Il 7 maggio 1980, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò il mondo libero dal vaiolo. Una delle malattie più letali della storia umana era stata debellata. L’ultimo caso naturale era stato registrato il 26 ottobre 1977 in Somalia, un cuoco di nome Ali Maow Maalin.
Ma come fu realmente sconfitto il vaiolo? La risposta ufficiale è: con il vaccino. La verità storica è molto più complessa e, per certi versi, imbarazzante.
Questo articolo non mette in discussione il valore della scienza. Mette in discussione una narrazione che ha nascosto per decenni i fallimenti, le contraddizioni e i silenzi di una campagna che ha salvato vite, ma che ha anche causato danni e diffuso il virus che avrebbe dovuto fermare.
L’esperimento di Jenner: un bambino come cavia
Nel 1796, il medico inglese Edward Jenner prelevò del pus dalle vescicole di vaiolo bovino presenti sulla mano di una mungitrice, Sarah Nelmes, e lo inoculò in un bambino di otto anni, James Phipps, figlio del suo giardiniere. Dopo alcune settimane, Jenner espose il bambino al vaiolo umano. Phipps non si ammalò.
La scoperta fu geniale. Ma il metodo fu eticamente discutibile. Jenner non chiese il consenso a nessuno. Usò un bambino come cavia. E dopo il primo esperimento, sottopose James Phipps a ripetute inoculazioni per anni, per verificare che la sua immunità durasse. Phipps sopravvisse all’esperimento, ma morì di tubercolosi nel 1853, all’età di 65 anni.
Jenner riservò lo stesso trattamento anche a suo figlio. La Royal Society rifiutò di pubblicare il suo lavoro: un solo esperimento su un bambino non era sufficiente per dimostrare l’efficacia del vaccino.
La comunità scientifica dell’epoca non verificò mai realmente le affermazioni di Jenner. Eppure, la sua scoperta si diffuse rapidamente in tutto il mondo, spinta dall’urgenza di fermare il vaiolo, non dalla solidità delle prove.
Una scienza nata senza consenso e senza verifica: un’origine che ancora oggi getta un’ombra sul dibattito vaccinale.
I dati inglesi: quando i vaccinati morivano di più
L’Inghilterra introdusse il vaccino antivaioloso nel 1798 e lo rese obbligatorio nel 1853 con il “Compulsory Vaccination Act”. Nel 1867 la legge fu inasprita, con multe e sanzioni per chi rifiutava la vaccinazione.
Ma i dati ufficiali dell’epoca raccontano una storia che sfida ogni narrazione trionfalistica.
Nel 1872, la copertura vaccinale in Inghilterra raggiunse l’86%. E proprio in quell’anno, i tassi di mortalità per vaiolo toccarono il loro picco massimo. Negli anni successivi, quando la copertura scese al 61% nel 1898, si raggiunse il minimo di mortalità. Poi, nel 1902, la copertura risalì al 71,8% e subito dopo si ebbe un nuovo picco di mortalità.
Quando l’Inghilterra fu vaccinata al meglio, subì i peggiori attacchi del vaiolo.
Le statistiche degli ospedali dell’epoca sono ancora più sconcertanti:
- Ospedale di Highgate (1871): il 91% dei casi di vaiolo riguardava persone vaccinate. Nel 1881, su 491 casi, 470 erano vaccinati, cioè il 96%.
- L’epidemia di Sunderland (1884): su 100 casi, 96 erano vaccinati.
- L’epidemia di Sheffield (1887-1888): su 7.066 casi, 5.891 erano vaccinati, l’83,4%.
- L’epidemia di Warrington (1892-1893): su 647 casi, 601 erano vaccinati, l’89,2%.
- L’epidemia di Birmingham (1892-1893): 2.616 casi su 2.945 (88,8%) erano vaccinati.
- Londra (1901-1902): su quasi 10.000 casi, 7.000 erano vaccinati.
