Bezalel Smotrich, Ministro delle Finanze israeliano ed esponente di spicco dell’ala nazionalista di destra, ha affermato senza giri di parole che l’offensiva nella Striscia è stata condotta in modo da renderla inabitabile, presentando questa prospettiva come un “successo” strategico.
L’intervento è avvenuto il 5 febbraio 2025, nel corso del talk show HaPatriotim su Channel 14.
Smotrich, nel commentare il conflitto, ha dichiarato: “Alla fine, la nostra vittoria, sia a Gaza che in Libano, è quella che ha creato questa sensazione di successo totale, alla quale il presidente Trump si sente così vicino e che apprezza molto”. È stato però il passaggio successivo a suonare come una pesante ammissione: “Se non avessimo completamente distrutto Gaza, nessuno oggi parlerebbe della necessità di trovare un altro posto per i due milioni di abitanti di Gaza, perché lì, semplicemente, non ci sarà più nulla da cercare per i prossimi dieci anni”.
Le parole di Smotrich sono una dichiarazione esplicita e una palese ammissione di una politica che viola i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario. Una strategia che ha avuto, tra i suoi obiettivi, la distruzione sistematica dell’ambiente vitale di un territorio per rendere impossibile il ritorno della popolazione civile, configurando di fatto uno sfollamento forzato.
Le Convenzioni di Ginevra proteggono espressamente i civili durante i conflitti armati. In particolare, il trasferimento forzato di popolazione, così come la distruzione estensiva e arbitraria di proprietà non giustificata da necessità militari imperative, sono considerati crimini di guerra. La dichiarazione, secondo questi esperti, fornisce elementi che potrebbero integrare non solo il crimine di trasferimento forzato, ma anche persecuzione come crimine contro l’umanità, in un contesto più ampio.
A distanza di mesi dalla dichiarazione, la reazione della comunità internazionale si è rivelata, nelle sue conseguenze pratiche, del tutto inefficace. Le parole di Smotrich, sebbene abbiano generato formali proteste diplomatiche e duri comunicati da parte di organizzazioni per i diritti umani, non hanno innescato le azioni concrete che molti si aspettavano.
Le richieste di avviare indagini formali e di assicurare i responsabili alla giustizia si sono scontrate con le complesse e spesso paralizzanti dinamiche della geopolitica. L’impunità di fatto che ha circondato queste dichiarazioni è diventata, a sua volta, un messaggio potente: l’ammissione esplicita di una strategia che, secondo numerosi esperti di diritto, configura crimini internazionali, non è stata sufficiente a superare i veti politici e le riluttanze degli stati a intraprendere azioni decisive. L’intervista televisiva, nonostante il suo potenziale come capo d’accusa, rimane al momento un simbolo dell’abisso tra il diritto internazionale e la volontà politica di applicarlo.


era palese l’intenzione di radere al suolo Gaza e fare pulizia etnica esattamente come fatto Hitler ……….Se Trump è pure
soddisfatto , mi chiedo come possano sentirsi i suoi “alleati”.
Il popolo si ribella ma loro tacciono e mentono avanti…..