Ogni anno milioni di anziani ricevono il vaccino antinfluenzale, convinti di proteggersi da una malattia che può essere mortale in questa fascia di età. La raccomandazione è chiara: chi ha più di 65 anni dovrebbe vaccinarsi. Tuttavia, una revisione sistematica della Cochrane Collaboration, pubblicata nel 2010 e aggiornata nel 2018, rivela una realtà sorprendentemente allarmante:
“le evidenze disponibili sono di scarsa qualità e non forniscono indicazioni sulla sicurezza, efficacia o utilità dei vaccini antinfluenzali negli over 65”.
Gli esperti hanno esaminato decine di studi pubblicati in tutto il mondo, cercando di rispondere a domande cruciali:
- i vaccini riducono realmente l’incidenza dell’influenza negli anziani?
- Prevengono le complicazioni gravi, le ospedalizzazioni o la morte?
- Sono sicuri?
La risposta è: i dati disponibili sono insufficienti e di qualità troppo bassa per trarre conclusioni affidabili.
Su 75 studi inclusi, solo uno era un vero trial randomizzato, considerato il gold standard della ricerca clinica. Questo studio ha mostrato qualche riduzione dei sintomi influenzali, ma il numero di partecipanti, poco più di 1.300, era troppo piccolo per valutare se il vaccino proteggesse dagli esiti più gravi. Tutti gli altri studi erano “studi non randomizzati di qualità generalmente bassa, con probabile presenza di bias, che rendono difficile interpretare i dati e potrebbero indurre a conclusioni fuorvianti”, rendendo impossibile capire con certezza l’efficacia o la sicurezza del vaccino.
Gli autori della revisione Cochrane non lasciano spazio a dubbi, non ci sono dati solidi che confermino la capacità del vaccino di ridurre ospedalizzazioni, complicazioni o morte tra chi ha più di 65 anni. Anche sulla sicurezza le evidenze sono limitate.
Questo studio mette in discussione una pratica che è stata considerata per decenni la pietra miliare della prevenzione dell’influenza negli anziani. Non si tratta di dire che il vaccino sia pericoloso o inutile, ma di sottolineare un fatto scientifico incontrovertibile, come concludono gli autori dello studio:
“le prove disponibili sono di scarsa qualità e non forniscono alcuna indicazione sulla sicurezza, l’efficacia o l’efficienza dei vaccini antinfluenzali per le persone di età pari o superiore a 65 anni. Per risolvere l’incertezza, è necessario condurre uno studio clinico adeguatamente dimensionato, randomizzato, controllato con placebo e finanziato con fondi pubblici, condotto su diverse stagioni.“
Fino a quando non saranno disponibili dati robusti, ogni raccomandazione si basa più su esperienze cliniche e prudenza che su evidenze scientifiche rigorose. Gli anziani e i loro caregiver dovrebbero essere informati di questa incertezza, così come le istituzioni sanitarie dovrebbero considerare la necessità di finanziare studi realmente in grado di rispondere alla domanda fondamentale: i vaccini antinfluenzali funzionano negli over 65?

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20166072
Una seconda revisione segue e aggiorna la prima pubblicazione del 2010.
Nel secondo aggiornamento della revisione, basato su otto studi clinici randomizzati e quasi-randomizzati con oltre 5000 partecipanti, sono emersi risultati complessi ma significativi riguardo alla vaccinazione antinfluenzale negli anziani.
Gli studi presi in esame, indicano che la vaccinazione può ridurre il rischio di influenza confermata in laboratorio, facendo scendere l’incidenza del 3,6% durante una singola stagione influenzale.
Tuttavia, gli autori sottolineano che i metodi utilizzati per diagnosticare l’influenza non sono sempre chiari o uniformi, e questo riduce la certezza delle prove, che rimane quindi considerata bassa. Per la sindrome simil-influenzale (ILI), la vaccinazione probabilmente riduce il rischio del 2,5%, con evidenza di moderata certezza. In pratica, circa trenta vaccinazioni sono necessarie per prevenire un caso di influenza e quarantadue per prevenire un caso di ILI.
Per quanto riguarda esiti più gravi come mortalità, polmonite o ricoveri ospedalieri, le informazioni sono estremamente limitate. In uno studio, tra 522 partecipanti vaccinati si sono verificati tre decessi, rispetto a uno solo nel gruppo placebo; nessun caso di polmonite è stato riportato.
Questi dati sono insufficienti per trarre conclusioni affidabili e la certezza delle prove per mortalità e complicanze gravi è considerata molto bassa. Inoltre, le informazioni sugli eventi avversi comuni, come febbre o nausea, sono scarse e poco precise: la febbre si è verificata nel 2,5% dei vaccinati rispetto all’1,6% del placebo, mentre la nausea nel 4,2% dei vaccinati contro il 2,4% del placebo. Gli intervalli di confidenza sono ampi, rendendo impossibile stabilire con certezza l’entità del rischio.
In sintesi, la revisione mostra che la vaccinazione antinfluenzale negli anziani può ridurre il rischio di influenza e di ILI in una singola stagione, ma le prove disponibili sono limitate dalla scarsa qualità degli studi, dal rischio di bias e dalla mancanza di dati su esiti rilevanti come mortalità, ospedalizzazioni e complicanze gravi.
La revisione evidenzia chiaramente la necessità di investire in nuovi studi e nello sviluppo di vaccini più efficaci e sicuri per la popolazione anziana, perché le conoscenze attuali non permettono di fornire indicazioni solide per la salute pubblica su efficacia, sicurezza ed efficienza dei vaccini antinfluenzali in questa fascia di età.


