Mentre il mondo osserva con crescente apprensione, una potente concentrazione di navi da guerra russe, cinesi si dirigono verso le acque strategiche del Golfo di Oman e dello Stretto di Hormuz, un teatro cruciale per il commercio energetico globale in cui ogni movimento navale può avere ripercussioni planetarie.
Negli ultimi giorni, il Golfo di Oman e lo Stretto di Hormuz sono diventati un teatro di guerra psicologica e militare. Non è più solo un’area strategica: è un punto di rottura, dove la presenza di superpotenze e la tensione tra Stati Uniti e Iran rischiano di trasformarsi in un conflitto reale.
Le flotte russe e cinesi stanno convergendo verso il Golfo di Oman per partecipare a esercitazioni congiunte con l’Iran. Cacciatorpediniere, fregate, navi da rifornimento e unità logistiche si stanno muovendo in massa verso una delle rotte energetiche più vitali al mondo. Una dimostrazione di forza che va oltre l’addestramento: è un messaggio politico chiaro, un’alleanza militare che sfida l’influenza americana in una regione dove Washington ha sempre dominato.
Mentre Mosca, Pechino e Teheran mostrano una posizione sempre più compatta e coordinata sul piano diplomatico e strategico, gli Stati Uniti rispondono con un mix di dichiarazioni forti e mosse militari che sottolineano un clima di crescente tensione. Washington ha infatti lanciato un vero e proprio ultimatum a Teheran, chiarendo che ci sarà un potente attacco militare se l’Iran non dovesse conformarsi a una serie di condizioni ritenute indispensabili per gli Stati Uniti.
In particolare, gli Usa hanno indicato tre requisiti specifici:
Il primo riguarda lo stop allo sviluppo di programmi nucleari e missilistici, considerati una minaccia diretta non solo per i paesi vicini ma anche per gli interessi americani e per gli equilibri globali.
Il secondo punto richiama la cessazione del sostegno a milizie e gruppi proxy attivi in Medio Oriente, spesso accusati di compiere attacchi contro obiettivi israeliani.
Infine, il terzo requisito impone a Teheran di cessare tutte le attività considerate ostili nei confronti degli interessi americani e dei Paesi alleati degli Stati Uniti. Si tratta di una formulazione volutamente ampia, che può comprendere operazioni clandestine, attacchi informatici, azioni di intimidazione e qualsiasi forma di pressione indiretta nella regione.
A queste parole hanno fatto seguito azioni concrete: gli USA hanno schierato navi da guerra nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman, un dispiegamento che viene ufficialmente giustificato come misura di deterrenza per proteggere le rotte marittime e garantire la libertà di navigazione. Tuttavia, il posizionamento di forze navali in aree così sensibili assume anche un significato politico e strategico molto più ampio: rappresenta un chiaro segnale di pressione verso Teheran, un modo per dimostrare capacità di risposta immediata e per far percepire la volontà di Washington di intervenire qualora le condizioni richieste non venissero soddisfatte.
Ma la deterrenza, in un’area così stretta e delicata, non è un dettaglio secondario. È un fatto che aumenta drasticamente il rischio di incidente o di escalation.
Quando tutte queste flotte, russe, cinesi, iraniane e americane, si trovano nello stesso teatro operativo, il margine di errore è minimo. Un radar che sbaglia, una manovra improvvisa, un aereo che sorvola troppo vicino: basta un solo incidente per scatenare una reazione a catena.
Lo Stretto di Hormuz è un collo di bottiglia strategico: passa una parte enorme del petrolio mondiale. Un conflitto qui non sarebbe locale. Sarebbe globale.
Gli USA hanno dichiarato pubblicamente che potrebbero colpire l’Iran. L’Iran, dal canto suo, ha ribadito che risponderebbe in modo massiccio a qualsiasi attacco. La tensione è al massimo, e nessuno sembra disposto a fare un passo indietro.
In questo scenario, le manovre navali non sono solo esercitazioni: sono un preludio di guerra, una dimostrazione di potere, un gioco pericoloso dove un piccolo errore potrebbe trasformarsi in una catastrofe.



instanto sul corriere della sera come già avevo predetto i giorni scorsi sono apparse le richieste di trump una delle quali la piu ridicola e che l’Iran dovrebbe rinunciare a missili a lunga gittata e ridurene il numero!
questo gioco e già stato fatto con Saddam nel 2003 gli dicevano o accetti gli ispettori e distuggi le armi o e guerra lui ha fatto l’errore madornale di distruggere le armi chimiche unico deterrente contro la soldataglia occidentale e si è trovato l’Iraq invaso dalla soldataglia arrivata ba qualsocsa come 20 nazioni (la infame colaizione dei volenterosi di bish)
Gheddafi fu convinto piu o meno allo stesso modo ma anzichè una guerra gli fu proposto solo di essere accettato nel club occidentale si è fidato ha ceduto anche lui le armi ed è finito sodomizzato dai criminali di al-queda terroristi al servizio di chi comanda con Assad fecero lo stesso prima lo hanno disarmato lo hanno illuso e nel frattempo hanno armato i ribelli qaedisti e Assad ha avuto la sola fortuna di poter fuggire ora tentano lo stesso gioco con l’iran che si svolgerà in 3 fasi la prima fase prevede minacce di attacco la seconda dialogo che porterà al disarmo dell’unico deterrente che l’Iran ha (visto che gli “antiimperialisti” Russia e Cina non gli hanno mai fornito ne contraeara ne aerei moderni) seguirà un periodo di tregua di mesi forse anni ma poi cambieranno ancora una volta i patti in tavola e l’Iran si troverà nella condizione di non potersi diferndere cosi come accadde ai tre sfortunati già citati se qualcuno osserva “ma cosi l’Iran verrebbe attacto!” posso garantire che l’attacco ci saraà comunque con la differenza che con dei missili a lunga gittata puoi affondare navi e colpire basi militari lontane senza finisci come Saddam e Gheddafi
ma ci sono delle fonti che non siano account twisster o X o facebook che mostrino queste navi cinesi e russe? non per laltro gia negli anni passati ricordo di antiimperialisti in vena di comicita che dicevano che se l’iran o la siria venivano attaccati la russia e la cina per proteggere i loro interessi non so cosa beh in Siria Libia e Iraq l’occidente ha purtroppo raggiunto i suoi obbiettivi con l’unica differenza che in Siria ha dovuto attendere 10 anni (ma ha comunque raggiunto il suo obbiettivo) senza che la Russia e la Cina abbiano fatto chissa cosa non per fare l’uccello del malaugiruio e favorire gli imperialisti occidentali ma preferisco l’analisi realistica ad annunci fantasiosi che poi cozzano contro il duro muro della realtà