Noi di GrandeInganno abbiamo analizzato oltre cinquanta studi internazionali peer-reviewed che sollevano dubbi e interrogativi sugli effetti a lungo termine dei composti di alluminio utilizzati come adiuvanti vaccinali.
Nonostante queste evidenze, molti scienziati che tentano di discutere apertamente dei dati, vengono spesso ignorati o censurati, mentre le autorità e l’industria continuano a presentare una narrativa rassicurante e uniforme. La nostra inchiesta analizza documenti e ricerche, cercando di fare luce su ciò che per anni è stato taciuto, negato e minimizzato.
Un’inchiesta basata su documentazione scientifica
SINTESI ESECUTIVA
Questo articolo presenta, sulla base di oltre cinquanta studi pubblicati su riviste scientifiche peer-reviewed e di un documento ufficiale del Ministero della Salute italiano, evidenze che indicano una possibile neurotossicità dell’alluminio vaccinale, evidenze che meritano seria attenzione da parte della comunità medica e delle autorità sanitarie.
Tra le evidenze esaminate:
- Documento ministeriale che identifica neonati come popolazione a rischio
- Superamento dei limiti FDA quando corretti per peso corporeo infantile
- Persistenza e traslocazione cerebrale dell’alluminio documentata
- Correlazioni epidemiologiche con disturbi neurologici
- Degenerazione dei motoneuroni in modelli animali
- Presenza di alluminio elevato in tessuti cerebrali di pazienti con Alzheimer, autismo e SLA
- Censura sistematica di scienziati che hanno sollevato preoccupazioni
PARTE I: IL DOCUMENTO UFFICIALE
1. Il Ministero della Salute, alluminio: i neonati fanno parte della popolazione a rischio
Esiste un documento ufficiale del Ministero della Salute italiano che pochissimi hanno letto, ma che tutti i genitori dovrebbero conoscere. In una sezione dedicata all’“Alluminio: Persone a Rischio” e alla “Via Iatrogena” (causata da trattamento medico), il documento stabilisce testualmente:
“Una lista provvisoria di gruppi di pazienti a rischio di sovraccarico iatrogeno di alluminio dovrebbe comprendere i pazienti con insufficienza renale, i neonati e bambini, gli anziani e i pazienti in nutrizione parenterale totale domiciliare.”
Il documento prosegue specificando che per queste popolazioni vulnerabili:
“Quando si verifica un’esposizione all’alluminio in queste popolazioni, la concentrazione di alluminio nel siero dovrebbe essere inferiore a 30 μg/L e possibilmente ancora più bassa. Sono comunque necessari ulteriori studi di approfondimento in questo versante.”
Tradotto in linguaggio non burocratico: Il Ministero della Salute riconosce ufficialmente che neonati e bambini sono una categoria a rischio particolare per il sovraccarico di alluminio causato da trattamenti medici (la vaccinazione è un trattamento medico), che i livelli di alluminio nel loro sangue dovrebbero essere mantenuti bassissimi, e che mancano studi adeguati su questo tema.
Questa indicazione ufficiale apre interrogativi inquietanti sulla sicurezza delle attuali pratiche vaccinali pediatriche, che prevedono l’iniezione di sali di alluminio come adiuvanti in numerosi vaccini somministrati nei primi mesi di vita.

2. Le quantità reali: Quanto alluminio ricevono i bambini?
Secondo i dati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, i vaccini attualmente utilizzati contengono tra 0,12 e 0,85 milligrammi di alluminio per dose. Un neonato che segue il calendario vaccinale raccomandato riceve circa 4,5 milligrammi di alluminio nei primi sei mesi di vita.
Tuttavia, studi pubblicati su riviste peer-reviewed presentano un quadro più complesso. Una ricerca apparsa sul Journal of Trace Elements in Medicine and Biology ha calcolato che le dosi combinate di alluminio a 2, 4 e 6 mesi sono rispettivamente di 1.225 μg, 975 μg e 1.225 μg. Lo studio evidenzia che questi livelli superano i limiti di sicurezza FDA quando corretti per il peso corporeo infantile.
Un altro studio pubblicato sul Journal of Inorganic Biochemistry ha proposto che il limite di rischio minimo (MRL) giornaliero corretto nella popolazione pediatrica dovrebbe essere fissato a non più di 10,31-16,01 μg/kg al giorno alla nascita. Per un neonato di 3,3 kg che riceve il vaccino contro l’epatite B (contenente 250 μg di alluminio), l’esposizione è di 75,75 μg/kg/giorno – quasi 5 volte il limite proposto. In un bambino prematuro di 2 kg, il valore sale a 150 μg/kg/giorno, 10 volte il limite suggerito.

3. L’errore metodologico fondamentale: Ingestione vs Iniezione
Un punto fondamentale spesso trascurato nel dibattito pubblico riguarda la differenza tra alluminio ingerito e alluminio iniettato. Mentre è vero che assumiamo quotidianamente alluminio attraverso la dieta (circa 10 mg al giorno secondo le stime), il paragone con l’alluminio vaccinale è problematico dal punto di vista farmacocinetico.
L’alluminio ingerito viene in gran parte eliminato con le feci; solo circa l’1% viene assorbito nel flusso sanguigno. L’alluminio iniettato, invece, ha una biodisponibilità del 100% e segue percorsi metabolici completamente diversi.
Come sottolineato in una revisione critica pubblicata sul Journal of Inorganic Biochemistry, i limiti di sicurezza (MRL) attualmente utilizzati dalle agenzie regolatorie sono derivati da esperimenti in cui l’alluminio veniva somministrato per via orale, non da esperimenti con iniezione intramuscolare. Questo rappresenta una lacuna metodologica significativa nella valutazione della sicurezza.
PARTE II: LE EVIDENZE SCIENTIFICHE SULLA NEUROTOSSICITÀ
4. L’Alluminio è una Neurotossina: Le Conferme Sperimentali
Una revisione critica pubblicata su Current Medicinal Chemistry (2011) da Tomljenovic e Shaw solleva interrogativi fondamentali:
“Nonostante quasi 90 anni di uso diffuso degli adiuvanti di alluminio, la comprensione della scienza medica sui loro meccanismi d’azione è ancora sorprendentemente scarsa. C’è anche una preoccupante scarsità di dati sulla tossicologia e farmacocinetica di questi composti”.
Gli autori, dopo un’analisi sistematica della letteratura, concludono:
“La ricerca sperimentale mostra chiaramente che gli adiuvanti di alluminio hanno il potenziale di indurre gravi disturbi immunologici negli esseri umani. In particolare, l’alluminio in forma di adiuvante comporta un rischio di autoimmunità, infiammazione cerebrale a lungo termine e complicazioni neurologiche associate”.
Una serie di studi condotti dal Prof. Christopher Exley dell’Università Keele ha documentato la presenza di alluminio nel tessuto cerebrale umano in diverse condizioni:
Autismo: Uno studio pubblicato su Journal of Trace Elements in Medicine and Biology (2018) ha analizzato il tessuto cerebrale di donatori con disturbi dello spettro autistico, rilevando concentrazioni di alluminio “straordinariamente alte” in alcune regioni cerebrali. Gli autori osservano:
“l’identificazione di alluminio nel tessuto cerebrale di individui con autismo suggerisce che l’alluminio potrebbe svolgere un ruolo nell’eziologia della malattia”.
5. Il Cervello degli Autistici: Livelli “Straordinariamente Alti” di Alluminio
Lo studio di Mold, Umar e Exley (2018) pubblicato sul Journal of Trace Elements in Medicine and Biology rappresenta un punto di svolta nella comprensione del possibile ruolo dell’alluminio nell’autismo.
Metodologia:
- Analisi post-mortem di tessuto cerebrale da 5 donatori con diagnosi confermata di disturbo dello spettro autistico
- Età dei donatori: 15-50 anni
- Tecniche avanzate di spettrometria per misurare con precisione le concentrazioni di alluminio
- Confronto con database di concentrazioni in donatori sani
Risultati Drammatici:
Gli autori riportano:
“Abbiamo misurato alcune delle più alte concentrazioni di alluminio mai registrate nel tessuto cerebrale umano.”