Il confronto più drammatico è quello di Londra. Nei cinque anni 1819-1823, quando la vaccinazione non era obbligatoria e il numero di vaccinati probabilmente non superava il 10%, la media di decessi per vaiolo era di 292 all’anno. Nei cinque anni 1869-1873, quando la vaccinazione obbligatoria era in vigore da vent’anni e la copertura raggiungeva il 95%, la media annuale dei decessi era di 679 all’anno.
La mortalità era più che raddoppiata, nonostante una copertura vaccinale vicina al 100%.
I dati della Germania: il richiamo che uccide
I dati più completi sulla situazione tedesca sono stati raccolti dal Dr. Gerhard Buchwald, medico tedesco e primario per vent’anni. Buchwald, che annovera più di 3.000 pubblicazioni sul tema, è noto per essere un critico delle vaccinazioni, ma i dati che ha raccolto sono documentati e verificabili.
Dagli studi di Buchwald emerge che la vaccinazione antivaiolosa, in Germania, servì a diffondere la malattia e ad aumentare la mortalità. Tra il 1947 e il 1974, la popolazione tedesca registrò un aumento sia dei casi di malattia che dei decessi tra i vaccinati, e in particolare tra coloro che avevano ricevuto da uno a tre richiami.
Il caso più eclatante è quello di Meschede, nel 1970. Un elettricista ventenne tornò dal Pakistan con il vaiolo. Nonostante fosse stato vaccinato prima di partire, contrasse la malattia e la trasmise ad altri. Ma la notizia più sconvolgente è un’altra: tra i 277.000 abitanti non vaccinati di Meschede non ci fu un solo caso di vaiolo, mentre tra i vaccinati ci furono malati e morti.
Ancora più drammatico è il caso del decennio 1961-1970. Le persone esposte al vaiolo furono divise in due gruppi: un gruppo fu vaccinato durante l’incubazione, l’altro no. Tra i vaccinati si verificarono casi di malattia e decessi. Tra i non vaccinati nessuno si ammalò o morì.
Il Dr. Kittel documentò che, fino al 1967, in Germania Occidentale, 3.297 bambini riportarono gravi danni all’udito dopo la vaccinazione antivaiolosa, e 71 rimasero sordi. Bambini che ripeterono la vaccinazione presentarono aberrazioni cromosomiche nei loro globuli bianchi. Miller descrisse 9 pazienti che svilupparono la sclerosi multipla dopo la prima o la seconda vaccinazione antivaiolosa.
Il richiamo vaccinale non proteggeva: aumentava il rischio.
I dati dell’India: l’epidemia più grave di vaiolo dopo 537 milioni di dosi
Secondo un rapporto dell’agosto 1967, in India erano state somministrate 537 milioni di dosi di vaccino antivaioloso su una popolazione di 511 milioni di abitanti. Eppure, nel 1967, ci fu l’epidemia più grave di vaiolo con 84.902 casi accertati.
Ogni campagna di vaccinazione di massa in India (1952, 1957, 1958, 1963, 1967, 1973, 1974) fu seguita da un aumento dei casi di vaiolo. Il rapporto dell’OMS fu chiaro: “Quell’alta incidenza era stata registrata alla fine di uno sforzo vaccinale di massa di tre anni durante il quale erano state eseguite più di 500 milioni di vaccinazioni”.
Per giustificare un tale fallimento, furono addotte scuse: cattiva organizzazione, vaccino scadente, cattiva informazione, rifiuto religioso. Ma la verità è che la vaccinazione di massa, da sola, non funzionava.
I dati dell’Italia: il grafico che non mente
I dati ISTAT sulla mortalità per vaiolo in Italia sono inequivocabili:
- La vaccinazione obbligatoria fu introdotta nel 1892.
- A trent’anni dall’introduzione, ci fu una forte epidemia di vaiolo (1901-1905).
- La mortalità non cominciò a calare in modo significativo fino agli anni ’20 e ’30, e crollò solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Se il vaccino fosse stato davvero efficace, perché la mortalità non è crollata subito dopo il 1892? Perché ci sono voluti decenni? E perché le epidemie più gravi si sono verificate proprio quando la copertura vaccinale era più alta?

