La portaerei britannica HMS Prince of Wales si trova al largo del Golfo di Napoli, pronta a entrare in guerra con i suoi caccia di quinta generazione F‑35B. La nave, la più avanzata della Royal Navy, opera per la prima volta sotto il comando della NATO, rendendola immediatamente disponibile per missioni di combattimento collettive nella regione. La sua presenza ha suscitato allarme tra osservatori internazionali e cittadini locali.
Una nave pronta al combattimento
Secondo fonti britanniche, la Prince of Wales ha raggiunto la Full Operating Capability, pronta a condurre operazioni militari complesse. Può trasportare decine di caccia F‑35B, elicotteri e sistemi di comando avanzati, rendendola una piattaforma in grado di scatenare la guerra in qualsiasi momento.
La sua presenza nel Mediterraneo rende chiaro che, in caso di conflitto, può entrare in azione immediatamente, aumentando il rischio di escalation nella regione e sollevando interrogativi sul ruolo dell’Italia come Paese ospitante.
Esercitazioni e provocazioni
In conferenza si sono svolti colloqui tra i ministri britannici della Difesa e degli Esteri e i loro omologhi italiani, originariamente previsti a bordo della nave, ma spostati online per maltempo. Parallelamente, la portaerei partecipa alle esercitazioni NATO Neptune Strike, che simulano operazioni combinate aeree e navali, dimostrando che la sua capacità di combattere è già pienamente operativa.
Pur trattandosi formalmente di un esercizio, la presenza della Prince of Wales ha un effetto politico e psicologico diretto e aggressivo. Non si tratta di deterrenza: la nave è pronta a combattere, e con questa mossa il Regno Unito e i suoi alleati lanciano una provocazione aperta alla Russia, mostrando la volontà di impiegare tutta la loro forza militare se necessario.
La retorica ufficiale parla di cooperazione NATO, ma la realtà è chiara: una portaerei pronta a entrare in guerra così vicino alle coste italiane aumenta la tensione e il rischio di incidenti, amplificando la possibilità di un conflitto reale nel Mediterraneo. L’Italia, pur ospitando l’unità e partecipando alle esercitazioni, deve vigilare e promuovere diplomazia e cooperazione civile, evitando che la deterrenza diventi un pretesto per scatenare la guerra.