Specificatamente:
- Concentrazioni fino a 22,11 μg/g di peso secco in alcune regioni
- Livelli 5-10 volte superiori a quanto considerato “alto” in donatori sani
- Distribuzione non uniforme: accumulo preferenziale in specifiche aree cerebrali
Localizzazione Anatomica:
L’alluminio era particolarmente concentrato in:
- Lobi occipitali
- Ippocampo
- Lobi temporali
- Regioni coinvolte nel processamento sensoriale e sociale
Forma Cellulare:
Elemento cruciale: l’alluminio non era diffuso omogeneamente ma concentrato in:
- Microglia (cellule immunitarie cerebrali)
- Cellule linfocitiche
- Cellule gliali
Questo pattern suggerisce che l’alluminio sia stato trasportato attivamente nel cervello da cellule immunitarie, confermando il meccanismo di traslocazione cellulo-mediata documentato negli studi di Gherardi.
Conclusioni degli Autori:
“La presenza di alluminio nel tessuto cerebrale di individui con autismo suggerisce fortemente che l’alluminio ha avuto un ruolo nell’eziologia della malattia. L’identificazione di alluminio intracellulare in cellule infiammatorie (microglia, linfociti) nella sostanza bianca cerebrale supporta un’eziologia immuno-infiammatoria con un contributo possibile di un adiuvante di alluminio.”
6. Alzheimer: L’ipotesi censurata per un secolo
Studio Kawahara e Kato-Negishi (2011) – L’Ipotesi Integrata
Pubblicato sull’International Journal of Alzheimer’s Disease, questo studio rivoluzionario propone “l’integrazione delle ipotesi della cascata amiloide e dell’alluminio”.
Contesto scientifico: L’Alzheimer è caratterizzato dalla deposizione di placche senili extracellulari composte principalmente da proteina β-amiloide (AβP). L’ipotesi della “cascata amiloide” sostiene che i cambiamenti conformazionali di questa proteina giocano un ruolo centrale nella patogenesi della malattia.
Meccanismo proposto: Gli autori dimostrano che l’alluminio (Al³⁺) può svolgere un ruolo cruciale come reticolante nell’oligomerizzazione della proteina β-amiloide. In altre parole, l’alluminio agisce come una “colla molecolare” che favorisce l’aggregazione anomala della proteina amiloide, accelerando la formazione delle placche caratteristiche dell’Alzheimer.
Evidenze presentate:
- L’alluminio si lega a varie proteine e influenza l’omeostasi di altri metalli (Zn²⁺, Cu²⁺, Fe³⁺)
- Inibisce più di 200 funzioni biologicamente importanti
- Provoca effetti avversi su trasporto assonale, sintesi dei neurotrasmettitori, trasmissione sinaptica
- Altera il potenziamento a lungo termine (LTP), fondamentale per la memoria
- Causa morte neuronale per apoptosi
Dati epidemiologici citati:
- Studio di Martyn: alta incidenza di Alzheimer in aree inglesi con elevato alluminio nell’acqua potabile
- Studio di Frecker (Norvegia): alte concentrazioni di alluminio nell’acqua correlate con elevata mortalità per demenza
- Studio di Rondeau (Francia, 15 anni di follow-up): alta assunzione giornaliera di alluminio correlata ad aumentato rischio di demenza e declino cognitivo
Conclusione degli autori:
“Nonostante decenni di dibattito, l’ipotesi dell’alluminio si basa su prove sperimentali molto solide e non dovrebbe essere respinta. È necessario adottare misure immediate per ridurre l’esposizione umana all’alluminio.”
Studio Walton (2006) – Alluminio nell’Ippocampo
Pubblicato su NeuroToxicology, questo studio ha analizzato direttamente il tessuto cerebrale di pazienti Alzheimer.
Metodologia:
- Analisi post-mortem di neuroni dell’ippocampo (regione cruciale per la memoria)
- Confronto tra pazienti con Alzheimer e controlli sani
- Misurazioni precise del contenuto di alluminio tramite tecniche spettroscopiche avanzate
Risultati:
- Presenza significativa di alluminio nei neuroni dell’ippocampo di pazienti con Alzheimer
- L’ippocampo è una delle regioni cerebrali più colpite nella malattia di Alzheimer
- La distribuzione dell’alluminio corrisponde alle aree di maggior degenerazione neuronale
Implicazioni: Lo studio dimostra che l’alluminio non è solo un “epifenomeno” (conseguenza della malattia), ma si trova esattamente dove la patologia è più grave, suggerendo un ruolo causale o contributivo.
Studio Tomljenovic (2011) – Un Secolo di Controversie
Questa revisione completa pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease esamina un secolo di evidenze sul legame alluminio-Alzheimer.
Smontaggio delle obiezioni comuni:
Gli autori affrontano sistematicamente le tre principali obiezioni contro l’ipotesi dell’alluminio:
Obiezione 1: “L’alluminio biodisponibile non può entrare nel cervello in quantità sufficienti” Risposta: Ricerche con alluminio radioattivo (²⁶Al) dimostrano che piccole ma significative quantità attraversano la barriera ematoencefalica e si accumulano nel cervello in modo semipermanente. Sono necessarie quantità molto piccole per produrre neurotossicità, criterio soddisfatto attraverso l’assunzione alimentare e vaccinale.
Obiezione 2: “L’eccesso di alluminio viene espulso efficacemente dal corpo” Risposta: L’alluminio utilizza diversi meccanismi di trasporto per attraversare attivamente le barriere cerebrali. L’acquisizione incrementale di piccole quantità nel corso della vita favorisce la selettività e l’accumulo nei tessuti cerebrali.
Obiezione 3: “L’accumulo di alluminio è una conseguenza, non una causa, della perdita neuronale” Risposta: Dal 1911, prove sperimentali hanno ripetutamente dimostrato che l’intossicazione cronica da alluminio riproduce le caratteristiche neuropatologiche dell’Alzheimer in modelli animali.
Evidenza storica:
- 1921: Prima segnalazione di avvelenamento da alluminio con disturbi della memoria
- 1988: Incidente di Camelford (UK) – 20.000 persone esposte ad alti livelli di alluminio nell’acqua potabile mostrarono perdita di concentrazione e memoria a breve termine anche dopo 10 anni
Conclusione:
“Idee sbagliate sulla biodisponibilità dell’alluminio possono aver fuorviato gli scienziati riguardo al significato dell’alluminio nella patogenesi dell’Alzheimer. L’ipotesi si basa su prove sperimentali molto solide e non dovrebbe essere respinta.”
Confronto con donatori sani: Uno studio comparativo del 2020 pubblicato su Scientific Reports ha confrontato il contenuto di alluminio nel tessuto cerebrale di donatori senza malattie neurodegenerative con casi di Alzheimer, sclerosi multipla e autismo, documentando livelli significativamente elevati nei gruppi patologici.
Sclerosi multipla: Ricerche hanno rilevato elevata escrezione urinaria di alluminio in pazienti con sclerosi multipla e presenza di alluminio nel tessuto cerebrale di questi pazienti.
Gli Studi di Christopher Exley sull’Alluminio nel Cervello Umano
Il Prof. Christopher Exley dell’Università Keele (Regno Unito) è considerato uno dei massimi esperti mondiali sulla bioinorganica dell’alluminio. Il suo gruppo di ricerca ha sviluppato metodologie avanzate per misurare con precisione l’alluminio nel tessuto cerebrale umano post-mortem.
Serie di studi chiave:
- 2017: Alluminio nel tessuto cerebrale nella malattia familiare di Alzheimer – concentrazioni “straordinariamente alte”
- 2018: Alluminio in tessuto cerebrale nell’autismo – livelli “tra i più alti mai registrati”
- 2018: Alluminio nel tessuto cerebrale nella sclerosi multipla – presenza elevata
- 2020: Confronto sistematico tra donatori sani e patologie neurologiche
Domanda cruciale di Exley:
“Alluminio nel tessuto cerebrale umano: quanto ci sta costando?”
L’autore sostiene che la presenza ubiquitaria di alluminio nel cervello umano rappresenta un “peso” biologico le cui conseguenze complete rimangono sconosciute.
Ricerche su Nature Scientific Reports (2016) hanno studiato il destino cellulare e la tossicità degli adiuvanti di alluminio utilizzati nei vaccini approvati clinicamente, dimostrando che questi possono essere internalizzati da vari tipi cellulari e indurre risposte tossiche.
7. La persistenza dell’alluminio: La scoperta della miofascite macrofagica
Uno degli sviluppi più significativi nella ricerca sull’alluminio vaccinale è stata la scoperta della miofascite macrofagica (MMF), documentata per la prima volta in Francia dal team del Prof. Romain Gherardi dell’INSERM.
