Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciatol’intenzione di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione per fucilazione di Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito americano condannato a morte per la strage di Fort Hood, in Texas, nel 2009. Se eseguita, sarebbe la prima perpetrata dalle forze armate statunitensi dal 1961.
Il 5 novembre 2009, Hasan aprì il fuoco nella base militare di Fort Hood, uccidendo 13 persone e ferendone altre 32.
Hasan era uno psichiatra dell’esercito quando entrò in un edificio medico a Fort Hood, in Texas, dove i soldati si stavano sottoponendo a controlli medici di routine, gridò “Allahu akbar” (espressione araba che significa “Dio è grande”) e aprì il fuoco con una pistola dotata di mirino laser. Tredici persone rimasero uccise e oltre trenta ferite.
In seguito, dichiarò di aver compiuto l’attacco per impedire ai soldati di essere inviati in Afghanistan e di uccidere altri musulmani. Durante il processo, Hasan fece ben poco per difendersi, affermando davanti alla giuria che le prove avrebbero dimostrato che era lui l’autore degli spari e descrivendosi come un soldato che aveva “cambiato schieramento”.
Nel 2013 fu riconosciuto colpevole da una corte marziale e condannato a morte. Il procedimento si svolse nell’ambito della giustizia militare, poiché Hasan era un ufficiale dell’esercito statunitense al momento dei fatti.
La condanna è rimasta in sospeso per anni, mentre Hasan è rimasto nel braccio della morte militare. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto pubblicamente l’esecuzione tramite fucilazione e ha dichiarato che il pubblico dovrebbe poter assistere alla procedura.
Secondo le informazioni riportate dalla stampa, la trasmissione sarà organizzata dalle autorità militari. La data annunciata è il 3 dicembre 2026, ma la programmazione potrebbe essere modificata in seguito a eventuali sviluppi giudiziari.
Il coinvolgimento del Pentagono deriva dal fatto che la condanna riguarda un ex ufficiale dell’esercito e rientra nella giurisdizione militare. La gestione dell’esecuzione è quindi distinta da quella delle condanne a morte emesse dai tribunali civili dei singoli Stati.
L’annuncio ha suscitato critiche e interrogativi sulla possibilità di trasmettere pubblicamente un’esecuzione. Organizzazioni e rappresentanti delle Nazioni Unite hanno sollevato obiezioni relative ai diritti umani e al divieto di trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
Anche negli Stati Uniti sono emerse perplessità sulla decisione di rendere pubblica l’esecuzione. Il dibattito riguarda soprattutto la differenza tra l’esecuzione di una sentenza e la diffusione delle immagini della morte del condannato. La trasmissione annunciata e il calendario previsto dovranno essere verificati alla luce delle comunicazioni ufficiali e di eventuali aggiornamenti giudiziari.
L’approvazione di Donald Trump all’esecuzione per fucilazione di Nidal Malik Hasan è arrivata pochi giorni dopo il fallito tentativo del Tennessee di giustiziare Christa Pike mediante iniezione letale.
Il 30 settembre 2026, le autorità penitenziarie del Tennessee hanno tentato di eseguire la condanna a morte di Pike, 50 anni, condannata per l’omicidio di Colleen Slemmer, avvenuto nel 1995. L’esecuzione è fallita dopo la somministrazione di due dosi di pentobarbital, il farmaco utilizzato per l’iniezione letale. Pike è stata trasferita in ospedale, dove inizialmente è rimasta incosciente e collegata a un ventilatore. Le conseguenze a lungo termine sulle sue condizioni restano da chiarire.
Interpellato dai giornalisti sul fallimento dell’esecuzione e sull’eventualità di modifiche alle procedure della pena capitale, Trump ha definito il caso «interessante». Il presidente ha poi affermato che eseguire un’iniezione letale «non dovrebbe essere molto difficile».
La vicenda ha riacceso il dibattito sulle modalità di esecuzione negli Stati Uniti. Il governatore del Tennessee, Bill Lee, ha sospeso le successive esecuzioni programmate in attesa di una revisione delle procedure adottate dallo Stato.
Nel 2021, l’amministrazione Biden aveva introdotto una moratoria sulle esecuzioni federali, sospendendole in attesa di una revisione delle politiche e delle procedure da parte del Dipartimento di Giustizia. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, è stata invece ordinata la ripresa dell’applicazione della pena di morte.


