Negli ultimi mesi, il panorama dei pignoramenti in Italia ha subito una trasformazione radicale. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) oggi dispone di strumenti automatizzati che permettono di bloccare conti correnti, carte e accrediti senza passare dal giudice. In pratica, bastano pochi click per congelare il denaro presente sul conto e qualsiasi somma che vi transiti nei 60 giorni successivi alla notifica dell’atto. Non si tratta di ipotesi: stipendi, pensioni, rimborsi e bonifici possono essere sequestrati automaticamente, rendendo ogni conto corrente un bersaglio costante e le famiglie italiane sempre più vulnerabili.
- La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28520 del 27 ottobre 2025, ha chiarito che il pignoramento riguarda non solo il saldo presente, ma anche tutti gli accrediti che arriveranno nei 60 giorni successivi alla notifica: stipendi, pensioni, bonifici, rimborsi.
- La banca, una volta notificata, ha l’obbligo di trasferire al Fisco tutte le somme presenti o che arriveranno nei 60 giorni, fino a coprire il debito.
Questa rapidità senza precedenti rende il sistema fiscale non solo più efficiente, ma anche profondamente invasivo. La tracciabilità totale dei conti bancari e delle carte, una volta garanzia di sicurezza e comodità, oggi si trasforma in un rischio concreto. Ogni operazione, ogni accredito è registrato e potenzialmente aggredibile dal fisco.
Anche i conti cointestati non offrono protezione: la banca presuppone una comproprietà paritaria, bloccando somme che possono non appartenere al debitore. In altre parole, non esiste più un luogo sicuro all’interno del circuito bancario per proteggere i propri risparmi.
Il rischio non riguarda solo chi ha debiti ingenti. Basta essere destinatari di un atto di pignoramento: anche un conto “vuoto” al momento della notifica può essere automaticamente aggredito nei giorni e settimane successive. Ogni accredito futuro — dal salario al rimborso spese, fino alla pensione — è a rischio.
La velocità dell’automatismo è tale che il debitore spesso scopre l’esproprio solo quando è troppo tardi. Bastano pochi click per trasferire il denaro dal conto al Fisco, senza alcuna possibilità di opposizione immediata.
In questo scenario drammatico, il contante emerge come unica difesa concreta. Non può essere pignorato direttamente, non lascia traccia elettronica e permette di gestire stipendi, pensioni e rimborsi senza il rischio di sequestri automatici. Conservare una parte dei propri risparmi in contante significa avere libertà di movimento, autonomia nelle spese quotidiane e la possibilità di reagire rapidamente in caso di emergenza. In un’epoca in cui la tecnologia rende il pignoramento quasi istantaneo, il contante è l’ultima protezione reale.
La situazione è particolarmente critica per le famiglie e per chi vive di reddito fisso. Immaginare di svegliarsi un mattino con il conto svuotato da un click del fisco non è più fantascienza: è la realtà che milioni di italiani potrebbero affrontare ogni giorno.
Le conseguenze non sono solo economiche, ma anche psicologiche: il senso di sicurezza, la tranquillità di gestire i propri soldi, vengono spazzati via da un sistema automatizzato che non conosce pietà né ritardi.
Il problema è amplificato dalla semplicità della procedura. Non servono tribunali, udienze o lunghe pratiche burocratiche. Un solo click della banca — obbligata dalla legge a trasferire le somme richieste — può congelare tutto ciò che si trova sul conto e sottrarre tutto ciò che vi entra nei 60 giorni successivi. In pochi minuti, stipendi, pensioni e rimborsi diventano inaccessibili, anche se erano destinati a coprire spese quotidiane essenziali.
Per questo motivo, sempre più esperti consigliano di mantenere una parte dei propri risparmi in contante, da gestire con criterio e pianificazione. Non si tratta di sfiducia nei confronti del sistema bancario o di nostalgia: è strategia di protezione finanziaria. In tempi in cui l’automatismo fiscale permette di pignorare somme con una rapidità senza precedenti, il contante rappresenta l’unica ancora di salvezza reale.
In questo nuovo scenario fiscale, il contante non è un’opzione nostalgica: è una difesa concreta, l’ultima barriera tra il cittadino e un sistema automatizzato che non fa distinzione tra piccolo risparmiatore e grande debitore.



se trattanere il contante puo’ essere una sicurezza , esiste il timore
che sempre con un click si decida di cambiare la tipologia di moneta ipso facto.
In tal caso il povero cittadino si trova con carta straccia in mano…..
sembra fantascienza ma ricordo che successe ai piccoli risparmiatori
periodo Monti / euro. Nessuno li informo’ di dovere trasformare la lira in euro entro un certo termine e fu per loro un sonoro bidone.
Mai fidarsi troppo dei governi tecnici.
Il cambio di moneta dura anni. Se uno dorme non è colpa del contante.
se lo Stato è colpevole di manipolazioni, il cittadino pecca in fiducia
eccessiva, vedi vittime del siero genico sperimentale………..
condurre da buon padre di famiglia significa agire con trasparenza
tutelando il consumatore. Mattarella un giorno disse : manca cultura istituzionale , la domanda è : se avessimo piu’ colti lui sarebbe
in grado di criminalizzare Putin pubblicamente perorando per la guerra? quindi il cittadino non dorme ma viene raggirato continuamente.