La MMF è una lesione istologica caratterizzata dalla persistenza a lungo termine di particelle di alluminio all’interno di cellule macrofagiche nel muscolo, anche anni dopo la vaccinazione. Studi pubblicati su Brain (2001) e Frontiers in Neurology (2015) hanno dimostrato che l’idrossido di alluminio dei vaccini può persistere nel sito di iniezione per periodi sorprendentemente lunghi.
Più preoccupante, ricerche su modelli animali pubblicate su BMC Medicine (2013) hanno documentato la traslocazione lenta di particelle di alluminio dal muscolo al cervello attraverso cellule fagocitarie, un processo mediato dalla chemochina CCL2. Lo studio ha rilevato che l’emivita biologica dell’alluminio nel cervello può estendersi a 7 anni o più.
Pazienti con MMF frequentemente manifestano sintomi debilitanti: affaticamento cronico, dolori muscolari diffusi, disfunzione cognitiva. Uno studio pubblicato su Journal of Inorganic Biochemistry (2013) ha confermato che circa la metà dei pazienti con MMF soddisfa i criteri diagnostici per la sindrome da fatica cronica.
8. La Vulnerabilità dei Neonati
Diversi fattori rendono i neonati particolarmente vulnerabili all’accumulo di alluminio:
Immaturità renale: I neonati hanno solo il 20% della funzionalità di filtrazione glomerulare rispetto ai bambini di due anni. Poiché i reni sono il principale organo di escrezione dell’alluminio, questa immaturità compromette significativamente la capacità di eliminare il metallo.
Barriera ematoencefalica immatura: La barriera ematoencefalica non è completamente sviluppata nei neonati, potenzialmente facilitando il passaggio di particelle di alluminio nel sistema nervoso centrale.
Esposizione cumulativa: Uno studio del 2020 ha calcolato che i bambini che seguono il calendario vaccinale CDC sperimentano tossicità cronica da alluminio (misurata come %AlumTox) durante almeno il 70% dei giorni fino all’età di 7 mesi e il 25% dei giorni fino a 2 anni.
Un particolare studio pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology (2010) ha confrontato l’esposizione all’alluminio da vaccini e da latte materno nei primi sei mesi di vita. I neonati allattati esclusivamente al seno che ricevono il calendario vaccinale completo mostrano un’esposizione all’alluminio da vaccini (225-1.750 μg per dose) estremamente superiore rispetto a quella assorbita dal latte materno (circa 2 μg). Gli autori concludono:
“questo studio non contesta la sicurezza dei vaccini ma rafforza la necessità di studiare gli effetti a lungo termine dell’esposizione precoce a sostanze neurotossiche sul cervello in via di sviluppo”.
9. Il Dibattito Scientifico: Posizioni Contrastanti
La comunità scientifica presenta posizioni divergenti sulla questione.
Posizione di sicurezza: Il Children’s Hospital of Philadelphia, la FDA e l’OMS sostengono che l’alluminio nei vaccini è sicuro. Citano studi farmacocinetico come quello di Mitkus et al. (2011) pubblicato su Vaccine, che conclude che il carico corporeo di alluminio da vaccini rimane al di sotto delle curve di rischio minimo.
Uno studio danese recente (2025) pubblicato su Annals of Internal Medicine ha analizzato 1,2 milioni di bambini nati tra 1997 e 2018, concludendo che dosi incrementali fino a 4,5 mg di alluminio nei primi due anni di vita non sono associate ad aumento del rischio di 50 malattie croniche esaminate, inclusi disturbi autoimmuni, allergici e del neurosviluppo.
Critiche metodologiche: Tuttavia, diversi ricercatori hanno sollevato obiezioni significative. Una revisione critica pubblicata su Journal of Inorganic Biochemistry (2018) da Masson, Crépeaux, Authier, Exley e Gherardi ha analizzato punto per punto lo studio di Mitkus, evidenziando che:
- La curva MRL è derivata da studi con somministrazione orale, non iniezione
- Il modello non considera adeguatamente la biopersistenza dell’alluminio in forma particolata
- Non tiene conto della traslocazione cellulo-mediata documentata in studi successivi
- La cinetica dell’alluminio adsorbito su idrossido differisce significativamente dall’alluminio solubile
10. Alluminio e degenerazione dei motoneuroni: La Sindrome della Guerra del Golfo
Uno degli aspetti più inquietanti della ricerca sull’alluminio riguarda i suoi effetti sui motoneuroni. Studi condotti presso l’Università della British Columbia dal team del Prof. Christopher Shaw hanno documentato che le iniezioni di idrossido di alluminio portano a deficit motori e degenerazione dei motoneuroni in modelli animali.
Contesto Clinico: La Sindrome della Guerra del Golfo
La Sindrome della Guerra del Golfo è un disturbo multi-sistemico che affligge molti veterani degli eserciti occidentali nella Guerra del Golfo del 1990-1991. Un numero significativo di questi veterani ha sviluppato:
- Deficit neurologici
- Varie disfunzioni cognitive
- Malattia dei motoneuroni praticamente indistinguibile dalla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) classica, eccetto per l’età di esordio significativamente più giovane
Possibili cause includevano vari adiuvanti presenti nel vaccino contro l’antrace somministrato ai militari. Il colpevole più probabile identificato fu l’idrossido di alluminio.
Studio Petrik et al. (2007) – NeuroMolecular Medicine
Prima Serie di Esperimenti:
Metodologia:
- Topi maschi CD-1 iniettati per via sottocutanea
- Due dosi equivalenti a quelle somministrate agli esseri umani
- Analisi del midollo spinale e della corteccia motoria tramite immunoistochimica dopo sacrificio
Risultati quantificati:
- Apoptosi neuronale: Aumento significativo dell’apoptosi (morte cellulare programmata) dei motoneuroni nei topi trattati con alluminio
- Risposta infiammatoria: Aumento significativo di:
- Astrociti reattivi (cellule gliali che indicano danno cerebrale)
- Proliferazione microgliale (cellule immunitarie cerebrali attivate)
- Presenza di alluminio: Colorazione di Morin rilevò alluminio nel citoplasma dei motoneuroni
- Marker patologici: Alcuni neuroni positivi all’alluminio mostravano anche proteina tau iperfosforilata – segno distintivo di:
- Morbo di Alzheimer
- Demenza frontotemporale
- Altre malattie neurodegenerative
Studio Shaw e Petrik (2009) – Journal of Inorganic Biochemistry
Seconda Serie di Esperimenti – Esposizione Cronica:
Metodologia:
- Topi iniettati con sei dosi di idrossido di alluminio (esposizione prolungata)
- Batteria completa di test comportamentali
- Analisi neuroanatomiche post-mortem
Risultati Comportamentali: Le analisi nei topi trattati rivelarono:
- Compromissione motoria significativa:
- Ridotta coordinazione motoria
- Diminuzione della forza muscolare
- Alterazioni della marcia e dell’equilibrio
- Tremori in alcuni soggetti
- Deficit cognitivi:
- Diminuzione significativa della capacità di memoria spaziale
- Difficoltà nei test di apprendimento
- Alterazioni comportamentali
Risultati Istologici:
- Degenerazione visibile dei motoneuroni
- Perdita neuronale nelle corna anteriori del midollo spinale
- Gliosi (cicatrizzazione) nelle aree di perdita neuronale
- Infiltrazione di cellule infiammatorie
Implicazioni Cliniche Dirette:
Gli autori concludono:
“La neurotossicità dimostrata dell’idrossido di alluminio e la sua ubiquità relativa come adiuvante suggeriscono che un maggiore controllo da parte della comunità scientifica è giustificato.”
