Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova offensiva diplomatica contro la leadership palestinese. L’amministrazione Trump, attraverso il segretario di Stato Marco Rubio, ha annunciato la revoca dei visti ai rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese e dell’Olp, incluso il presidente Abu Mazen, escludendoli dalla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il segretario di Stato Marco Rubio, portavoce della linea trumpiana più dura, ha giustificato la misura accusando i palestinesi di non aver “ripudiato sistematicamente il terrorismo, incluso il massacro del 7 ottobre”, di voler aggirare i negoziati attraverso appelli alla Corte penale internazionale e campagne per ottenere il riconoscimento di uno Stato palestinese. In altre parole, Washington pretende che i palestinesi rinuncino a ogni forma di lotta politica e diplomatica, persino a quella pacifica, se non passa attraverso l’approvazione americana e israeliana.
La risposta di Ramallah non si è fatta attendere: Abu Mazen ha bollato la decisione come “illegale e inaccettabile”, denunciando l’ennesimo tentativo degli Stati Uniti di soffocare le aspirazioni nazionali palestinesi. Un’umiliazione che arriva mentre a Gaza il bilancio delle vittime ha superato i 63mila morti, con intere famiglie annientate e centinaia di persone uccise dalla fame e dall’assedio.
Perfino all’interno dell’Onu, la mossa di Trump è stata accolta con sconcerto. Il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric, ha fatto sapere che le Nazioni Unite intendono discutere la questione con Washington, ricordando che l’accordo sulla sede dell’Onu impone agli Stati Uniti di garantire l’accesso a tutti i delegati, indipendentemente dalle simpatie politiche di chi governa a Washington. Ma per Trump e i suoi fedelissimi la legge internazionale vale soltanto quando serve a punire i nemici: in questo caso, il messaggio è chiaro e brutale, i palestinesi non devono avere voce, nemmeno nelle sedi internazionali.
Così, mentre Israele martella Gaza con le bombe, Trump stringe l’assedio diplomatico. È un doppio fronte di guerra: da una parte l’acciaio dei carri armati e dei droni, dall’altra il veto americano che zittisce ogni rappresentanza palestinese sulla scena mondiale. Una scelta che non solo isola ulteriormente Ramallah, ma manda un segnale glaciale a tutti i governi: chi non si piega alla linea di Trump verrà escluso, delegittimato e ridotto al silenzio.
