Un’associazione francese di giuristi internazionali ha presentato una segnalazione alla procura della Repubblica di Parigi in relazione alle dichiarazioni pubbliche attribuite alla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, Francesca Albanese.
L’Associazione dei Giuristi per il Rispetto del Diritto Internazionale (Jurdi) — un gruppo francese di avvocati, magistrati, professori di diritto e altri esperti legali specializzati in diritto internazionale — ha depositato un rapporto formale presso la magistratura francese.
Nel documento Jurdi afferma che alcune dichiarazioni attribuite pubblicamente ad Albanese — e utilizzate da funzionari politici per chiedere le sue dimissioni — sono “manifestamente inaccurate” e costituirebbero una diffusione di false informazioni da parte di autorità pubbliche.
“Queste dichiarazioni costituiscono una grave violazione del principio fondamentale di indipendenza dei meccanismi delle Nazioni Unite e sollevano preoccupazioni in merito alla diffusione di informazioni manifestamente inaccurate da parte delle autorità pubbliche”, ha affermato JURDI in una nota.
In particolare, la denuncia fa riferimento a commenti del ministro degli Esteri francese, Jean‑Noël Barrot, in cui si sostiene che Albanese avrebbe fatto affermazioni ritenute “oltraggiose e irresponsabili” su Israele, criticandolo “in quanto popolo e nazione”.
Jurdi sostiene che tali affermazioni non corrispondono alle dichiarazioni originali pronunciate dalla relatrice durante un forum internazionale e che l’attribuzione di tali parole potrebbe rappresentare un illecito penale secondo la legge francese sulla diffusione di notizie false.
La questione è emersa dopo che, l’11 febbraio 2026, il ministro francese aveva annunciato all’Assemblea nazionale di Parigi l’intenzione di chiedere le dimissioni di Albanese dal suo incarico ONU, sostenendo che le sue dichiarazioni avrebbero preso di mira non solo la politica israeliana ma l’intero popolo israeliano.
La Germania si è poi unita alla richiesta di dimissioni, con il ministro degli Esteri tedesco che ha condannato alcune delle dichiarazioni attribuitele.
La relatrice speciale ha negato di aver pronunciato le frasi contestate, sostenendo che alcune ricostruzioni diffuse sui social media e sulla stampa siano basate su estratti parziali o manipolati del suo intervento.