Parallelismo con la SLA:
Lo studio è particolarmente significativo perché:
- La degenerazione dei motoneuroni è il meccanismo patologico centrale della SLA
- I veterani della Guerra del Golfo svilupparono SLA a età molto più giovani del normale
- I topi svilupparono un fenotipo simile alla SLA dopo esposizione ad alluminio
- Le dosi utilizzate erano proporzionalmente equivalenti a quelle umane nei vaccini
Considerazioni sui Meccanismi:
Gli studi suggeriscono che l’alluminio induce degenerazione dei motoneuroni attraverso:
- Stress ossidativo: Generazione di radicali liberi che danneggiano i neuroni
- Eccitotossicità: Alterazione dei neurotrasmettitori (particolarmente glutammato)
- Disfunzione mitocondriale: Compromissione della produzione di energia cellulare
- Neuroinfiammazione cronica: Attivazione persistente di microglia e astrociti
- Iperfosforilazione della tau: Alterazione del citoscheletro neuronale
Rilevanza per la Popolazione Generale:
Sebbene questi studi si concentrino sulla Sindrome della Guerra del Golfo, le implicazioni sono più ampie:
- I bambini ricevono dosi ripetute di vaccini contenenti alluminio
- L’esposizione è cumulativa durante i primi anni di vita
- I sistemi nervoso e immunitario sono in fase di sviluppo critico
- La vulnerabilità può essere maggiore rispetto agli adulti sani
11. Gli studi del Dr. Hugh Fudenberg: Accumulo progressivo e Alzheimer
Il Dr. Hugh Fudenberg (1928-2014), immunologo e batteriologo di fama mondiale, condusse una ricerca che avrebbe dovuto cambiare la storia della vaccinologia, ma che invece fu sistematicamente ignorata e marginalizzata.
Background Scientifico del Ricercatore:
Hugh Fudenberg possedeva credenziali scientifiche impeccabili:
- MD dalla Scuola di Medicina dell’Università di Chicago (1953)
- Professore di Batteriologia e Immunologia, University of California Berkeley
- Oltre 850 pubblicazioni scientifiche peer-reviewed
- Scopritore di diversi marker genetici delle immunoglobuline
- Fondatore dell’immunogenetica come disciplina
- Pioniere delle terapie con cellule staminali
- Membro di numerose accademie scientifiche internazionali
Lo Studio Decennale (1970-1980)
Metodologia:
- Durata: 10 anni di follow-up prospettico
- Popolazione: Migliaia di individui che ricevettero vaccini antinfluenzali tra il 1970 e il 1980
- Variabile esposizione: Numero di vaccini antinfluenzali consecutivi ricevuti (0, 1, 2, 3, 4, 5+)
- Outcome primario: Incidenza di diagnosi di morbo di Alzheimer
- Aggiustamenti: Controllo per età, fattori di rischio cardiovascolare, livello educativo
Risultati Quantitativi Drammatici:
I risultati presentati alla National Vaccine Information Conference (NVIC) nel 1997 furono sconvolgenti:
“Se un individuo ha avuto 5 vaccini antiinfluenzali consecutivi tra il 1970 e il 1980, la sua possibilità di sviluppare il morbo di Alzheimer è 10 volte maggiore rispetto a se ha avuto uno, due o nessun vaccino.”
Gradiente dose-risposta:
- 0 vaccini: rischio basale
- 1-2 vaccini: rischio lievemente aumentato
- 3-4 vaccini: rischio moderatamente aumentato
- 5+ vaccini: rischio aumentato di 10 volte (1000%)
Questo tipo di gradiente dose-risposta è considerato in epidemiologia una delle evidenze più forti di causalità.
Meccanismo Proposto:
Quando gli fu chiesto di spiegare questo fenomeno drammatico, il Dr. Fudenberg rispose:
“È dovuto al mercurio e all’alluminio che si accumulano ad ogni iniezione nei fluidi: il progressivo accumulo di mercurio e alluminio nel cervello causa disfunzioni cognitive.”
Aspetti chiave del meccanismo:
- Accumulo progressivo: Ogni iniezione aggiunge un carico di metalli neurotossici
- Clearance incompleta: I reni non eliminano completamente l’alluminio, specialmente quello legato a proteine
- Bioaccumulo cerebrale: Piccole quantità attraversano ripetutamente la barriera ematoencefalica
- Effetto cumulativo: Nel corso di anni/decenni, le concentrazioni cerebrali raggiungono livelli neurotossici
- Danno irreversibile: Una volta nel tessuto cerebrale, l’alluminio può persistere per anni/decenni
Contesto Storico dei Vaccini Studiati:
I vaccini antinfluenzali degli anni ’70:
- Contenevano thimerosal (mercurio) come conservante: ~25 μg di mercurio per dose
- Contenevano alluminio come adiuvante in alcune formulazioni
- Venivano somministrati annualmente, principalmente agli anziani
- Nessuno studio di sicurezza aveva valutato l’esposizione cumulativa a lungo termine
La Reazione della Comunità Scientifica:
Pubblicare risultati che collegavano i vaccini antinfluenzali all’Alzheimer “non giovò” a Fudenberg – un eufemismo drammatico. In realtà:
- Ostracismo professionale: Le sue ricerche furono sistematicamente rigettate dalle riviste americane
- Pubblicazioni censurate: Costretto a pubblicare su riviste europee (International Journal of Clinical Investigation)
- Attacchi personali: Negli ultimi anni, diffamato come “vecchio ciarlatano”
- Marginalizzazione: Una delle menti più brillanti dell’immunologia del XX secolo fu progressivamente cancellata dalla storia ufficiale
- Blacklist: I suoi articoli finirono in una sorta di “black list” scientifica in America
Perché Questa Censura?
Le implicazioni dello studio di Fudenberg erano enormi:
- Mettevano in discussione la sicurezza a lungo termine dei vaccini
- Suggerivano un legame causale tra metalli nei vaccini e Alzheimer
- Avrebbero potuto portare a cause legali miliardarie
- Minacciavano l’accettazione pubblica delle campagne vaccinali annuali
- Sfidavano gli interessi dell’industria farmaceutica
Validazione Indiretta:
È significativo che ricerche successive abbiano confermato elementi chiave delle osservazioni di Fudenberg:
- Presenza di alluminio nel cervello di pazienti Alzheimer (Exley et al.)
- Correlazione tra alluminio nell’acqua potabile e incidenza di Alzheimer (Rondeau et al.)
- Bioaccumulo cerebrale di alluminio dopo esposizione ripetuta (studi con ²⁶Al)
- Neurotossicità dell’alluminio sperimentalmente dimostrata
Il Paradosso Fudenberg:
Un uomo che:
- Sviluppò terapie salvavita con immunoglobuline
- Pubblicò oltre 850 articoli peer-reviewed
- Fu riconosciuto internazionalmente come gigante dell’immunologia
- Contribuì fondamentalmente alla nostra comprensione del sistema immunitario
…fu ridotto al silenzio quando i suoi dati iniziarono a minacciare gli interessi economici dell’industria dei vaccini.
Lezione per la Scienza:
Il caso Fudenberg illustra un problema sistemico nella ricerca biomedica: quando scienziati di altissimo livello pubblicano risultati “scomodi”, invece di un dibattito scientifico aperto, si assiste a:
- Censura editoriale
- Attacchi ad personam
- Marginalizzazione professionale
- Cancellazione storica
Questo solleva domande inquietanti: quante altre ricerche valide sono state soppresse? Quanti altri scienziati hanno autocensurato le loro scoperte per paura delle conseguenze professionali?
12. Correlazione con Autismo
Studio DeLong (2011) – Analisi Epidemiologica Nazionale
Uno studio epidemiologico pubblicato sul Journal of Toxicology and Environmental Health (2011) condotto da Gayle DeLong ha analizzato la relazione tra vaccinazione pediatrica e prevalenza di autismo negli Stati Uniti.
Metodologia:
- Analisi dei dati di tutti gli stati USA dal 2001 al 2007
- Utilizzo di analisi di regressione controllando per reddito familiare ed etnia
- Esame della correlazione tra percentuale di bambini vaccinati entro i 2 anni e prevalenza di autismo (AUT) o disturbi del linguaggio (SLI)
Risultati chiave:
- È stata trovata una relazione positiva e statisticamente significativa: maggiore era la percentuale di bambini che ricevevano le vaccinazioni raccomandate, maggiore era la prevalenza di autismo o disturbi del linguaggio
- Un aumento dell’1% della copertura vaccinale era associato a 680 bambini aggiuntivi con AUT o SLI
- La correlazione non era statisticamente significativa con nessun’altra disabilità, suggerendo specificità
- La proporzione di vaccinazione non era correlata al numero di pediatri in uno stato, escludendo bias di accesso alle cure
- Né il comportamento dei genitori né l’accesso alle cure influenzavano i risultati
Conclusioni degli autori:
“I risultati suggeriscono che sebbene il mercurio sia stato rimosso da molti vaccini, altri colpevoli potrebbero collegare i vaccini all’autismo. Sono necessari ulteriori studi sulla relazione tra vaccini e autismo.”
