Da domenica sera Emma Bonino, storica leader dei Radicali e di +Europa, è ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Santo Spirito di Roma per una crisi respiratoria. La senatrice, 77 anni, aveva già affrontato un tumore al polmone nel 2015, dichiarando di esserne guarita nel 2023, e nell’ottobre 2024 era stata nuovamente ricoverata per problemi respiratori.
Questo corpo fragile, oggi piegato in un letto di terapia intensiva, rappresenta l’emblema perfetto di ciò che ha lasciato dietro di sé.
Emma Bonino non è soltanto una politica anziana e malata: è l’architetta vivente di un’Italia in rovina, il segno tangibile del declino di chi ha contribuito a plasmare un Paese in crisi civile, morale e demografica. La sua vulnerabilità personale si trasforma in uno specchio spietato della fragilità nazionale, una fragilità che lei stessa ha costruito, mattone dopo mattone, lungo cinquant’anni di instancabile crociata contro le radici, l’identità e l’essenza stessa della nazione.
Emma Bonino non è stata una “promotrice di diritti” ma l’artefice di uno sradicamento sistematico, una demolitrice instancabile che ha operato a colpi di legge e di propaganda, con la freddezza di chi non cerca di riformare, ma di sostituire. La società italiana è stata smembrata, svuotata, privata della sua anima. Le ferite che ha lasciato sono voragini. E il disorientamento diffuso è una condizione permanente di un popolo a cui è stata brutalmente strappata la bussola.
Le sue battaglie non furono mai semplici “conquiste civili”. Furono colpi di piccone di un progetto rivoluzionario, un assalto calcolato e totale alle fondamenta stesse dell’Italia. Ogni legge, ogni campagna mediatica, ogni battaglia politica mirava a erodere ciò che per secoli aveva sorretto la società: la famiglia come nucleo centrale della vita sociale, l’identità come collante culturale, la continuità tra le generazioni, il senso del sacro e il rispetto per le responsabilità verso la comunità e il futuro. Non si trattava di riforme occasionali, ma di un disegno coerente, condotto con fredda determinazione, che ha smontato pezzo dopo pezzo ciò che dava stabilità e orientamento al Paese, lasciando al suo posto un vuoto difficile da colmare.
L’aborto non fu mai “libertà femminile”. Fu l’istituzionalizzazione di un genocidio silenzioso, una linea di produzione della morte che ha cancellato milioni di italiani mai nati, spazzando via intere generazioni future. Mentre si parlava di “scelta”, si costruiva in realtà il più efficace strumento di autodistruzione demografica d’Europa, senza alcuna politica di sostegno alla maternità o alla famiglia. Non si celebrava la vita: si banalizzava la sua stessa esistenza, fino alla sua soppressione sistematica. Oggi il risultato è davanti agli occhi di tutti: un Paese di anziani, senza figli, senza nipoti, con un futuro incerto e fragile, segnato dalla mancanza delle nuove generazioni che avrebbero dovuto garantire continuità e speranza.
La droga non fu mai “libertà individuale”. Fu la colonizzazione chimica delle coscienze, un avvelenamento di massa che ha attraversato intere generazioni. Sponsorizzata e normalizzata che ha trasformato ragazzi e giovani in zombie edonisti, incapaci di pensiero critico, di progettualità, di sacrificio. Lo sballo è stato venduto come progresso, come liberazione, ma il risultato è stato l’annichilimento della volontà. Menti distrutte, famiglie sbriciolate, quartieri svuotati: tutto questo è stato presentato come un diritto, una libertà da difendere, mentre nella realtà si consumava una lenta e silenziosa autodistruzione sociale.
L’immigrazione di massa non fu mai “arricchimento culturale”. Fu una sostituzione di popolazione, un esperimento sociale cinico e crudele che ha usato esseri umani come strumento per alterare l’equilibrio demografico e frantumare l’identità nazionale. Confini abbattuti, territori svenduti, norme ignorate: tutto presentato come apertura e progresso, mentre chi sollevava dubbi veniva accusato di razzismo. Hanno creato enclavi, tensioni, insicurezza, e lo hanno spacciato per “multiculturalismo”. Hanno tradito il loro popolo, e celebrato il tradimento come virtù.
L’ideologia gender e i diritti LGBT+ non fu mai “emancipazione”. Fu una guerra dichiarata alla natura umana, un attacco frontale alla famiglia, alla differenza sessuale, alla trasmissione della vita e dei valori. Hanno ridefinito l’essere umano come puro costrutto, trasformato la famiglia in una gabbia e la maternità in una forma di schiavitù concettuale. Non hanno prodotto tolleranza, ma il totalitarismo del pensiero unico progressista, dove ogni dissenso è stato marginalizzato o cancellato. Il risultato è una generazione di orfani culturali, figli senza padri e madri, immersi in un deserto relazionale privo di punti di riferimento, incapaci di costruire legami stabili e di riconoscere l’eredità del passato.
Oggi il progetto della Bonino e della sua congrega è giunto a compimento. Hanno vinto. Hanno ottenuto esattamente ciò che volevano: un’Italia senza figli, senza famiglia, senza identità e senza futuro. Una nazione di individui atomizzati, consumatori apatici, privi di legami, di fede, di radici. Una terra dove gli anziani muoiono soli e i giovani crescono senza speranza e senza futuro, immersi in comunità che non si riconoscono, dove il senso di appartenenza è svanito e ogni punto di riferimento è dissolto.
Il suo ricovero è un momento di riflessione. Così come il suo corpo è sostenuto da macchinari esterni, anche l’Italia che ha contribuito a plasmare è tenuta in vita artificialmente, con le sue funzioni vitali – demografia, coesione, identità – ormai quasi spente. Lei è in terapia intensiva; la Nazione sembra in rianimazione terminale, incapace di riprendersi dal lungo processo di smantellamento che ha subito.
Questa è l’eredità di Emma Bonino. Il conto della Storia è arrivato, e lo stiamo pagando tutti: in ogni bambino che non nasce, in ogni piazza che non è più casa, in ogni volto spaesato di un popolo che non riconosce più se stesso. Hanno smantellato pezzo dopo pezzo una civiltà millenaria, hanno fatto a pezzi la famiglia, la cultura, la continuità tra le generazioni e la memoria del passato.
Dalle macerie non è sorto nulla, solo un grande, desolante silenzio, un vuoto morale e sociale che inghiotte le comunità e soffoca le speranze dei giovani. È l’Italia che ha perso la bussola, un Paese che cammina come uno spettro tra i resti di ciò che era, dove l’assenza di radici e valori concreti rende ogni giorno più difficile distinguere il futuro dal presente. È la testimonianza impietosa di un esperimento ideologico riuscito: una terra spoglia, impoverita e priva di anima, e chi avrebbe dovuto guidarla verso il domani l’ha consegnata al vuoto più totale.



Come mai non le viene proposta l’eutanasia per farle avere una “ morte dignitosa “ come la chiamano i suoi amici radicali?
Non vedo una gran coerenza in questo…