Dal 2 dicembre 2025 nelle cerimonie militari e istituzionali ufficiali l’Inno di Mameli deve essere eseguito senza il “Sì!” finale.
La modifica sull’Inno di Mameli che ha eliminato il “Sì!” finale è stata proposta dal governo italiano guidato da Giorgia Meloni e inserita in un decreto del Presidente della Repubblica emanato il 14 marzo 2025.
Il decreto, che disciplina le modalità di esecuzione dell’inno nazionale e punta a riallinearsi alla versione originale del testo, è stato approvato su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel maggio 2025 ed è diventato ufficiale a partire dal 2 dicembre 2025 per tutte le cerimonie istituzionali e militari, stabilendo che il “Sì!” finale non deve più essere pronunciato durante le esecuzioni ufficiali dell’Inno di Mameli.
La motivazione ufficiale: si intende riportare l’esecuzione alla versione originale del testo poetico di Goffredo Mameli del 1847, che non prevedeva il grido finale. La norma si applica solo alle esecuzioni ufficiali, mentre in contesti non istituzionali, come eventi sportivi o concerti, il “Sì!” può ancora essere cantato liberamente.
La decisione ha suscitato malumore tra le forze armate e associazioni storiche. Diversi ufficiali dello Stato Maggiore della Difesa hanno espresso perplessità sulla modifica, ritenendola un cambiamento significativo rispetto alla consuetudine consolidata nelle cerimonie militari.
Anche alcuni esperti culturali e musicisti hanno criticato la decisione, sottolineando che il “Sì!”, pur non presente nel testo originale, ha acquisito valore simbolico e partecipativo nella tradizione dell’inno.
Paradossalmente, il 23 dicembre 2025, durante un evento alla Presidenza del Consiglio, Giorgia Meloni e alcuni presenti hanno pronunciato ad alta voce il “Sì!” finale dell’Inno di Mameli, ignorando la direttiva ufficiale che lo stesso governo Meloni ha stabilito. Il gesto ha immediatamente suscitato critiche e commenti ironici, evidenziando un paradosso evidente: la stessa leader che ha promosso la regola si è resa protagonista della sua violazione in un contesto pubblico e altamente simbolico, mettendo in luce la contraddizione tra chi detta la norma e chi, allo stesso tempo, la infrange apertamente.



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la Meloni è una donna furba e scaltra, sa come sviare le attenzioni dai compiti disattesi in qualità di Presidente del Consiglio. La prossima volta ci obbligherà a parlare della circonferenza dei cavoli o altre cose prive di importanza. Il pifferaio magico in gonnella.