In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Oncology Letters nel 2020, due ricercatori svedesi lanciano accuse durissime contro il sistema internazionale di valutazione dei rischi del 5G. Lennart Hardell e Michael Carlberg dell’Istituto di Ricerca sull’Ambiente e il Cancro di Örebro non usano mezzi termini: quello che sta accadendo “dovrebbe qualificarsi come cattiva condotta scientifica”.

Cos’è il 5G e perché dovremmo preoccuparci
Il 5G è la quinta generazione di tecnologia wireless per telefoni cellulari e internet mobile. Usa onde elettromagnetiche (radiazioni a radiofrequenza) per trasmettere dati, proprio come il 4G, ma con frequenze più alte e molte più antenne sparse sul territorio. Il problema? Viene installato ovunque – nelle nostre città, vicino alle scuole, sui tetti delle case – senza che nessuno abbia verificato se sia sicuro per la nostra salute.
La denuncia è netta sin dall’abstract dello studio:
“La quinta generazione, 5G, di radiazioni a radiofrequenza sta per essere implementata globalmente senza investigare i rischi per la salute umana e l’ambiente”.
Nel settembre 2017, oltre 390 scienziati e medici hanno firmato un appello all’Unione Europea chiedendo
“una moratoria sull’implementazione del 5G fino a quando non venga condotta una valutazione scientifica appropriata delle potenziali conseguenze negative”.
La risposta dell’UE? Il silenzio totale:
“Questa richiesta non è stata riconosciuta dall’UE”.
Lo studio è brutalmente chiaro:
“I conflitti d’interesse e i legami con l’industria sembrano aver contribuito a rapporti distorti”. E la denuncia più grave: “La mancanza di una valutazione adeguata e imparziale dei rischi della tecnologia 5G mette le popolazioni a rischio”.
Gli autori arrivano a un’accusa senza precedenti:
“Sembra esserci un cartello di individui che monopolizza i comitati di valutazione, rafforzando così il paradigma del no-rischio. Riteniamo che questa attività dovrebbe qualificarsi come cattiva condotta scientifica”.
Chi è l’ICNIRP e perché controlla tutto
L’ICNIRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti) è un’organizzazione privata tedesca che decide quanto forte può essere la radiazione dei cellulari, delle antenne e del WiFi. Non è un’agenzia governativa, non è eletta da nessuno, ma i suoi limiti vengono usati in tutto il mondo per dire “è sicuro”. Il problema? Secondo centinaia di scienziati indipendenti, questi limiti proteggono solo dal riscaldamento immediato, ignorando tutti gli altri danni alla salute.
La Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (ICNIRP) è nel mirino centrale dell’accusa. Lo studio documenta che l’ICNIRP “ha ripetutamente ignorato le prove scientifiche sugli effetti avversi delle radiazioni RF su esseri umani e ambiente”.
Le linee guida ICNIRP “si basano esclusivamente sul paradigma termico (riscaldamento)” – cioè considerano pericolose solo le radiazioni così forti da scaldare i tessuti, come un forno a microonde. Ma “la grande quantità di scienza peer-reviewed sugli effetti non-termici è stata ignorata in tutte le valutazioni ICNIRP”.
Ma l’accusa più grave arriva da un appello firmato da 164 scienziati e medici, oltre a 95 ONG:
“È ovvio dalla loro riluttanza a considerare risultati scientifici di danno che l’ICNIRP protegge l’industria, non la salute pubblica, né l’ambiente”.
Un recente rapporto di due membri del Parlamento Europeo conclude senza mezzi termini:
“Per un consiglio scientifico veramente indipendente non possiamo fare affidamento sull’ICNIRP. La Commissione Europea e i governi nazionali, di paesi come la Germania, dovrebbero smettere di finanziare l’ICNIRP”.
Il cartello: Gli stessi esperti in tutti i comitati
Immaginate se le stesse persone che lavorano per le compagnie del tabacco fossero anche quelle che valutano se il fumo fa male, e poi le stesse persone sedessero nei comitati governativi che decidono le leggi sul fumo. Assurdo, vero? Eppure è esattamente quello che succede con il 5G.
