Israele approfitta del caos in Siria per perseguire obiettivi che vanno ben oltre la difesa della propria sicurezza nazionale. Con il crollo del governo di Bashar al-Assad e il vuoto di potere lasciato dalla presa di controllo di gruppi estremisti islamici, Tel Aviv sta avanzando militarmente in territori siriani con azioni che potrebbero essere interpretate come una vera e propria occupazione di fatto.
Secondo la tv libanese, che cita fonti siriane, tank israeliani sarebbero giunti fino a circa 20 chilometri da Damasco, occupando otto località periferiche. Queste azioni, ufficialmente giustificate da Israele come necessarie per prevenire attacchi da parte di Hezbollah e forze iraniane, si inseriscono in un quadro di operazioni sempre più aggressive in territorio siriano. Gli attacchi aerei israeliani, ormai regolari, hanno preso di mira non solo infrastrutture militari, ma anche aree strategiche che potrebbero facilitare un’espansione territoriale.
La Siria è oggi un paese devastato, frammentato e incapace di reagire efficacemente a qualsiasi minaccia esterna. Israele sta utilizzando questa situazione come un’opportunità per consolidare il controllo sulle alture del Golan e, possibilmente, espandersi ulteriormente. Benjamin Netanyahu ha recentemente dichiarato che le alture del Golan sono “nostre per l’eternità”. Ma queste azioni non si limitano al Golan: l’avanzata verso Damasco rappresenta un cambiamento significativo nella postura militare israeliana.
Israele sembra mirare a ridefinire i confini de facto, utilizzando la retorica della sicurezza come pretesto. Questo comportamento non è nuovo: la strategia di approfittare delle crisi regionali per rafforzare la propria posizione è stata una costante nella politica israeliana. Tuttavia, l’attuale situazione in Siria rappresenta un passo ulteriore, spingendo verso un’espansione che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione.
La comunità internazionale, distratta da altre crisi e preoccupata per la presenza di forze estremiste islamiche in Siria, sembra riluttante a criticare apertamente Israele. Questo silenzio rischia di legittimare le azioni israeliane, creando un precedente per ulteriori violazioni del diritto internazionale. L’annessione delle alture del Golan non è stata riconosciuta dalla comunità globale, e una possibile espansione verso Damasco potrebbe portare a nuove tensioni geopolitiche.
L’atteggiamento israeliano rischia di alimentare ulteriormente il risentimento nella regione. I paesi arabi e gruppi come Hezbollah potrebbero intensificare le loro attività in risposta, rendendo ancora più instabile una situazione già precaria. Inoltre, l’occupazione di nuovi territori potrebbe complicare i rapporti di Israele con gli Stati Uniti, che pur sostenendo Israele in molti casi, potrebbero non tollerare una destabilizzazione così marcata della Siria.
Israele sta camminando su un filo sottile, sfruttando il caos siriano per perseguire obiettivi strategici che rischiano di alimentare tensioni a lungo termine. La giustificazione della sicurezza nazionale non può mascherare un’agenda espansionistica che viola il diritto internazionale e mina la stabilità regionale. Se la comunità internazionale non interverrà per frenare queste azioni, il rischio è che Israele continui a sfruttare situazioni di crisi per espandere il proprio controllo, aggravando ulteriormente il conflitto in Medio Oriente.
