Quattro Eurofighter italiani sono schierati in Lituania. Sono pronti al decollo in caso di minaccia e, secondo la ricostruzione di Quotidiano Nazionale, le nuove regole operative consentono di intervenire contro determinati obiettivi senza attendere l’autorizzazione.
Da luglio il cielo del Baltico è sorvegliato anche dai caccia italiani. Dal 31 luglio 2026, quattro Eurofighter dell’Aeronautica Militare operano dalla base di Šiauliai, in Lituania, nell’ambito della Task Force Air “Baltic Thunder III”.
È una zona particolarmente delicata della carta geografica europea. La Lituania confina con l’enclave russa di Kaliningrad, mentre poco più a nord-est si trovano i confini russi di Lettonia ed Estonia.
Gli Eurofighter italiani sono mantenuti in stato di allerta. In caso di segnalazione, possono decollare rapidamente per identificare, intercettare e colpire. La missione ha assunto una dimensione diversa rispetto alla tradizionale attività di pattugliamento.
Secondo quanto riferito da Quotidiano Nazionale, le nuove regole operative della missione prevedono pre-autorizzazioni per l’ingaggio di determinate minacce aeree. La valutazione operativa viene effettuata dal sistema di comando NATO e, secondo la ricostruzione della testata, il centro di Uedem avrebbe un ruolo decisivo nell’ordinare l’eventuale abbattimento.
La differenza è sostanziale: non si tratta più soltanto di individuare un velivolo sconosciuto e accompagnarlo fuori dall’area. In presenza di una minaccia classificata come immediata, l’intervento può arrivare fino all’abbattimento.
Il 3 agosto, due Eurofighter italiani sono decollati dalla base di Šiauliai per intercettare due velivoli militari russi che volavano nello spazio aereo internazionale sopra il Mar Baltico. I caccia italiani hanno raggiunto, identificato e affiancato i due aerei.
Il 14 agosto si è verificato un episodio ancora più significativo. Un Eurofighter italiano è intervenuto contro un drone entrato nello spazio aereo della Lettonia. Il velivolo è stato abbattuto e le autorità lettoni hanno successivamente avviato accertamenti per determinarne l’origine.
A settembre, un nuovo episodio ha coinvolto direttamente la Lituania. Un Eurofighter italiano è intervenuto contro un drone entrato nello spazio aereo del Paese. Secondo quanto riportato da Reuters, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha indicato la Russia come probabile origine del velivolo, mentre le autorità stavano ancora verificando i dati disponibili.
La missione prevede il Quick Reaction Alert, uno stato di allerta permanente nel quale gli equipaggi devono essere pronti a decollare in tempi molto rapidi. Gli Eurofighter italiani non sono quindi semplicemente presenti sulla base di Šiauliai: sono parte di un dispositivo che deve reagire quando un radar segnala un possibile pericolo.
Ogni allarme può trasformarsi in una corsa contro il tempo: identificare il bersaglio, stabilire se rappresenta una minaccia e decidere come intervenire.
Ed è proprio questo il punto centrale della nuova fase della missione: la distanza tra sorveglianza e combattimento si è accorciata.
Nel Baltico, dove lo spazio aereo russo è a poca distanza, gli Eurofighter italiani restano quindi in stato di allerta, con regole d’ingaggio che, secondo le nuove procedure, possono arrivare fino all’abbattimento di una minaccia. Un nuovo livello operativo per i caccia italiani, ora schierati a pochi passi dalla Russia.