L’analisi rivela una realtà inquietante:
“Pochi individui, e per lo più gli stessi, sono coinvolti in diverse valutazioni dei rischi sanitari da radiazioni RF e propagheranno quindi le stesse opinioni sui rischi nelle agenzie di diversi paesi associate alle opinioni ICNIRP”.
I numeri sono schiaccianti:
“Sei dei sette membri esperti dell’OMS, inclusa Emilie van Deventer, erano anche inclusi nell’ICNIRP”. Van Deventer, team leader del Programma Radiazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, “è un osservatore nella commissione principale dell’ICNIRP”.
Lo studio è chiaro:
“Selezionando i membri del gruppo, l’esito finale della valutazione può già essere predetto (paradigma del no-rischio)”. E aggiunge: “Riteniamo che questo possa compromettere un solido codice di condotta scientifica”.
Il caso dell’Autorità Svedese per la Sicurezza dalle Radiazioni (SSM) è emblematico: “L’ICNIRP ha dominato questo comitato” e “è improbabile che l’opinione della SSM differisca da quella dell’ICNIRP”.
I soldi delle telecomunicazioni: Chi paga gli “esperti”
Quando qualcuno che dovrebbe proteggerci riceve soldi dall’industria che dovrebbe controllare, c’è un problema. Si chiama “conflitto d’interesse” e rende impossibile essere obiettivi. È come chiedere al proprietario di una fabbrica inquinante se la sua fabbrica inquina.
Il caso del Professor Martin Röösli, presidente di due importanti gruppi di esperti governativi in Svizzera che dovrebbero proteggere i cittadini, esemplifica il problema. Lo studio documenta che Röösli “è stato membro del consiglio dell’organizzazione FSM finanziata dalle telecomunicazioni e ha ricevuto finanziamenti dalla stessa organizzazione”.
La FSM (Fondazione Svizzera di Ricerca per l’Elettricità e le Comunicazioni Mobili) ha una struttura rivelatrice:
“Tra i cinque fondatori della FSM che ‘hanno fornito il capitale iniziale della Fondazione’ quattro sono compagnie di telecomunicazioni: Swisscom, Salt, Sunrise, 3G Mobile”. Gli unici due sponsor sono “Swisscom (telecomunicazioni) e Swissgrid (energia)”.
In pratica, le compagnie telefoniche hanno creato una fondazione che finanzia gli stessi scienziati che poi dicono al governo “è tutto sicuro, installate pure il 5G”. E nessuno vede il problema.
Nel 2008, il Consiglio Etico dell’Istituto Karolinska di Stoccolma ha stabilito che “essere membro dell’ICNIRP è un potenziale conflitto d’interesse. Tale appartenenza dovrebbe sempre essere dichiarata”.
Lo studio è categorico: “Essere membro dell’ICNIRP ed essere finanziati dall’industria direttamente, o attraverso una fondazione finanziata dall’industria, costituiscono chiari conflitti d’interesse”.
La prova scientifica ignorata: cancro, DNA danneggiato, stress ossidativo
Nel 2011 è successo qualcosa di importante che quasi nessuno conosce: l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato le radiazioni dei cellulari come “possibilmente cancerogene per l’uomo”. Stesso livello di pericolosità del DDT e del piombo. Eppure continuiamo a usare cellulari e installare antenne come se niente fosse.
Nel maggio 2011, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’OMS ha classificato le radiazioni RF come “possibile” cancerogeno umano, Gruppo 2B. Questo fatto cruciale viene sistematicamente ignorato dai comitati che dicono “è sicuro“.
Lo studio è chiaro:
“Dal momento della valutazione IARC nel 2011, le prove sui rischi di cancro umano da radiazioni RF sono state rafforzate”. “Pertanto, la Categoria IARC dovrebbe essere aggiornata dal Gruppo 2B al Gruppo 1, un cancerogeno umano” – lo stesso livello del fumo di sigaretta e dell’amianto.
Gli studi sugli animali sono inequivocabili. Il governo americano ha speso 30 milioni di dollari per lo studio più grande mai fatto: il National Toxicology Program (NTP) ha esposto topi e ratti alle radiazioni dei cellulari per tutta la loro vita. Risultato? Tumori al cervello e al cuore.
