Il discorso di Barbara Spectre sull’identità ebraica contemporanea si fonda su una distinzione netta tra nazionalismi “buoni” e “cattivi”. Da un lato, il nazionalismo ebraico — in particolare quello israeliano — viene presentato come un progetto culturale vitale, difensivo, necessario alla sopravvivenza di un popolo storicamente perseguitato. Dall’altro, il nazionalismo europeo viene descritto come una forza intrinsecamente distruttiva, da neutralizzare per evitare il ripetersi delle tragedie del Novecento.
Questa distinzione, tuttavia, entra in crisi se confrontata con la realtà politica attuale. Israele non è soltanto uno spazio culturale o simbolico: è uno Stato nazionale pienamente sovrano che, negli ultimi anni, ha conosciuto una radicalizzazione nazionalista sempre più marcata, fondata su criteri etnici, religiosi e territoriali. Proprio quel nazionalismo che viene celebrato come rigenerativo mostra oggi tratti che, in altri contesti, verrebbero definiti senza esitazione pericolosi.
Ancora più problematica è la totale assenza di autocritica rispetto alle conseguenze concrete di questo progetto nazionale. Israele sta commettendo crimini gravissimi contro la popolazione palestinese, che si configurano come crimini contro l’umanità e Genocidio. Indipendentemente dalle qualificazioni giuridiche definitive, è evidente che siamo di fronte a una catastrofe umanitaria di proporzioni storiche.
Alla luce di ciò, la distinzione proposta da Spectre appare sempre meno come un’analisi storica e sempre più come una gerarchia morale: il nazionalismo è legittimo quando serve a “noi”, ma diventa inaccettabile quando riguarda “gli altri”. Se il criterio di giudizio è l’esito — violenza, esclusione, annientamento dell’altro — allora il nazionalismo israeliano non può essere automaticamente assolto solo perché nasce da una storia di persecuzione.
Il punto non è negare il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, né ignorare il peso della Shoah nella costruzione di Israele. Il punto è riconoscere che nessuna identità nazionale è moralmente immune. Quando un nazionalismo si traduce in politiche di dominio, segregazione o distruzione, esso riproduce le stesse logiche che si diceva di voler superare.
Se il nazionalismo europeo deve essere smantellato perché ha prodotto orrore, allora lo stesso metro deve essere applicato ovunque. Altrimenti non siamo di fronte a una critica del nazionalismo, ma a una sua versione selettiva — e quindi ideologica.


se un popolo da vittima passa ad essere carnefice, non è piu’ credibile.