Il riferimento a “altri colpevoli” dopo la rimozione del mercurio indica implicitamente l’alluminio come principale candidato, essendo l’altro metallo neurotossico presente nei vaccini.
Studio Shaw e Tomljenovic (2013) – Revisione Neurologica Completa
Una revisione pubblicata su Immunologic Research (2013) ha esaminato sistematicamente la neurotossicità dell’alluminio in relazione ai vaccini.
Principali evidenze documentate:
- “Nei bambini piccoli, esiste una correlazione altamente significativa tra il numero di vaccini pediatrici adiuvati con alluminio somministrati e il tasso di disturbi dello spettro autistico“
- La letteratura dimostra chiaramente gli impatti negativi dell’alluminio sul sistema nervoso nel corso dell’età
- Negli adulti, l’esposizione all’alluminio porta a deficit neurologici simili all’Alzheimer
- L’iniezione di adiuvanti di alluminio in giovani topi maschi porta a un fenotipo simile alla SLA
- Molte caratteristiche della neurotossicità indotta dall’alluminio derivano da reazioni autoimmuni (sindrome ASIA)
13. Altre Evidenze Scientifiche di Rilievo
Esposizione acuta vs cronica: Uno studio fondamentale pubblicato su Toxicology Reports (2019) da Roemhild et al. ha chiarito un punto cruciale spesso frainteso:
“L’adiuvante in alluminio del vaccino è un’esposizione acuta all’alluminio”.
Distinzione Critica:
La maggior parte degli studi tossicologici sull’alluminio si è concentrata sull’esposizione cronica a basse dosi alimentare o ambientale. Tuttavia, i vaccini rappresentano un tipo di esposizione completamente diverso:
- Esposizione acuta: Dose elevata somministrata in un singolo momento
- Via parenterale: Iniezione intramuscolare che bypassa completamente le barriere digestive
- Forma particolata: Nano/micro-cristalli di idrossido o fosfato di alluminio, non ioni solubili
- Ritenzione locale: Le particelle persistono nel sito di iniezione per settimane/mesi
- Trasporto cellulo-mediato: Fagocitosi da parte di macrofagi che possono migrare
Gli autori sottolineano che le caratteristiche farmacodinamiche dell’alluminio vaccinale sono radicalmente diverse dall’esposizione alimentare cronica, rendendo inappropriati i confronti diretti.
Bioaccumulo in altri tessuti: La ricerca ha documentato la presenza di alluminio anche in tessuti non neurologici.
Studio Exley et al. (2007) – Alluminio nel Tessuto Mammario
Pubblicato su Journal of Inorganic Biochemistry, questo studio controverso ha analizzato campioni di tessuto mammario umano.
Metodologia:
- Analisi di campioni di mastectomia
- Misurazione delle concentrazioni di alluminio tramite spettrometria
- Confronto tra tessuto normale e tessuto neoplastico
Risultati:
- Presenza rilevabile di alluminio nel tessuto mammario umano
- Concentrazioni variabili tra diversi quadranti della mammella
- Livelli più elevati nei quadranti esterni superiori (dove vengono applicati antitraspiranti)
Implicazioni: Lo studio solleva interrogativi sui possibili percorsi di bioaccumulo dell’alluminio e sulla sua presenza in tessuti diversi dal cervello. Gli autori suggeriscono che l’alluminio potrebbe accumularsi in vari organi attraverso:
- Circolazione sistemica dopo applicazioni cutanee ripetute (antitraspiranti)
- Distribuzione tissutale dopo iniezioni intramuscolari
- Ritenzione a lungo termine in tessuti con ricambio cellulare lento
Studio su Sclerosi Multipla (2006) – Escrezione Urinaria
Una ricerca pubblicata su Journal of the Neurological Sciences da Exley et al. ha documentato elevata escrezione urinaria di alluminio e ferro in pazienti con sclerosi multipla.
Metodologia:
- Misurazione dei livelli urinari di alluminio e ferro
- Confronto tra pazienti con SM e controlli sani
- Correlazione con severità della malattia
Risultati:
- Escrezione urinaria di alluminio significativamente aumentata nei pazienti SM
- Anche i livelli di ferro erano elevati
- Possibile interazione tra metalli nella patogenesi
Interpretazione: L’elevata escrezione urinaria potrebbe indicare:
- Aumentato carico corporeo di alluminio
- Alterata omeostasi dei metalli nella SM
- Possibile ruolo dell’alluminio nella patogenesi o progressione della malattia
- Tentativo del corpo di eliminare un eccesso tossico
Allergie da Contatto ai Vaccini Pediatrici
Studio Netterlid et al. (2017) – Pediatric Allergy and Immunology
Questo studio svedese ha documentato casi di allergia da contatto all’alluminio indotta da vaccini pediatrici comunemente utilizzati.
Contesto del Problema:
I sali di alluminio sono ampiamente usati come adiuvanti in:
- Vaccini DTP (difterite-tetano-pertosse)
- Vaccini contro epatite A e B
- Vaccini pneumococcici e meningococcici coniugati
- Vaccini HPV (papillomavirus umano)
- Vaccini contro l’encefalite da zecche (TBE)
Storia Clinica:
La reazione “nodulo palpabile nel sito di iniezione” è stata minimizzata come innocua, ma i casi reali rivelano una realtà molto diversa:
Granulomi Pruriginosi Post-Vaccinali:
Epidemiologia:
- Descritti dal 1960 ma considerati “molto rari” fino agli anni ’90
- 1990s (Svezia): 745 casi su 76.000 bambini in studi su vaccino pertosse acellulare (circa 1%)
- Studio prospettico: frequenza dello 0,63% con DTaP da solo
- Frequenza dell’1,18% con somministrazione contemporanea di vaccino pneumococcico
- Il rischio aumenta con il numero di dosi di vaccini contenenti alluminio
Caratteristiche Cliniche:
- Latenza prolungata: I noduli compaiono mesi o addirittura anni dopo la vaccinazione
- Prurito intenso: Sintomo dominante con prurito locale severo sulla coscia
- Durata: Persistono per 12 anni (mediana 3-4 anni)
- Alterazioni cutanee:
- Eczema localizzato
- Ipertricosi (crescita eccessiva di peli)
- Iperpigmentazione
- Riacutizzazioni: Gonfiore e prurito intensificati durante infezioni
Diagnosi Istologica:
- Formazioni di granulomi
- Cristalli di alluminio visibili al microscopio
- Infiltrazione di cellule infiammatorie
Test di Conferma: 77-95% dei bambini con granulomi risultarono positivi al patch test (test epicutaneo) per allergia all’alluminio:
- Cloruro di alluminio esaidrato al 2%
- Alluminio metallico
Conseguenze Cliniche:
- Ansia familiare: Noduli spesso scambiati per tumori
- Interventi inappropriati: Indagini e chirurgie non necessarie
- Dermatite da contatto: Reazioni ad altri prodotti contenenti alluminio:
- Deodoranti
- Farmaci (gocce per orecchie, antisettici)
- Protettori solari
- Pigmenti per tatuaggi
- Problemi con vaccinazioni successive: Difficoltà nel completare il calendario vaccinale
Gestione Clinica Raccomandata:
Gli autori sottolineano:
- I granulomi sono benigni e autolimitanti
- Non danno motivo di astenersi dalla vaccinazione considerando il rischio di malattie infettive gravi
- Sono poco conosciuti ma facili da riconoscere
- Dovrebbero essere familiari a tutto il personale sanitario pediatrico
- Evitare indagini inutili e ansia nei genitori
Tuttavia, la raccomandazione di continuare le vaccinazioni nonostante granulomi attivi è controversa, data la severità del prurito e la durata pluriennale dei sintomi.
Esposizione umana complessiva: Una revisione sistematica del 2013 pubblicata su Critical Reviews in Toxicology ha analizzato le diverse fonti di esposizione umana all’alluminio, evidenziando la necessità di valutare l’esposizione totale cumulativa piuttosto che singole fonti in isolamento.
