo esterno pongono domande su come questa comunità potrà continuare a preservare le sue peculiarità in un ambiente sempre più interconnesso.

Tensioni interne e sfide esterne
La pressione della società secolare, in particolare nei paesi come Israele, dove la comunità ultraortodossa rappresenta una parte significativa della popolazione, crea una complessa rete di tensioni politiche, economiche e sociali. In Israele, il crescente peso demografico degli ultraortodossi solleva questioni delicate legate al loro limitato contributo al servizio militare e alla forza lavoro, così come al loro elevato tasso di natalità, che sta rapidamente trasformando l’equilibrio demografico del paese. Il governo israeliano si trova spesso a dover mediare tra le richieste delle comunità laiche e quelle ultraortodosse, cercando di bilanciare il rispetto per la libertà religiosa con la necessità di un’integrazione più ampia.
Nel mondo della diaspora, soprattutto nelle grandi città occidentali come New York e Londra, le comunità ultraortodosse si trovano a dover conciliare la loro vita separata con le richieste di una società pluralista e in rapida evoluzione. Qui le sfide includono l’accesso a un’educazione adeguata e la difficoltà di mantenere comunità chiuse in un contesto altamente interconnesso.

Il futuro degli ultraortodossi
Il futuro degli ebrei ultraortodossi sembra quindi incerto e in continua evoluzione. Mentre alcune frange più moderate stanno cercando di trovare un equilibrio tra fedeltà alla tradizione e accettazione di alcuni aspetti della modernità, altre continuano a resistere a qualsiasi cambiamento. Il loro successo nel mantenere un’identità forte e separata dipenderà dalla capacità di gestire queste tensioni interne e di rispondere alle sfide poste dall’ambiente esterno, che spinge verso una maggiore apertura e integrazione.

In ogni caso, la comunità ultraortodossa, con la sua dedizione assoluta alla fede e il suo rifiuto della modernità, continua a rappresentare una delle espressioni più affascinanti e enigmatiche dell’ebraismo contemporaneo. La loro esistenza, fatta di rigore religioso e di una struttura sociale fortemente gerarchizzata, pone interrogativi profondi sul futuro delle religioni tradizionali in un mondo che si evolve rapidamente verso una realtà globalizzata e tecnologica. Riusciranno gli ultraortodossi a mantenere la loro identità in questo contesto sempre più dinamico? O saranno costretti, per necessità o per scelta, ad adattarsi a un mondo che cambia?
Queste domande rimangono aperte, ma una cosa è certa: la storia degli ebrei ultraortodossi è destinata a giocare un ruolo centrale nel dibattito su religione e modernità, rappresentando una testimonianza vivente della complessa relazione tra fede e progresso.
