Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente della Federazione Russa, ha affermato che la Lituania potrebbe «scomparire dalla mappa» se sul suo territorio venissero dispiegate armi nucleari.
Le dichiarazioni, pronunciate durante una visita nel Distretto Federale Nordoccidentale della Russia, arrivano mentre a Vilnius è in corso un dibattito sulla possibilità di modificare la Costituzione per rimuovere il divieto di dispiegamento di armi nucleari sul territorio nazionale.
Il messaggio di Medvedev non si è limitato a un avvertimento, ha anche sostenuto che, in caso di attacco russo, gli altri Paesi della NATO non interverrebbero in difesa della Lituania.
“Nessuno verrà in loro difesa. Anche se il Paese venisse ridotto a terra bruciata, nessun’altra nazione entrerebbe in guerra per loro. E il ben noto articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico non verrà invocato, lo sanno tutti. Perché se venisse invocato, sarebbe una catastrofe globale, planetaria. Non sono degli sprovveduti. Ma la Lituania scomparirà dalla mappa”, ha dichiarato Medvedev
L’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord stabilisce che un attacco armato contro uno o più membri dell’Alleanza deve essere considerato un attacco contro tutti. Ogni alleato è tenuto a prestare assistenza al Paese colpito, adottando le misure che ritiene necessarie, compreso l’uso della forza armata. L’articolo non prescrive però una risposta militare identica e automatica per ogni Paese.
La reazione di Mosca è collegata al procedimento avviato dal Parlamento lituano, il Seimas, per modificare l’articolo 137 della Costituzione. La norma attualmente vieta la presenza di basi militari straniere sul territorio lituano e il dispiegamento di armi nucleari. A luglio il Parlamento ha avviato la procedura per modificarla e il 9 settembre la Commissione per gli affari giuridici ha sostenuto l’iniziativa.
Secondo il presidente del Seimas, Juozas Olekas, il divieto costituzionale non riflette più l’attuale quadro geopolitico e pone la Lituania in una posizione diversa rispetto agli altri alleati della NATO sul fronte della deterrenza.
Il dibattito si è intensificato nel giugno 2026, quando il ministro della Difesa Robertas Kaunas ha dichiarato che Vilnius era in trattativa con Washington sulla possibilità di un eventuale dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul territorio lituano. Il Cremlino aveva già reagito nei giorni successivi. Il portavoce Dmitry Peskov aveva avvertito che un eventuale dispiegamento di armi nucleari in Lituania avrebbe fatto entrare il Paese nel mirino delle armi nucleari russe.
È proprio questa prospettiva a irritare fortemente Mosca. L’eventuale dispiegamento di armi nucleari dell’Alleanza in Lituania, a ridosso del territorio russo e nelle immediate vicinanze di Kaliningrad, modificherebbe gli equilibri strategici nell’area e sarebbe considerato dal Cremlino una minaccia diretta alla sicurezza nazionale russa.
Le dichiarazioni di Medvedev non indicano che la Russia abbia deciso di attaccare la Lituania, né che un conflitto sia imminente. La minaccia riguarda uno scenario specifico: l’eventuale dispiegamento di armi nucleari sul territorio lituano.
Il punto centrale della vicenda è quindi chiaro: Vilnius sta valutando se rimuovere il proprio divieto costituzionale sulle armi nucleari; Mosca afferma che una loro eventuale presenza in Lituania potrebbe provocare una risposta militare e, nelle parole di Medvedev, arrivare fino alla cancellazione del Paese dalla carta geografica.


