Gli Stati Uniti hanno ripreso i bombardamenti contro l’Iran. Un attacco aereo statunitense ha colpito un’abitazione nel distretto di Sirik, sulla costa meridionale dell’Iran, dove si stava celebrando un matrimonio. Il bilancio è di almeno cinque civili morti, tra cui un bambino di 4 anni, e circa settanta feriti.
Secondo le ricostruzioni di Reuters e Associated Press, l’edificio è stato centrato direttamente da un missile guidato di fabbricazione americana. Le immagini satellitari e i frammenti recuperati sul posto, esaminati da esperti di armamenti, confermano la natura dell’attacco. Sul tetto della casa è visibile il punto d’impatto. Tra i sistemi ipotizzati figurano il JSOW e lo SLAM-ER, sebbene il modello esatto non sia stato ancora identificato.
Washington ha fatto sapere di aver aperto un indagine sull’accaduto. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha confermato che l’amministrazione americana è al lavoro per fare chiarezza sull’episodio. Vance ha sottolineato la necessità di verificare se siano stati commessi errori nel corso dell’operazione militare.
La posizione ufficiale di Washington resta dunque quella di escludere che i civili fossero l’obiettivo dell’attacco. L’indagine dovrà tuttavia chiarire una questione centrale: perché sia stata colpita un’abitazione civile e quale fosse, invece, l’obiettivo originariamente previsto dall’operazione. Secondo le analisi disponibili, infatti, l’edificio sarebbe stato raggiunto direttamente da un’arma guidata di fabbricazione statunitense.
Rimane, un’altra questione di fondo: quanto può essere considerata realmente imparziale un’indagine condotta dallo stesso soggetto responsabile dell’operazione? Episodi analoghi avvenuti in passato, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Siria allo Yemen, si sono spesso conclusi senza l’accertamento di responsabilità o con l’archiviazione dei casi.
Per questo motivo, appare necessario valutare la costituzione di una commissione internazionale indipendente, composta da osservatori e rappresentanti di Paesi terzi, che possa ricostruire i fatti in modo autonomo e verificare eventuali responsabilità con criteri di obiettività, trasparenza e indipendenza.
Mentre in Iran si svolgevano i funerali delle vittime, Teheran ha risposto con un’offensiva missilistica e con droni contro basi statunitensi e alleate in Kuwait, Bahrain, Giordania, Iraq e Qatar. Secondo le fonti disponibili, gli attacchi iraniani hanno colpito esclusivamente infrastrutture militari, senza causare vittime civili.
L’asimmetria tra i due schieramenti è evidente: un attacco statunitense che ha centrato un’abitazione civile durante una cerimonia nuziale; una rappresaglia iraniana che ha preso di mira esclusivamente obiettivi militari. Una differenza che i comunicati ufficiali di Washington non possono nascondere.
Lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il transito del petrolio mondiale, è tornato al centro della crisi. La navigazione ha subito una contrazione significativa e il prezzo del greggio ha raggiunto nuovi massimi, con il Brent oltre i 97 dollari al barile. Il conflitto si sta estendendo all’intera regione del Golfo, con potenziali conseguenze destabilizzanti per l’equilibrio mediorientale e per l’economia globale.
Al di là delle versioni ufficiali, un dato rimane incontrovertibile: a Kuhestak sono morti civili, tra cui un bambino di 4 anni, durante una festa di nozze. La verità su quanto accaduto non può essere scritta da chi ha sganciato il missile. Serve un’indagine internazionale indipendente, senza conflitti d’interesse, che possa fare chiarezza e restituire giustizia alle vittime.