Un pannello di revisione di esperti ha concluso:
“Gli studi NTP erano ben progettati, e i risultati dimostravano che sia le radiazioni RF modulate GSM che CDMA erano cancerogene per il cuore (schwannomi) e il cervello (gliomi) dei ratti maschi”.
Eppure l’ICNIRP ha cercato di screditare questi studi con “critiche infondate”. Come sottolinea uno studio di risposta: “Critiche infondate sul design e i risultati dello studio NTP sono state promosse per minimizzare l’utilità dei dati sperimentali sulla radiazione RF per valutare i rischi per la salute umana”.
252 scienziati EMF da 43 paesi affermano senza mezzi termini: “Numerose recenti pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato che le RF-EMF influenzano gli organismi viventi a livelli ben al di sotto della maggior parte delle linee guida internazionali e nazionali. Gli effetti includono aumento del rischio di cancro, stress cellulare, aumento di radicali liberi dannosi, danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, deficit di apprendimento e memoria, disturbi neurologici e impatti negativi sul benessere generale negli esseri umani. Il danno va ben oltre la razza umana, poiché ci sono crescenti prove di effetti dannosi sia sulla vita vegetale che animale”.
Il trucco del “riscaldamento”: perché i limiti attuali non proteggono
I limiti attuali dell’ICNIRP si basano su un principio semplice: se le radiazioni non ti scaldano i tessuti come un forno a microonde, allora sono sicure. È come dire che l’amianto è sicuro perché non ti brucia la pelle quando lo tocchi. Completamente assurdo, ma è esattamente su questo che si basano le regole che “ci proteggono”.
Le linee guida ICNIRP considerano solo gli effetti termici (riscaldamento), ignorando completamente gli effetti non-termici. Lo studio è esplicito:
“È ben noto tra gli esperti nel campo dei bioeffetti EMF che gli effetti cellulari registrati, come danno al DNA, danno alle proteine, danno cromosomico e declino riproduttivo, e la stragrande maggioranza degli effetti biologici/sanitari non sono accompagnati da alcun significativo aumento di temperatura nei tessuti”.
In parole semplici: le radiazioni possono danneggiare il tuo DNA, i tuoi spermatozoi, le tue cellule cerebrali senza scaldarti minimamente. Ma l’ICNIRP fa finta che questi danni non esistano.
Nel marzo 2020, l’ICNIRP ha pubblicato nuove linee guida che, incredibilmente, “hanno aumentato i livelli di riferimento per il pubblico generale” per le frequenze che saranno usate per il 5G, “il che apre la strada a livelli di esposizione al 5G ancora più elevati rispetto a quelli già estremamente alti”.
Invece di proteggerci di più dal 5G, hanno alzato i limiti per permettere ancora più radiazioni. Sarebbe come aumentare il numero di sigarette permesse dopo aver scoperto che fanno male.
La manipolazione dei dati: studi distorti e omissioni
Quando gli studi indipendenti trovano rischi, succede qualcosa di strano: gli “esperti” legati all’industria li riscrivono, omettono i dati più preoccupanti, o li criticano fino a farli sembrare inattendibili. È un gioco che si ripete da decenni.
Lo studio esamina in dettaglio un articolo del 2019 co-autore Martin Röösli (quello pagato dalle telecomunicazioni) che conclude l’assenza di rischi. L’analisi è devastante: “L’articolo ha numerose gravi carenze scientifiche”.
Le omissioni sono sistematiche:
“Tutti i risultati sull’uso cumulativo dei telefoni cellulari, così come l’uso ipsilaterale o controlaterale associato alla localizzazione del tumore nel cervello, sono omessi dalle figure nel testo principale”.
In pratica: se usi il cellulare sempre dallo stesso lato della testa, i tumori crescono proprio da quel lato. Questo dato è cruciale perché dimostra il collegamento diretto. Ma nell’articolo di Röösli questi dati “sono omessi” – semplicemente non li hanno messi, come se non esistessero.
Questi dati “sono di grande importanza biologica” e mostrano “un modello coerente di aumento del rischio per tumori cerebrali e della testa”.