Alla fine del XIX secolo, i morti per vaiolo colpivano nella stessa proporzione sia i vaccinati che i non vaccinati. La vaccinazione di massa non evitò le epidemie del 1901-1905, 1910-1912 e 1918-1921.
L’ammissione dell’OMS
Nel 1977, la Direzione Generale del Comitato Esecutivo dell’OMS scrisse:
“Durante la lotta decennale per l’eliminazione del vaiolo è emerso che il vaiolo può diffondersi anche in una popolazione completamente vaccinata. Pertanto, si è adottata un’altra strategia: le vaccinazioni di massa sono state sostituite da un monitoraggio e da un trattamento mirato della malattia”.
E ancora, nell’opuscolo “Viaggi e Salute” pubblicato poco dopo:
“Da più di dieci anni l’OMS considera il vaiolo estinto. La vaccinazione antivaiolosa non ha pertanto alcuna giustificazione, anzi può avere effetti negativi sulla persona che la riceve e su coloro che sono a stretto contatto con lei”.
L’OMS ammette che il vaccino non era solo inutile, ma anche pericoloso. E lo ammette solo quando il vaccino non ha più un interesse economico da difendere.
La strategia che vinse non fu la vaccinazione di massa, ma la “sorveglianza e contenimento” (surveillance and containment): isolamento rigoroso dei malati, quarantena dei contatti, sorveglianza attiva e vaccinazione mirata solo dei contatti stretti.
Il vaiolo scomparve quando si smise di vaccinare tutti indiscriminatamente e si cominciò a isolare i malati.
In tal senso è utile ricordare il caso di Janet Parker. Janet era un fotografa medica del dipartimento di anatomia della University of Birmingham Medical School, e per sbaglio venne a contatto con il virus del vaiolo che veniva utilizzato a scopo di ricerca in un laboratorio. Nonostante fosse stata vaccinata contro il vaiolo nel 1966, l’11 Agosto 1978 si ammalò di quella malattia e morì in ospedale, un mese dopo.
Il silenzio imposto ai medici
Il professor Koch, in una radiotrasmissione del 1922 a Stoccarda, disse:
“L’antivaiolosa ha avuto effetti indesiderati notevoli ed oggi ci si può solo rammaricare del fatto che la sua obbligatorietà sia stata abolita così tardi. Con un po’ più di coraggio avremmo potuto agire in tal senso molto prima”.
E un autore tedesco, nel 1993, scrisse nel suo libro di malattie infettive pediatriche:
“Ogni medico e anche ogni studente di Medicina che sia di opinione diversa su questioni decisive che riguardano i vaccini, deve essere cosciente che, nei confronti dei suoi Colleghi, se sarà disposto a dichiarare pubblicamente le proprie opinioni, sarà un emarginato che diffama la Scienza”.
Questa è la scienza che ci viene imposta: una scienza che non ammette dubbi, che emargina chi dissente, che protegge gli interessi dell’industria.
Quando si dice “senza vaccini torniamo al medioevo”
Ogni volta che si sollevano dubbi sui vaccini, la risposta è sempre la stessa: “senza vaccini torniamo al medioevo”. Ma questa affermazione è storicamente falsa e profondamente ingannevole.
Quando si parla di medioevo, i vaccini c’entrano poco. I maggiori risultati nella lotta alle malattie infettive si sono ottenuti smettendo di defecare per terra. Scusate la volgarità, ma è la verità.
Le fognature, l’uso di disinfettanti antibatterici, l’acqua potabile, il sapone, i pavimenti e pareti piastrellate e lavabili, la cottura degli alimenti, la pastorizzazione, la sterilizzazione degli strumenti, l’isolamento dei malati: tutte cose che a noi oggi sembrano naturali ma che nel medioevo non esistevano.
La costruzione di fognature chiuse ha impedito alle malattie di trasferirsi con gli insetti volanti dalle feci all’uomo. La depurazione e la disinfezione dell’acqua con il cloro hanno reso l’acqua pulita e potabile.