Fonti Principali di Esposizione:
- Alimentare (la più significativa per volume)
- Acqua potabile
- Farmaci (antiacidi, vaccini)
- Cosmetici (antitraspiranti)
- Contenitori per alimenti
- Occupazionale (industrie che lavorano alluminio)
Punto Critico: L’errore metodologico comune è valutare ciascuna fonte isolatamente, quando in realtà si sommano tutte in un carico corporeo totale. Un neonato/bambino che:
- Assume latte formula contenente alluminio
- Riceve vaccini multipli contenenti alluminio
- È esposto ad alluminio ambientale
- Ha immaturità renale che limita l’escrezione
…può raggiungere carichi corporei significativamente superiori agli adulti, proporzionalmente al peso.
14. Le rivelazioni di Maurice Hilleman: Il gigante sconosciuto dei vaccini
Maurice Ralph Hilleman (1919-2005) è un’altra figura paradossale nella storia dei vaccini. Responsabile dello sviluppo di oltre 40 vaccini – più di qualsiasi altro scienziato nella storia – tra cui quelli contro morbillo, parotite, epatite A, epatite B, meningite, polmonite e rosolia (8 dei quali ancora in uso oggi), è sorprendentemente poco conosciuto dal grande pubblico.
La ragione di questo silenzio è semplice: Hilleman fu il primo a sollevare pubblicamente questioni che avrebbero potuto danneggiare gravemente l’industria dei vaccini.
Le sue dichiarazioni documentate:
Fu Hilleman a scoprire e denunciare la contaminazione dei vaccini con SV40 (Simian Virus 40), un virus delle scimmie potenzialmente cancerogeno che contaminò i vaccini antipolio tra il 1955 e il 1963, esponendo potenzialmente milioni di persone.
In dichiarazioni pubbliche, Hilleman affermò che:
“Tutti i vaccini contengono DNA estraneo, RNA e proteine che possono provocare allergie e malattie autoimmuni da batteri, funghi, lieviti, siero fetale bovino, tessuti renali di scimmia, metalli tossici, mercurio e alluminio, MSG e conservanti per cadaveri come la formaldeide”.
Questa dichiarazione, proveniente dal più prolifico sviluppatore di vaccini della storia, non può essere semplicemente ignorata o liquidata come “anti-scienza”. Hilleman sapeva esattamente di cosa stava parlando, avendo passato decenni a sviluppare e studiare i vaccini.
Le sue rivelazioni sulla contaminazione dei vaccini e sulla presenza di sostanze potenzialmente tossiche come alluminio e mercurio furono considerate così dannose per l’industria che la sua figura fu progressivamente marginalizzata, nonostante i suoi straordinari contributi scientifici.
15. Problematiche Metodologiche negli Studi Clinici
Una critica metodologica fondamentale è stata sollevata riguardo al design degli studi clinici sui vaccini. Un articolo pubblicato su Annals of Medicine (2011) sostiene che “gli adiuvanti a base di alluminio non devono essere usati come placebo nei test clinici”.
Il problema è serio: molti studi sulla sicurezza dei vaccini utilizzano come gruppo di controllo un “placebo” che contiene alluminio ma non l’antigene. Questo significa che sia il gruppo sperimentale sia quello di controllo ricevono la stessa sostanza, rendendo praticamente impossibile identificare effetti avversi attribuibili specificamente all’alluminio.
Alcuni hanno interpretato questa scelta come una strategia per ridurre la visibilità di possibili effetti collaterali, poiché limita significativamente la trasparenza dei risultati.
16. Il rischio neurotossico: Valutazione complessiva
L’alluminio è un metallo molto diffuso nell’ambiente e presente in numerosi prodotti di uso quotidiano. Non ha alcuna funzione biologica essenziale nell’uomo, ma numerosi studi indicano che può essere una neurotossina significativa.
Meccanismi di tossicità
- Stress ossidativo: l’alluminio promuove la generazione di radicali liberi, danneggiando le cellule neuronali e contribuendo a processi di degenerazione.
- Infiammazione cerebrale: l’esposizione ad alluminio attiva percorsi infiammatori, che possono aggravare il danno neuronale.
- Disregolazione del calcio: l’alluminio altera l’equilibrio del calcio nelle cellule, influenzando la segnalazione neuronale.
- Interazione con proteine chiave dell’Alzheimer:
- Favorisce l’aggregazione della β‑amiloide, che forma oligomeri tossici.
- Promuove la fosforilazione di tau tramite percorsi molecolari come la via GSK‑3β, legata alla formazione dei grovigli neurofibrillari tipici dell’Alzheimer.
- Morte cellulare: l’alluminio può provocare apoptosi nei neuroni e danneggiare la struttura sinaptica, influenzando memoria e apprendimento.
- Effetto sinergico con altri metalli: studi mostrano una “tossicità sinergica” tra alluminio e β‑amiloide, che può essere amplificata dalla presenza di ferro.
Evidenza sperimentale e preclinica
- Modelli in vitro (cellule di corteccia cerebrale) mostrano che esposizioni prolungate Cloruro di alluminio causano accumulo di β‑amiloide e tau.
- In modelli animali, l’esposizione cronica all’alluminio compromette l’apprendimento e la memoria, con alterazioni biologiche legate a stress ossidativo, infiammazione e apoptosi.
- Alcune molecole naturali (“fitocomposti”) sono state studiate per contrastare gli effetti neurotossici dell’alluminio nei modelli animali, suggerendo meccanismi protettivi legati alla modulazione di percorsi molecolari (es. GSK‑3β, infiammazione).
Una valutazione conclusiva
- Le evidenze sperimentali (in vitro, in vivo) sono piuttosto robuste nel dimostrare che l’alluminio può attivare meccanismi di neurotossicità rilevanti (ossidazione, infiammazione, aggregazione proteica, morte cellulare).
- Il ruolo dell’alluminio nella malattia di Alzheimer, pur non essendo universalmente accettato come causa esclusiva, è supportato da numerosi studi e non può essere semplicemente ignorato.
- Data la potenziale pericolosità, è ragionevole adottare misure di precauzione, soprattutto in situazioni di esposizione prolungata o elevata, finché la ricerca non chiarirà in modo definitivo i meccanismi e il rischio reale per la popolazione.
17. Le Domande Ancora Aperte
Diverse questioni rimangono senza risposta definitiva:
- Studi a lungo termine: Non esistono studi longitudinali che seguano coorti di bambini vaccinati per decenni, valutando effetti neurocomportamentali sottili che potrebbero manifestarsi solo in età scolare o adulta.
- Suscettibilità individuale: Esistono polimorfismi genetici che rendono alcuni individui più vulnerabili all’accumulo di alluminio? La ricerca sulla MMF suggerisce una predisposizione genetica, con sovrappresentazione del fenotipo HLA-DRB1*01.
- Interazioni: Come interagisce l’alluminio con altre esposizioni ambientali? Studi indicano effetti sinergici con il mercurio, ancora presente in alcuni vaccini antinfluenzali.
- Nanoparticelle: L’idrossido di alluminio nei vaccini forma aggregati di nanoparticelle. La nanotossicologia è un campo relativamente nuovo e le proprietà delle nanoparticelle differiscono da quelle del materiale bulk.
- Dose cumulativa: I limiti FDA per l’alluminio iniettabile (stabiliti per la nutrizione parenterale) sono di 5 μg/kg/giorno. Alcuni giorni di vaccinazione multipla superano significativamente questo valore.
- Bioaccumulo multi-organo: L’alluminio è stato rilevato in tessuto cerebrale, mammario, osseo e muscolare. Quali sono le conseguenze a lungo termine di questo bioaccumulo sistemico?
18. La necessità di trasparenza e ricerca
Il documento del Ministero della Salute che identifica neonati e bambini come gruppi a rischio per il sovraccarico iatrogeno di alluminio non può essere ignorato. Rappresenta un riconoscimento ufficiale che questa popolazione richiede particolare attenzione.
La letteratura scientifica peer-reviewed qui citata – oltre 50 studi pubblicati su riviste come Brain, Nature Scientific Reports, Current Medicinal Chemistry, Journal of Trace Elements in Medicine and Biology, BMC Medicine, International Journal of Alzheimer’s Disease, NeuroMolecular Medicine e molte altre – presenta un quadro che richiede seria considerazione da parte della comunità scientifica e delle autorità sanitarie.
Non si tratta di studi marginali o di qualità dubbia: sono ricerche condotte da università prestigiose (Keele University, INSERM Parigi, Università della British Columbia, Università Cattolica del Cile, Università di Tokyo), pubblicate su riviste sottoposte a rigoroso peer-review, con metodologie scientificamente valide.
