Un ampio studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato su JAMA Psychiatry nel febbraio 2020 ha riaperto una delle questioni più delicate nella medicina prenatale moderna: l’uso del paracetamolo durante la gravidanza e i possibili effetti sullo sviluppo neurologico dei bambini.

Il paracetamolo (acetaminofene negli Stati Uniti) è l’analgesico e antipiretico più utilizzato al mondo. È considerato il farmaco di prima scelta contro febbre e dolore in gravidanza, poiché gli antinfiammatori non steroidei (FANS) possono essere rischiosi in alcune fasi della gestazione.
Tuttavia, negli ultimi anni diversi studi osservazionali hanno segnalato una correlazione tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e un aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo, in particolare ASD (autismo) e ADHD nei figli. Lo studio pubblicato su JAMA Psychiatry rappresenta una delle analisi più approfondite su questo tema.
Lo studio
Il lavoro, firmato da Yuelong Ji e colleghi della Johns Hopkins University, ha analizzato 996 coppie madre-bambino del Boston Birth Cohort, i dati sono stati raccolti tra il 1 ottobre 1998 e il 30 giugno 2018.
La novità metodologica è cruciale: invece di affidarsi ai ricordi materni sull’assunzione del farmaco, i ricercatori hanno misurato direttamente i metaboliti del paracetamolo nel sangue del cordone ombelicale raccolto al parto. In questo modo hanno potuto stimare in modo oggettivo la quantità di farmaco a cui il feto era stato esposto nelle ultime fasi della gravidanza.
I bambini sono stati poi seguiti per circa dieci anni, e le loro diagnosi di ADHD, ASD (autismo) o altre disabilità dello sviluppo sono state verificate nelle cartelle cliniche ospedaliere.
I risultati: un’associazione dose-dipendente
Secondo i dati pubblicati, tutti i campioni di sangue cordonale contenevano tracce misurabili di paracetamolo, segno della diffusione capillare dell’uso del farmaco. Quando i ricercatori hanno diviso la popolazione in tre gruppi (basso, medio e alto livello di esposizione), hanno osservato una relazione di tipo dose-risposta:
- rispetto al gruppo con i livelli più bassi, i bambini nel secondo terzile avevano circa 2,3 volte più probabilità di ricevere una diagnosi di ADHD e 2,1 volte quella di ASD (autismo);
- nel terzo terzile, il rischio saliva a 2,9 volte per l’ADHD e 3,6 volte per ASD (autismo).
L’associazione è rimasta significativa anche dopo aver corretto per vari fattori potenzialmente confondenti, come l’età materna, il fumo, il consumo di alcol e la presenza di febbre o infezioni durante la gravidanza.
Gli autori concludono che
“i biomarcatori plasmatici del cordone ombelicale indicativi di esposizione fetale al paracetamolo sono associati a un aumento del rischio di ADHD e ASD (autismo) in età pediatrica, in modo proporzionale alla dose”.
Lo studio di Ji et al. fornisce una forte evidenza di associazione biologica.
Dopo la pubblicazione dello studio, vari enti regolatori e società mediche hanno riesaminato la letteratura. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense e l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) hanno dichiarato che le prove disponibili non sono sufficienti per stabilire una relazione causale.
Entrambe le agenzie raccomandano che il paracetamolo sia usato in gravidanza solo quando necessario, alla dose minima efficace e per il minor tempo possibile, ma non ne vietano l’uso.
Il lavoro pubblicato su JAMA Psychiatry resta uno dei contributi più solidi nella discussione sul possibile impatto del paracetamolo in gravidanza.
Gli autori concludono:
“i biomarcatori ombelicali dell’esposizione fetale al paracetamolo sono stati associati a un rischio significativamente aumentato di ADHD e ASD (autismo) infantile in modo dose-risposta. I nostri risultati supportano studi precedenti riguardanti l’associazione tra esposizione prenatale e perinatale al paracetamolo e rischio per lo sviluppo neurologico infantile e giustificano ulteriori indagini.”.
Riferimento principale:
Ji Y, Azuine RE, Zhang Y, et al. Association of Cord Plasma Biomarkers of In Utero Acetaminophen Exposure With Risk of ADHD and ASD in Childhood.
JAMA Psychiatry. 2020;77(2):180-189. doi:10.1001/jamapsychiatry.2019.3259
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31664451



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