Gli autori non usano mezzi termini:
“L’articolo non rappresenta una valutazione scientifica obiettiva del rischio di tumori cerebrali e della testa associato all’uso di telefoni wireless, e dovrebbe quindi essere disatteso”.
Il giudizio è ancora più severo: “A causa delle sue numerose limitazioni, riteniamo che l’articolo non avrebbe dovuto essere pubblicato”. E aggiungono: “Non è plausibile che non ci fosse alcun finanziamento per lo studio”.
Il caso dello studio CEFALO è emblematico di cattiva condotta. Nel 2011 è stato pubblicato uno studio su bambini e uso del cellulare che doveva valutare i rischi. Ma c’era un trucco nascosto nella metodologia.
Lo studio del 2011 su bambini poneva una domanda sui telefoni cordless (quelli senza filo di casa) limitata ai “primi 3 anni di uso regolare”. Fermati un attimo: se un bambino ha usato il cordless per 10 anni, loro chiedevano solo dei primi 3 anni. Gli altri 7 anni? Ignorati completamente.
Gli autori sono chiari:
“Non ci sono ragioni scientificamente valide per limitare l’indagine ai primi 3 anni”.
Il verdetto è durissimo:
“Questo trattamento non scientifico dell’esposizione ai telefoni cordless non è stato menzionato nell’articolo… Poiché studi precedenti hanno dimostrato che questi tipi di telefoni, oltre ai telefoni cellulari, aumentano il rischio di tumore cerebrale, riteniamo che l’esclusione di una storia completa di esposizione sull’uso dei telefoni cordless rappresenti cattiva condotta scientifica”.
Nonostante le carenze scientifiche evidenti, Röösli dichiarò alla stampa: “I risultati sono rassicuranti”. Gli autori dello studio svedese replicano seccamente: “Considerando i risultati e le numerose carenze scientifiche nello studio, le dichiarazioni in questi comunicati stampa non sono corrette”.
L’industria dell’inganno: come viene catturata la scienza
Non è un complotto, è un modello ben documentato: le stesse tecniche usate dall’industria del tabacco, dell’amianto, dei pesticidi. Finanzia ricerche che danno i risultati che vuoi, attacca gli scienziati indipendenti, crea confusione, guadagna tempo. Mentre si discute, loro vendono e installano.
Lo studio cita libri che documentano “come l’inganno sia usato per catturare le agenzie e dirottare la scienza”. Gli strumenti dell’industria includono:
- “Rianalizzare dati esistenti usando metodi che sono distorti verso risultati predeterminati”
- “Assumere ‘esperti indipendenti’ per mettere in discussione risultati scientifici e creare dubbi”
- “Creare gruppi di facciata per accedere ai politici e influenzare il pubblico con opinioni distorte”
- “Intimidire e molestare scienziati indipendenti che riportano rischi sanitari basati su scienza solida”
- “Rimuovere tutti i finanziamenti da scienziati che non aderiscono al paradigma pro-industria del no-rischio”
- “Supporto economico e corteggiamento di decisori con sessioni informative speciali che li ingannano sulla scienza e mascherano corruzione”
Lo studio è chiaro: “Un’industria con precisi obiettivi di marketing ha un grande vantaggio rispetto a una comunità scientifica dispersa con scarsi finanziamenti”.
L’OMS: un processo segreto e opaco
L’Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbe proteggere la nostra salute, giusto? Ma anche lì, gli stessi nomi dell’ICNIRP controllano i comitati. E quando scienziati indipendenti chiedono trasparenza, le porte si chiudono.
Nel 2014, l’OMS ha lanciato una bozza di Monografia sui campi RF per commenti pubblici. La richiesta era chiara: “Questo è un documento in bozza per consultazione pubblica. Si prega di non citare o riferire”. Ma l’ICNIRP “ha completamente ignorato quella richiesta e ha utilizzato il documento” per giustificare le proprie posizioni.
Ancora più grave:
“Le consultazioni pubbliche sulla bozza del documento sono state ignorate e mai pubblicate”.
Centinaia di scienziati hanno inviato commenti critici all’OMS, ma “in generale, l’OMS non ha mai risposto a questi commenti e non è chiaro in che misura, se del tutto, siano stati considerati”.
