L’audizione davanti alla House Judiciary Committee della Procuratrice Generale degli Stati Uniti Pam Bondi è stata una delle più rovinose e controverse nella recente storia politica americana. L’incontro, convocato per fare chiarezza sulla gestione dei file relativi al caso Jeffrey Epstein, è degenerato rapidamente in uno scontro acceso.
Per comprendere la portata della reazione bisogna partire da cosa è stato discusso nell’udienza. Gli “Epstein files” sono milioni di documenti – tra e‑mail, fotografie, rapporti investigativi – che dovrebbero essere resi pubblici in base a una legge approvata dal Congresso. Tuttavia, nei materiali resi disponibili tramite il Dipartimento di Giustizia sono emersi errori gravi nella redazione, con nominativi di vittime lasciati esposti, mentre nomi di persone potenzialmente collegate a reati sono stati oscurati o ritirati senza spiegazioni chiare. Questo ha generato profonde critiche sulla trasparenza e sulla tutela delle vittime.
Le vittime presenti in aula e la richiesta di scuse
L’audizione ha visto presenti in aula diverse sopravvissute agli abusi di Epstein. Durante i lavori, la deputata democratica Pramila Jayapal ha incalzato Bondi chiedendo che si rivolgesse alle vittime e si scusasse personalmente per il modo in cui il Dipartimento di Giustizia aveva gestito la pubblicazione dei file. Tuttavia, Bondi non ha rivolto direttamente alle vittime quelle scuse. Quando Jayapal ha cercato di farle guardare negli occhi le sopravvissute, Bondi ha reagito bollando la richiesta come “teatrini” e rifiutando la richiesta di scuse dirette.
Questo episodio è stato percepito da molti come un atto di mancanza di empatia e comprensione per il dolore delle vittime, intensificando la risposta critica sia politica che pubblica.
Gli scontri verbali e la difesa di Bondi
Nel corso dell’udienza, Bondi ha anche avuto scambi molto accesi con i membri della Commissione, mentre difendeva la sua gestione del caso, ha definito il deputato Jamie Raskin “un avvocato fallito e perdente”, un attacco diretto e personale rivolto a un rappresentante del Congresso durante la seduta.
In un’altra parte dell’udienza, in risposta a critiche sulla lentezza nel pubblicare i documenti o nel perseguire potenziali complici di Epstein, Bondi ha affermato che errori di pubblicazione e omissioni non erano dovuti a negligenza, ma ha cercato di spostare l’attenzione su gestione passate, affermando di aver ereditato alcune delle problematiche dalle amministrazioni precedenti.
Perché è esplosa una bufera tra i politici
La reazione più ampia a questa audizione deriva da tre questioni chiave:
- La percepita mancanza di empatia verso le vittime, con critiche forti sul modo in cui Bondi ha gestito la richiesta di scuse e l’interazione con le sopravvissute.
- Gli errori nella gestione dei documenti – pubblicazione incompleta, omissioni, e questioni sulle redazioni che hanno lasciato alla luce informazioni sensibili.
- La comunicazione politica adottata da Bondi, considerata troppo difensiva, conflittuale e talvolta percepita come una strumentalizzazione politica del ruolo di procuratrice generale.
Le critiche anche dal mondo MAGA e le richieste di dimissioni
Ciò che ha sorpreso diverse testate è che le critiche non sono rimaste confinate ai soli Democratici, ma sono arrivate anche da rapporti e commentatori legati al movimento MAGA, tradizionalmente allineato con Bondi e con il presidente Trump. Figure conservatrici come Kyle Rittenhouse hanno detto apertamente che “Pam Bondi deve dimettersi”, citando insoddisfazione per la sua performance all’udienza.
Altri commentatori conservatori hanno definito la sua testimonianza “ridicola” e hanno esortato che Bondi venga licenziata o si dimetta dopo quella che hanno visto come una gestione poco convincente degli interrogativi sui file di Epstein.
Un altro elemento che ha alimentato la polemica tra osservatori politici è la risposta di Bondi alle critiche: durante le interviste post‑udienza e nei commenti pubblici, il presidente Trump ha cercato di minimizzare le critiche rivolte a Bondi dicendo che arrivavano da “pazzi della sinistra radicale”, una frase che innescato ulteriori polemiche nel dibattito pubblico.
Oltre alla richiesta di dimissioni, alcuni critici stanno sollevando accuse ancora più forti contro Bondi, per esempio su presunte coperture o protezioni di figure potenti, e per come il Dipartimento di Giustizia ha spiato i membri del Congresso mentre questi consultavano i documenti non pubblicati. Diverse reazioni politiche e media stanno chiedendo che il Dipartimento dell’Ispettore Generale apra un’inchiesta su queste pratiche di controllo.


