Nell’intervista pubblicata sul primo numero di Il Viaggio magazine, mensile della compagnia aerea Aeroitalia diretto da Virginia Saba, Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio, ha espresso idee sull’Europa e sull’immigrazione che suscitano forte preoccupazione.
Parlando della sopravvivenza del continente, D’Alema ha affermato che “Se l’Europa vuole sopravvivere, deve attrarre e integrare fino a 150 milioni di immigrati, non respingerli”. L’intervista, rilasciata nel contesto di un magazine promosso da una compagnia aerea con cui D’Alema ha collaborato negli ultimi anni, ha visto l’ex premier affrontare temi demografici, politici ed economici, mettendo al centro l’immigrazione di massa come soluzione ai problemi europei.
D’Alema ha inoltre dichiarato che “Viviamo in democrazie senza popolo”, sottolineando come l’astensionismo crescente stia trasformando la politica in un dominio di pochi e come la disuguaglianza economica alimenti populismi e leadership improvvisate. Secondo lui, “una piccola élite ha accumulato ricchezze senza precedenti, mentre classi medie e popolari si sono impoverite”, e la soluzione, a suo avviso, sarebbe un riequilibrio tramite l’immigrazione massiccia.
Queste affermazioni, tuttavia, mostrano un approccio profondamente sbagliato. Proporre l’ingresso di 150 milioni di persone come rimedio ai problemi demografici ed economici significa trasformare l’Europa in un esperimento sociale su scala continentale, con conseguenze devastanti sulla coesione sociale, sui servizi pubblici e sull’identità culturale. Non si tratta più di integrazione o accoglienza: questa è sostituzione etnica, con il rischio concreto di cancellare la storia, la lingua e le tradizioni dei popoli europei.
Il problema demografico esiste, ma la soluzione non può essere l’arrivo massiccio di immigrati. La vera risposta è sostenere la natalità e le famiglie, creare politiche che incentivino la crescita interna e valorizzare le comunità locali. Ignorare queste soluzioni naturali per proporre una “cura” basata su numeri enormi di persone straniere è un approccio ideologico che mette i cittadini europei davanti a una scelta forzata e innaturale: cambiare radicalmente la propria società o rischiare il collasso economico e sociale.
D’Alema lega le sue proposte alla globalizzazione, osservando il divario tra una piccola élite ricca e masse impoverite, ma ignora che l’immigrazione massiccia non riequilibra queste disuguaglianze: le aggrava, creando ulteriori pressioni su lavoro, servizi e coesione culturale. Trasformare il continente in un contenitore vuoto di culture e tradizioni in nome della sopravvivenza economica è una visione pericolosa e irresponsabile, e il solo pensarlo dovrebbe mettere in allarme chiunque abbia a cuore il futuro dell’Europa.
L’Europa non deve cercare la propria salvezza sostituendo le proprie radici: deve coltivarle, rafforzare le famiglie, sostenere la natalità e proteggere la propria identità. Chi ignora questo, come fa D’Alema, propone un suicidio demografico e culturale mascherato da visione politica, e chiama tutti a pagarne il prezzo.


