La traiettoria politica di Donald Trump non è stata lineare. Prima di diventare il candidato simbolo del Partito Repubblicano e vincere le elezioni presidenziali del 2016, l’imprenditore newyorkese ha attraversato diverse fasi di affiliazione politica, includendo anche un lungo periodo tra i Democratici.
Gli anni newyorkesi e i frequenti cambi di affiliazione
Trump si registrò come repubblicano a Manhattan, New York City, nel 1987. Da allora ha cambiato la propria affiliazione politica 5 volte.
Nel 1999 passò al Reform Party of the United States of America e all’Independence Party of New York (affiliato al Reform Party), arrivando a valutare una possibile candidatura presidenziale nel 2000 sotto le insegne riformiste, prima di ritirarsi definitivamente dalla corsa.
Nell’agosto 2001 cambiò affiliazione e si registrò come membro del Partito Democratico. Tra il 2001 e il 2009 risultò quindi formalmente democratico, periodo in cui viveva e operava a New York City, una metropoli storicamente dominata dai Democratici. Per un imprenditore immobiliare con grandi interessi edilizi, coltivare relazioni con l’amministrazione locale era fondamentale.
Durante quegli anni fece donazioni a esponenti di primo piano del partito, tra cui Hillary Clinton e Chuck Schumer. Le sue posizioni pubbliche apparivano meno polarizzate rispetto a quelle che avrebbe adottato in seguito: su alcuni temi sociali mostrava aperture più moderate e non era ancora identificato con l’ala conservatrice più dura.
Nel settembre 2009 tornò a registrarsi come repubblicano.
Nel dicembre 2011 modificò nuovamente la propria affiliazione dichiarandosi indipendente (nessuna affiliazione politica).
Nell’aprile 2012 rientrò nuovamente nel Partito Repubblicano.
La svolta repubblicana
La crisi finanziaria del 2008, il nuovo assetto politico nazionale e l’elezione di Barack Obama segnarono un punto di svolta. Trump divenne uno dei critici più visibili dell’amministrazione Obama, attaccando in particolare le politiche fiscali e la riforma sanitaria.
Negli anni successivi il suo discorso pubblico si fece sempre più centrato su temi come:
- controllo dell’immigrazione,
- protezionismo economico,
- critica agli accordi commerciali internazionali,
- nazionalismo e “America First”.
Quando annunciò la sua candidatura nel 2015, il suo posizionamento era ormai chiaramente allineato con una parte consistente dell’elettorato repubblicano, soprattutto quello più critico verso l’establishment politico tradizionale.
Gli osservatori si dividono nell’interpretare questa evoluzione. Per alcuni, il passaggio dai Democratici ai Repubblicani riflette un approccio pragmatico e orientato alle opportunità. Per altri, rappresenta un adattamento progressivo a un elettorato in trasformazione, in un’epoca di crescente polarizzazione.
La parabola politica di Donald Trump dimostra come negli Stati Uniti l’affiliazione partitica possa cambiare nel tempo, specie per figure pubbliche provenienti dal mondo imprenditoriale. La sua storia politica, più che una linea retta, assomiglia a una traiettoria che segue il mutare delle convenienze.