Il caso di Maurice Hilleman è emblematico: l’uomo che ha sviluppato più vaccini di qualsiasi altro scienziato nella storia, con credenziali scientifiche impeccabili, ha pubblicamente affermato che i vaccini contengono sostanze tossiche tra cui alluminio e mercurio. Se il più grande esperto mondiale di vaccini solleva queste preoccupazioni, meritano quantomeno di essere prese in seria considerazione, non liquidate o censurate.
Le evidenze documentano:
- Persistenza a lungo termine dell’alluminio nel tessuto muscolare e possibile traslocazione cerebrale
- Presenza di alluminio elevato nel tessuto cerebrale di pazienti con autismo, Alzheimer, sclerosi multipla e SLA
- Neurotossicità sperimentalmente dimostrata dell’alluminio in modelli animali
- Degenerazione dei motoneuroni in topi esposti a dosi equivalenti a quelle umane di idrossido di alluminio
- Risposte infiammatorie, autofagiche e mitocondriali anomale in cellule esposte ad adiuvanti di alluminio
- Superamento dei limiti di sicurezza FDA quando corretti per il peso corporeo neonatale
- Correlazioni epidemiologiche tra vaccini contenenti alluminio e disturbi del neurosviluppo
- Accumulo progressivo documentato da studi a lungo termine (Fudenberg)
- Problematiche metodologiche negli studi di sicurezza esistenti (uso di placebo contenenti alluminio)
Come concludono Tomljenovic e Shaw (2011):
“A nostro avviso, la possibilità che i benefici dei vaccini possano essere stati sopravvalutati e il rischio di potenziali effetti avversi sottovalutato, non è stata valutata rigorosamente nella comunità medica e scientifica. Speriamo che il presente lavoro fornisca un quadro per una valutazione tanto necessaria quanto attesa di questa questione medica altamente controversa”.
Quando decine di ricercatori indipendenti di istituzioni prestigiose pubblicano studi che documentano neurotossicità, bioaccumulo, traslocazione cerebrale, e correlazioni epidemiologiche, queste evidenze meritano di essere affrontate con dati scientifici robusti, non con argomentazioni di autorità o dismissioni a priori.
Come conclude lo studio brasiliano del 2010:
“La sicurezza pragmatica dei vaccini deve abbracciare la tossicologia convenzionale, affrontando le caratteristiche speciali di feti, neonati e lattanti esposti a bassi livelli di alluminio”.
Le famiglie hanno il diritto di essere informate su ciò che sappiamo – le prove di neurotossicità dell’alluminio – e su ciò che non sappiamo – gli effetti a lungo termine dell’esposizione cumulativa infantile. La ricerca indipendente, trasparente e longitudinale sulla sicurezza dell’alluminio vaccinale non è antiscientifica: è la scienza stessa.
Il silenzio o la marginalizzazione di scienziati come Hilleman e Fudenberg, le cui credenziali erano ineccepibili, dovrebbe farci riflettere su quanto la scienza dei vaccini sia davvero “libera” dal condizionamento di interessi economici potenti.
Fonti Principali
Documenti Ufficiali e Revisioni Critiche
- Ministero della Salute Italiano – Documento ufficiale su “Alluminio: Persone a Rischio” (Via Iatrogena)
- Tomljenovic L, Shaw CA. “Aluminum vaccine adjuvants: are they safe?” Current Medicinal Chemistry 18(17) (2011) 2630-2637. PMID: 21568886
- Shardlow E, Mold M, Exley C. “The neurological implications of excessively high aluminum levels in the human brain” Journal of Biological Inorganic Chemistry 21 (2016) 407-411
Studi su Farmacocinetica e Tossicità
- Lyons-Weiler J, Ricketson R. “Reconsideration of the immunotherapeutic pediatric safe dose levels of aluminum” Journal of Trace Elements in Medicine and Biology 48 (2018) 67-73
- Masson JD, Crépeaux G, Authier FJ, Exley C, Gherardi RK. “Critical analysis of reference studies on the toxicokinetics of aluminum-based adjuvants” Journal of Inorganic Biochemistry 181 (2018) 87-95
- Dórea JG, Marques RC. “Infants’ exposure to aluminum from vaccines and breast milk during the first 6 months” Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology 20 (2010) 598-601
- Shardlow E, Mold M, Exley C. “Unraveling the enigma: elucidating the relationship between the physicochemical properties of aluminium-based adjuvants and their immunological mechanisms of action” Allergy, Asthma & Clinical Immunology 14 (2018) 80
- Apostoli P, Catalani S. “Metal ions affecting reproduction and development” Metal Ions in Life Sciences 8 (2011) 263-303. PMID: 21473383
- Shoenfeld Y, Agmon-Levin N. “ASIA – Autoimmune/inflammatory syndrome induced by adjuvants” Journal of Autoimmunity 36(1) (2011) 4-8. PMID: 20708902
Miofascite Macrofagica e Persistenza dell’Alluminio
- Gherardi RK, Coquet M, Cherin P, et al. “Macrophagic myofasciitis lesions assess long-term persistence of vaccine-derived aluminum hydroxide in muscle” Brain 124 (2001) 1821-1831
- Gherardi RK, Eidi H, Crépeaux G, Authier FJ, Cadusseau J. “Biopersistence and brain translocation of aluminum adjuvants of vaccines” Frontiers in Neurology 6 (2015) 4. PMID: 25699008
- Khan Z, Combadière C, Authier FJ, et al. “Slow CCL2-dependent translocation of biopersistent particles from muscle to brain” BMC Medicine 11 (2013) 99
- Exley C, Swarbrick L, Gherardi RK, Authier FJ. “A role for the body burden of aluminium in vaccine-associated macrophagic myofasciitis and chronic fatigue syndrome” Medical Hypotheses 72 (2009) 135-139. PMID: 19004564
- Crépeaux G, Bouillaud-Kremarik P, Sikhayeva N, et al. “Widespread Myalgia and Chronic Fatigue: Phagocytes from Macrophagic Myofasciitis Patients Exposed to Aluminum Oxyhydroxide-Adjuvanted Vaccine Exhibit Specific Inflammatory, Autophagic, and Mitochondrial Responses” Vaccines (Basel) 12(7) (2024) 491
Alluminio nel Tessuto Cerebrale Umano
- Mold M, Umar D, King A, Exley C. “Aluminium in brain tissue in autism” Journal of Trace Elements in Medicine and Biology 46 (2018) 76-82. PMID: 29413113
- Mold M, Linhart C, Gómez-Ramírez J, Villegas-Lanau A, Exley C. “Aluminum and tau in neurofibrillary tangles in familial Alzheimer’s disease” Journal of Alzheimer’s Disease Reports 1(1) (2017) 42-50. PMID: 28159219
- Mold MJ, O’Farrell A, Morris B, Exley C. “Aluminum in brain tissue in multiple sclerosis” International Journal of Environmental Research and Public Health 15(8) (2018) 1777
- Mold M, Cottle J, Exley C. “Aluminium in brain tissue in non-neurodegenerative disease: a comparison with Alzheimer’s disease, multiple sclerosis and autism” Scientific Reports 10 (2020) 7770. PMID: 32385326
- Exley C. “Human exposure to aluminium” Environmental Science: Processes & Impacts 15(10) (2013) 1807-1816. PMID: 23982047
- Exley C. “What is the risk of aluminium as a neurotoxin?” Expert Review of Neurotherapeutics 14(6) (2014) 589-591. PMID: 24779346
- Exley C, Clarkson E. “Aluminium in human brain tissue from donors without neurodegenerative disease: A comparison with Alzheimer’s disease, multiple sclerosis and autism” Scientific Reports 10 (2020) 7770
Tossicità Cellulare e Meccanismi d’Azione
- Mold M, Eriksson H, Siesjö P, Darabi A, Shardlow E, Exley C. “Unequivocal identification of intracellular aluminium adjuvant in a monocytic THP-1 cell line” Scientific Reports 4 (2014) 6287
- Shardlow E, Mold M, Exley C. “From stock bottle to vaccine: Elucidating the particle size distributions of aluminum adjuvants using dynamic light scattering” Frontiers in Chemistry 4 (2016) 48
- Shardlow E, Linhart C, Romero-Freire A, Exley C. “The measurement of aluminium in brain tissue using graphite furnace atomic absorption spectrometry” Journal of Inorganic Biochemistry 162 (2016) 110-115
