Negli ultimi giorni, all’interno del Comitato tecnico scientifico (Cts) si sta diffondendo un crescente malcontento. I membri ritengono che il loro ruolo sia stato ridotto a fare da supporto tecnico-politico, lontano dall’apporto scientifico che dovrebbero offrire. Alcuni riflettono sulla possibilità di una “exit strategy”, anche perché lo stato d’emergenza, a cui il Cts è legato, potrebbe non essere più necessario e la gestione della campagna vaccinale potrebbe tornare ordinaria, affidata al Ministero della Salute o alla sanità militare.
“Restare così è inutile. Stiamo pattinando sul ghiaccio. L’attività del Comitato non può limitarsi a definire le strategie sui vaccini perché la politica e soprattutto il ministero non vogliono farsene carico“.
C’è una divisione interna: molti vorrebbero ritirarsi, ma temono di essere percepiti come chi si tira indietro in un momento delicato. L’idea comune è che il Comitato non debba più essere coinvolto in “giochi di palazzo”, ma solo fornire supporto tecnico quando richiesto dalla politica. Alcuni membri accolgono con favore la possibilità che, senza i pieni poteri dello stato d’emergenza, il Cts possa anche essere sciolto temporaneamente, con la possibilità di rimetterlo in piedi in caso di peggioramento della situazione.


