In un’escalation diplomatica che sta suscitando preoccupazioni internazionali, il leader della Corea del Nord, Kim Jong‑un, ha dichiarato che Pyongyang è pronta a fornire missili all’Iran qualora Teheran ne facesse richiesta.
La dichiarazione arriva dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani, definiti da Pyongyang “aggressione illegale” e violazione della sovranità nazionale iraniana.
Secondo quanto riportato dal governo nordcoreano, “un solo missile sarebbe sufficiente per cancellare Israele”, frase che ha acceso ulteriormente le preoccupazioni per la stabilità regionale e le tensioni tra le potenze mondiali.
Il Ministero degli Esteri nordcoreano, in un comunicato del 1° marzo, ha definito i raid come un atto di aggressione e una grave violazione del diritto internazionale, accusando gli Stati Uniti di perseguire una condotta egemonica e destabilizzante.
Solo due settimane prima, durante il congresso del Partito del Lavoro della Corea del Nord, Kim aveva mostrato una disponibilità al dialogo con il presidente statunitense Donald Trump, lasciando intravedere possibili aperture diplomatiche. Gli attacchi contro l’Iran, però, hanno segnato un netto cambiamento di linea.
L’eventuale coinvolgimento diretto della Corea del Nord nelle forniture militari all’Iran comporta rischi significativi, tra cui l’aumento della tensione con Stati Uniti, Israele e alleati regionali, oltre a possibili sanzioni internazionali aggiuntive. Gli esperti avvertono che la combinazione di retorica bellicosa, proliferazione di armi missilistiche e tensioni diplomatiche potrebbe rendere ancora più complessa la già fragile stabilità nella regione, aprendo scenari difficilmente prevedibili.