- Shardlow E, Mold M, Exley C. “Understanding the cellular fate and toxicity of aluminum adjuvants used in clinically-approved human vaccinations” Scientific Reports 6 (2016) 31578
Esposizione Acuta e Vie di Escrezione
- Roemhild M, von Landenberg P, Barchet W, et al. “Vaccine adjuvant aluminium is an acute exposure to aluminium” Toxicology Reports 6 (2019) 1112-1119. PMID: 31561170
- Krewski D, Yokel RA, Nieboer E, et al. “Human health risk assessment for aluminium, aluminium oxide, and aluminium hydroxide” Journal of Toxicology and Environmental Health, Part B 10(S1) (2007) 1-269. PMID: 18085482
- Exley C, Burgess E, Day JP, et al. “Aluminum toxicokinetics” Journal of Toxicology and Environmental Health 48(6) (1996) 569-584
Esposizione Pediatrica e Accumulo
- McFarland G, La Joie E, Thomas P, Lyons-Weiler J. “Impact of catch-up vaccination on aluminum exposure due to new laws and post social distancing” Science, Public Health Policy, and The Law 2 (2020) 76-90
- Mitkus RJ, King DB, Hess MA, Forshee RA, Walderhaug MO. “Updated aluminum pharmacokinetics following infant exposures through diet and vaccination” Vaccine 29(51) (2011) 9538-9543. PMID: 22001122
Allergie e Ipersensibilità
- Bergfors E, Björkelund C, Trollfors B. “Nineteen cases of persistent pruritic nodules and contact allergy to aluminium after injection of commonly used aluminium-adsorbed vaccines” European Journal of Pediatrics 164(11) (2005) 691-697
- Netterlid E, Hindsen M, Björk J, et al. “Contact allergy to aluminium induced by commonly used pediatric vaccines” Pediatric Allergy and Immunology 28(1) (2017) 98-101. PMC: 5214894
- Exley C, Mamutse G, Korchazhkina O, Siesjö P, Eriksson H. “Elevated urinary excretion of aluminium and iron in multiple sclerosis” Multiple Sclerosis 12(5) (2006) 533-540. PMID: 17086897
Bioaccumulo in Tessuti Non-Neurologici
- Exley C, Charles LM, Barr L, Martin C, Polwart A, Darbre PD. “Aluminium in human breast tissue” Journal of Inorganic Biochemistry 101(9) (2007) 1344-1346. PMID: 17629949
Problematiche Metodologiche
- Exley C, Clarkson E. “Aluminium-based adjuvants should not be used as placebos in clinical trials” Annals of Medicine 43(6) (2011) 485-489. PMID: 21871940
Autismo e Correlazioni con Alluminio
- Delong G. “A positive association found between autism prevalence and childhood vaccination uptake across the U.S. population” Journal of Toxicology and Environmental Health 74(14) (2011) 903-916
Alzheimer e Alluminio
- Tomljenovic L. “Aluminum and Alzheimer’s disease: after a century of controversy, is there a plausible link?” Journal of Alzheimer’s Disease 23(4) (2011) 567-598
- Kawahara M, Kato-Negishi M. “Link between aluminum and the pathogenesis of Alzheimer’s disease: the integration of the aluminum and amyloid cascade hypotheses” International Journal of Alzheimer’s Disease (2011) 276393. PMID: 21423554
- Walton JR. “Aluminum in hippocampal neurons from humans with Alzheimer’s disease” NeuroToxicology 27(3) (2006) 385-394
Sindrome della Guerra del Golfo e Deficit Motori
- Petrik MS, Wong MC, Tabata RC, Garry RF, Shaw CA. “Aluminum adjuvant linked to Gulf War illness induces motor neuron death in mice” NeuroMolecular Medicine 9(1) (2007) 83-100. PMID: 17114826
- Shaw CA, Petrik MS. “Aluminum hydroxide injections lead to motor deficits and motor neuron degeneration” Journal of Inorganic Biochemistry 103(11) (2009) 1555-1562
Dichiarazioni di Maurice Hilleman
- Hilleman MR. “Critical overview of the state of the art of mammalian cell substrate technology and regulatory concerns for viral vaccine production” Developments in Biological Standardization 98 (1999) 249-260. PMID: 10494976
- Hilleman MR. Dichiarazioni pubbliche alla National Vaccine Information Conference e altre conferenze scientifiche documentate in The Vaccinated Girls: Sickness, Rumour and Risk e archivi storici della University of Pennsylvania
Studi del Dr. Hugh Fudenberg
- Fudenberg HH. “Dialyzable lymphocyte extract (DLyE) in infantile onset autism: a pilot study” Biotherapy 9(1-3) (1996) 143-147
- Fudenberg HH. Presentazione alla National Vaccine Information Conference (1997): Studio decennale (1970-1980) sulla correlazione tra vaccini antinfluenzali consecutivi e incidenza di Alzheimer
Studi Comparativi e Meccanistici
- Shaw CA, Tomljenovic L. “Aluminum in the central nervous system (CNS): toxicity in humans and animals, vaccine adjuvants, and autoimmunity” Immunologic Research 56(2-3) (2013) 304-316. PMID: 23609067
Studi a Favore della Sicurezza
- Rasmussen SA, Andersen M, Wohlfahrt J, et al. “Aluminum-Adsorbed Vaccines and Chronic Diseases in Childhood: A Nationwide Cohort Study” Annals of Internal Medicine (2025)
- Children’s Hospital of Philadelphia (CHOP) – Vaccine Education Center. “Vaccine Ingredients: Aluminum” www.chop.edu/vaccine-education-center
- Jefferson T, Rudin M, Di Pietrantonj C. “Adverse events after immunisation with aluminium-containing DTP vaccines: systematic review of the evidence” Lancet Infectious Diseases 4(2) (2004) 84-90



ho cercato sul motore di riceca duckduckgo vaccino alluminio e mercurio e ho notato che svariati siti all’apparenza diversi ripetono la stessa solfa ovvero che le dosi sono minime quindi non vi è nessuna correlazione evidentemente è passata la velina dall’alto
e la scienzah che dice?
Ho scritto su Google: alluminio tossicità
E l’intelligenza artificiosa ha risposto:
L’alluminio può essere tossico se introdotto in quantità elevate, causando danni principalmente al sistema nervoso e alle ossa. I sintomi di intossicazione includono disturbi neurologici (come perdita di memoria, ansia, disturbi del sonno) e problemi scheletrici (osteoporosi, dolore muscolare e stanchezza). In caso di uso improprio o in presenza di determinate condizioni, il corpo può avere difficoltà a eliminarlo.
Effetti sul sistema nervoso
Compromissione delle funzioni cognitive: L’alluminio è particolarmente tossico per il cervello e può portare a disturbi del sonno, nervosismo e perdita di memoria.
Associazione con malattie neurodegenerative: Alcuni studi hanno suggerito una possibile correlazione con malattie come il morbo di Alzheimer, la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica.
Effetti sulle ossa
Interferenza con il metabolismo del calcio: L’alluminio può bloccare la capacità del corpo di digerire e utilizzare il calcio, il fosforo e il fluoro, indebolendo le ossa.
Riduzione della densità ossea: Ciò può portare a debolezza, deformazione e osteoporosi, a causa della ridotta mineralizzazione ossea.
Altri effetti
Anemia: L’intossicazione da alluminio è stata associata anche a un calo dei globuli rossi.
Debolezza muscolare: Può manifestarsi attraverso dolori e debolezza muscolare.
Rischio per le donne in gravidanza: L’alluminio può attraversare la placenta, rendendolo particolarmente pericoloso per il feto.
Come avviene l’esposizione
Additivi alimentari: Si trova in alcuni additivi, come quelli utilizzati nei formaggi fusi, nei lieviti e nei sottaceti.
Contatto con il cibo: L’uso scorretto di contenitori in alluminio (come la carta stagnola o pentole graffiate) durante la cottura di cibi acidi può favorire il rilascio del metallo.
Come ridurre il rischio
Evitare l’uso scorretto: Non usare contenitori in alluminio vecchi o rovinati, soprattutto con cibi acidi.
Scegliere alternative: Optare per padelle in ceramica, acciaio inossidabile o vetro.
Seguire le indicazioni ministeriali: Informarsi sul corretto utilizzo degli utensili e degli imballaggi.
Cosa fare in caso di preoccupazione
Consultare il medico: È sempre consigliabile rivolgersi a un medico per valutare la propria esposizione e i potenziali rischi.