Undici barche, decine di medici e infermieri, tonnellate di farmaci e una sola missione: spezzare il blocco che strozza Gaza.
Mentre i governi discutono in sale ovattate e la comunità internazionale balbetta, un’alleanza di cittadini comuni – la Freedom Flotilla Coalition, insieme al movimento Thousand Madleens – prende il largo dai porti italiani. Non sono un esercito, non rappresentano bandiere di partito. Portano un messaggio semplice e dirompente: rompere il blocco navale e aprire la strada agli aiuti umanitari.
Gaza è una prigione a cielo aperto. Isolata, umiliata, privata del futuro. Un milione e mezzo di bambini, anziani, malati e feriti sono ostaggi di un assedio che nega loro medicine, cibo, energia. Il blocco navale israeliano, spacciato per necessità di sicurezza, è in realtà un’arma di guerra contro i civili. È una punizione collettiva, illegale e disumana.
Israele si arroga il diritto di decidere chi vive e chi muore. Ma il diritto internazionale è chiaro: la Quarta Convenzione di Ginevra impone la protezione dei civili e il libero accesso agli aiuti umanitari. Diritti calpestati ogni giorno, con l’assenso complice di chi preferisce un “equilibrio” geopolitico alla giustizia.
La Freedom Flotilla non trasporta armi, né porta propaganda: porta speranza. Eppure, in un mondo che vede una minaccia in ogni barca e un terrorista in ogni bambino, anche questo è troppo. Non si tratta solo di una missione di soccorso. È uno schiaffo morale a un sistema che ha perso la bussola.
Ce lo hanno ripetuto fino alla nausea: “mai più”. Ma quando la memoria si riduce a un rito sterile, a una liturgia di comodo, diventa una presa in giro. La Freedom Flotilla è qui per restituire un vero significato a quelle parole. Per ricordare a tutti che “mai più” non è un hashtag, né una lapide dimenticata. “Mai più” è un impegno che si rinnova con le azioni, o non è nulla. Deve avere un senso autentico, non essere solo una fottuta frase di facciata.
Queste barche, partite da Catania e Otranto, portano con sé una verità scomoda che molti vorrebbero ignorare: la Palestina non è sola. I palestinesi non sono abbandonati a se stessi, non sono un problema da nascondere o dimenticare. Sono vite che resistono, storie di coraggio e speranza che attraversano mari e confini. Queste imbarcazioni rappresentano la solidarietà concreta di chi sceglie di farsi carico di un destino comune a costo della propria incolumità.
Israele ha già mostrato la sua vera faccia: assalti in acque internazionali, violenza brutale e senza vergogna. Se tutto questo si ripeterà e le democrazie rimarranno immobili, sarà la prova definitiva che il regime israeliano non solo agisce impunemente, ma domina e piega a sé le scelte, i silenzi e le complicità dell’Occidente. Un regime che calpesta diritti, ignora le leggi internazionali e usa la violenza, senza che nessuno abbia il coraggio di fermarlo.
Rompere il blocco navale israeliano e aprire un corridoio umanitario che porti cibo, medicine e soccorso a chi è prigioniero dell’assedio è un atto di fondamentale umanità. Le imbarcazioni cercano il varco, sfidando con coraggio civile il blocco attraverso navi civili, equipaggi umanitari e la forza della testimonianza diretta.
Questo blocco condanna migliaia di vite all’indifferenza internazionale; infrangerlo significa offrire una speranza di sopravvivenza a intere comunità. È una richiesta imprescindibile: il diritto di salvare vite, senza dover attendere il permesso di chi esercita il potere con arroganza. Aprire un corridoio umanitario significa attivare strumenti legali, diplomazia internazionale, pressione pubblica e presenza concreta sulle rotte, per mettere in discussione un sistema criminale che sta sterminando un intera popolazione.
Rompere il blocco è un gesto che dimostra al mondo come la dignità umana valga più di ogni imposizione. Sostenere la Flottiglia oggi significa schierarsi dalla parte giusta della storia. E se i governi tacciono, parlerà il fragore delle onde contro le prue. Parleranno le vele.



la precedente Flotilla ha risvegliato i popoli dormienti e smascherato
Israele nonchè i Paesi che continuano a fornire armi (Nato-Italia ecc.)
La risposta di Israele è stata : arrestiamo i terroristi e quella italiana
arrangiatevi …….. quindi noi per anni abbiamo potenziato Nato
ed Israele armandoli fino ai denti nonostante si sappia che dei diritti internazionali se ne fregano. Temo che questa seconda Flotilla peggiori la situazione a meno che il Papa in persona non si presti a recarsi a Gaza . Mettere i fiori nei cannoni è in questo caso pura illusione.