L’uso dell’acqua calda per lavare panni e stoviglie e per riscaldare gli ambienti ha contribuito alla scomparsa delle epidemie. (Il Ministero della Salute italiano riporta per il virus del vaiolo: “viene inattivato dal riscaldamento a 55 °C per 30 minuti”)
Le condizioni igieniche: la vera rivoluzione
La verità, che nessuno vuole raccontare, è che le malattie infettive sono state sconfitte non dai vaccini, ma dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, economiche e alimentari, la mortalità e le epidemie sono andate via via scomparendo. Indistintamente tra nazioni vaccinate e non vaccinate, e tra malattie vaccinabili e non vaccinabili.
Il grafico della mortalità per malattie infettive negli Stati Uniti mostra un calo drastico già a partire dal 1910, molto prima dell’introduzione dei vaccini di massa e degli antibiotici.
Un editoriale di una rivista di pediatria affermò:
“Nella storia, la maggior diminuzione della morbilità e mortalità causate dalle malattie infettive non è stata merito dei moderni antibiotici o dei vaccini, ma dall’introduzione dell’acqua pulita e delle fognature”.
Nel 1885-1886, un’inchiesta parlamentare italiana rivelò che:
- Su 8.258 comuni, più di 6.400 erano privi di rete fognaria.
- Solo 3.335 erano forniti di latrine.
- In 797 comuni, gli escrementi venivano depositati in spazi pubblici, strade e cortili.
- Molti comuni non disponevano di acqua potabile.
- Le case dei poveri erano sovraffollate, prive di latrine e lavatoi, e al loro interno venivano allevati animali.
Questo era il contesto in cui si sviluppavano colera, poliomielite, vaiolo e tifo. Il miglioramento delle fognature, dell’acqua potabile, dell’alimentazione, della pulizia, dell’isolamento dei malati: questo è ciò che ha davvero ridotto la mortalità.
I vaccini sono arrivati dopo, quando le malattie erano già in declino.
Quindi dire che senza i vaccini si torna al medioevo è, non solo falso, ma profondamente ingannevole.
Il vaiolo è stato sconfitto, ma non dal vaccino. È stato sconfitto da una strategia combinata di isolamento, quarantena, sorveglianza attiva e vaccinazione mirata. La vaccinazione di massa, da sola, non funzionava. I dati lo dimostrano.
I vaccinati si ammalavano e morivano. I vaccinati contagiavano. I richiami aumentavano il rischio. E quando il vaccino non è più servito all’industria, è stato dichiarato pericoloso.
Questa è la storia che non vi raccontano. Questa è la verità che emerge dai dati ufficiali, dalle epidemie documentate, dalle ammissioni dell’OMS.
Non siamo contro la scienza. Siamo contro una scienza che si fa business, che impone il silenzio, che usa la paura per controllare.
Il vaiolo è scomparso quando abbiamo imparato a isolare i malati e a migliorare le condizioni di vita. Non quando abbiamo vaccinato tutti indiscriminatamente.
Fonti
- World Health Organization – Smallpox eradication declaration, 1980
- National Institutes of Health – Jenner’s experiment on James Phipps
- BMJ Rapid Response – History in the making: UK smallpox mortality data 1857-1872
- WHO Weekly Epidemiological Record – India smallpox data 1967
- WHO – Smallpox Outbreak Meschede, Germany 1970
- Gerhard Buchwald – Wikipedia
- PubMed – Hearing disorder following smallpox vaccination
- WHO – Surveillance and containment strategy
- Janet Parker – Birmingham Mail
- ISTAT – Italian smallpox mortality data
- PubMed – Trends in infectious disease mortality in the United States during the 20th century
- Journal of Pediatrics – Editorial on hygiene and sanitation
- Robert Gava – “Le vaccinazioni pediatriche”, Edizioni Salus 2008
- Bennati C., Ambrosi F., Rosa C. – “Vaccinazioni tra scienza e propaganda”, Edizioni il leone verde, 2006
- Fernand Delarue – “L’intossicazione da vaccino”, Edizioni Feltrinelli



Ottimo articolo.