Francesco Zambon, medico specializzato in programmazione sanitaria e funzionario dell’ufficio di Venezia dell’Organizzazione mondiale della sanità, parla per la prima volta. È lui che ha coordinato il rapporto sulla gestione italiana della prima ondata di Covid-19, “Una sfida senza precedenti. La prima risposta dell’Italia al Covid-19”, pubblicato il 13 maggio 2020 e rimosso nel giro di meno di 24 ore. Da allora il documento è al centro di un caso internazionale. Zambon decide di raccontare la sua versione superando un veto dell’Oms.
Zambon spiega di aver rotto il silenzio perché sul suo conto sono state dette cose false e diffamatorie. Tra queste, che il rapporto fosse pieno di errori e che non fosse nemmeno un documento dell’Oms.
Secondo Zambon, nella primavera 2020 l’Italia era il Paese più colpito dal virus e aveva gli occhi del mondo addosso, mentre dalla Cina erano trapelate poche informazioni. Seguendo la pandemia in presa diretta, il gruppo poteva ricavare messaggi chiave per i decisori politici di tutti i Paesi e per la popolazione. Il team ha lavorato giorno e notte con l’obiettivo di orientare le scelte dei governi e salvare quante più vite possibile.
Il rapporto scriveva che il piano pandemico italiano risaliva al 2006 ed era stato solo riconfermato nel 2017. Zambon afferma che questo passaggio urtò Ranieri Guerra, assistente del direttore generale a Ginevra e, di fatto, numero due dell’Oms.
Guerra gli avrebbe scritto un’email chiedendogli di non creare problemi e di cambiare la data del piano in “dicembre 2016”. Voleva inoltre che comparisse la parola updated, aggiornato. Zambon si è rifiutato, perché si trattava soltanto di un copia-incolla: scrivere “aggiornato” avrebbe significato dichiarare il falso.
Zambon ritiene che emerga qui il conflitto di interessi di Guerra. Tra il 2013 e il 2017 Guerra era stato a capo della prevenzione sanitaria del ministero della Salute italiano, il dipartimento che avrebbe dovuto aggiornare il piano pandemico. Secondo Zambon, Guerra pensava forse di intimidirlo facendo leva sul proprio ruolo di direttore aggiunto dell’Oms. Il medico ha segnalato la scorrettezza a tutti gli organismi interni.
Zambon ha scritto anche al direttore generale Tedros Ghebreyesus. Nella lettera ha spiegato che Guerra lo aveva minacciato di pesanti ritorsioni se non avesse seguito le sue indicazioni. Racconta inoltre che, il giorno in cui stava per andare in onda la prima puntata di Report sul piano pandemico, Guerra lo chiamò al telefono. Gli avrebbe detto di essere alla porta di Tedros e che, se i passaggi non fossero stati cambiati, gli avrebbe attribuito la responsabilità di aver messo l’Oms sotto attacco. Zambon dice di essersi spaventato enormemente. Tedros non gli ha mai risposto.
L’Oms aveva invocato per Zambon l’immunità diplomatica, ma lui ha scelto comunque di presentarsi davanti ai pm di Bergamo. Lo ha fatto, spiega, seguendo una libertà che si era già preso Guerra: se verrà punito lui, dovrà esserlo anche l’altro. Ha parlato con i magistrati per cinque ore ed è uscito molto sollevato, colpito dalla loro preparazione anche su aspetti molto complessi.


