In una recente trasmissione televisiva francese dedicata alla “difesa della Groenlandia”, una cartina geografica mostrata in studio ha attirato l’attenzione non per ciò che spiegava, ma per ciò che distorceva. La rappresentazione visiva suggeriva infatti che la Groenlandia fosse più vicina all’Europa che agli Stati Uniti, con un effetto collaterale grottesco: l’Islanda apparentemente traslata verso sud, quasi a ridosso delle Canarie.
Perché la geografia, quando viene raccontata male, non è mai neutrale. Nella realtà, la Groenlandia è praticamente attaccata al Nord America. Tra la sua costa nord-occidentale e il Canada ci sono appena 25–30 chilometri, separati dallo Stretto di Nares. In certi punti, la distanza è tale da rendere evidente la continuità geografica tra Groenlandia e continente americano. Non a caso, la Groenlandia poggia sulla placca nordamericana.
L’Europa, invece, è molto più lontana. L’Islanda, il punto europeo più vicino, dista circa 300 chilometri. La Norvegia supera abbondantemente i mille. Non è una questione di interpretazioni o di punti di vista: sono semplicemente distanze misurabili.
Eppure, nella rappresentazione televisiva, questo dato scompare. L’oceano si restringe, i continenti si avvicinano, e la Groenlandia sembra quasi gravitare naturalmente verso l’Europa. Non perché lo sia davvero, ma perché così racconta meglio la storia che si vuole raccontare.
Qui sta il punto centrale. Politicamente, la Groenlandia è legata all’Europa: è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, rientra nella sfera di sicurezza europea e NATO, ed è al centro di interessi strategici che guardano sempre più all’Artico. Tutto vero. Ma la politica non cambia la geografia. E quando una mappa confonde questi due piani, smette di essere uno strumento informativo e diventa un mezzo narrativo.
Certo, le mappe televisive sono spesso stilizzate, semplificate, pensate più per l’impatto visivo che per l’accuratezza. Ma quando la semplificazione diventa distorsione, l’effetto non è innocuo. Chi guarda non analizza proiezioni e scale: assorbe un’immagine, e con essa un’idea. L’idea che la Groenlandia sia “naturalmente” europea. Che la sua difesa sia un’estensione logica e quasi ovvia della sicurezza del continente.
Non serve parlare di complotti o di propaganda esplicita. A volte basta una grafica fatta male, o fatta troppo bene per sostenere una certa narrazione. Ma il risultato è lo stesso: la geografia viene piegata per rendere più coerente un discorso politico.
E quando una mappa riesce a spostare mentalmente un’isola di 300 chilometri, fino a far sembrare l’Islanda quasi alle Canarie, forse vale la pena fermarsi un attimo e ricordare una cosa semplice: le mappe non sono mai solo mappe. Raccontano sempre una storia. Sta a noi chiederci quale.