Quando nel 2019 l’OMS ha aperto un bando per revisioni sistematiche sui rischi RF, gli autori dello studio (esperti mondiali sul tema del cancro da radiazioni) hanno fatto domanda per valutare i dati sul cancro umano.
Risposta dell’OMS:
“Dopo attenta revisione, abbiamo deciso di scegliere un altro team per questa revisione sistematica”. Nessuna spiegazione sul perché.
Gli autori hanno quindi inviato richieste di trasparenza all’OMS chiedendo:
“Chi ha fatto la valutazione dei gruppi che hanno risposto al bando? Quali criteri sono stati applicati? Quanti gruppi avevano presentato domanda e chi erano questi? Quali gruppi sono stati finalmente scelti per i diversi pacchetti?”.
La risposta? “Nonostante l’invio della richiesta quattro volte, gennaio 2, gennaio 3, aprile 7 e aprile 30, 2020, non c’è stata alcuna risposta dall’OMS. Questo sembra essere un processo segreto dietro porte chiuse”.
Quattro richieste, zero risposte. L’OMS, che dovrebbe essere trasparente e lavorare nell’interesse pubblico, si comporta come un club privato.
ICNIRP 2020: dichiarazioni false e incompetenza
Nel 2020 l’ICNIRP ha pubblicato nuove linee guida. Analizzandole, emergono errori grossolani o, peggio, falsificazioni deliberate dei dati scientifici. Non è questione di interpretazioni diverse: sono proprio errori su cosa dicono gli studi.
L’analisi delle nuove linee guida ICNIRP 2020 rivela incompetenza o malafede. Riguardo agli studi di Hardell (gli autori di questo studio) sul rischio di glioma (tumore al cervello), l’ICNIRP scrive che “riportano rischi significativamente aumentati sia di neuroma acustico che di tumori cerebrali maligni già dopo meno di cinque anni dall’inizio dell’uso del telefono cellulare”.
La replica è secca: “Questa affermazione non è corretta secondo la nostra pubblicazione per il glioma”. I dati pubblicati mostrano che “nel gruppo di latenza più breve >1-5 anni, il rischio di glioma non era aumentato”.
In pratica, l’ICNIRP ha scritto il contrario di quello che dice lo studio. O non l’hanno letto, o l’hanno distorto deliberatamente.
Il giudizio degli autori è duro:
“È notevole che l’ICNIRP sia disinformata e che la loro scrittura sia basata su un’incomprensione degli articoli pubblicati peer-reviewed come esemplificato sopra”.
L’ICNIRP fa affermazioni sul rapporto tra uso di telefoni cellulari e incidenza di tumori cerebrali:
“Non sono coerenti con le tendenze nei tassi di incidenza del cancro cerebrale da un gran numero di paesi o regioni, che non hanno trovato alcun aumento nell’incidenza da quando sono stati introdotti i telefoni cellulari”.
Ma i dati contraddicono questa affermazione:
“C’è chiara evidenza da diversi paesi riguardo numeri crescenti di pazienti con tumori cerebrali, come in Svezia, Inghilterra, Danimarca e Francia”.
Anche qui: l’ICNIRP dice “nessun aumento”, i dati ufficiali mostrano aumenti chiari. Chi mente?
Il rapporto svizzero: quando il governo ignora i propri cittadini
La Svizzera è famosa per precisione e affidabilità. Ma nel 2019 il governo svizzero ha pubblicato un rapporto sul 5G che ha fatto infuriare migliaia di cittadini e centinaia di scienziati. Perché? Perché a guidare il gruppo di esperti c’era lo stesso Martin Röösli, finanziato dalle telecomunicazioni, e il rapporto concludeva: tutto sicuro, nessun problema, installatelo pure. Ignorando montagne di studi scientifici che dicono il contrario.
Il rapporto governativo svizzero sul 5G, guidato da Röösli, ha concluso che “fino ad ora, nessun effetto sanitario è stato dimostrato in modo coerente al di sotto dei limiti di esposizione stabiliti”.
La replica degli autori è netta:
“Questa valutazione svizzera è scientificamente inaccurata ed è in opposizione all’opinione di numerosi scienziati in questo campo”.
Ma cosa manca nel rapporto svizzero? Gli endpoint cruciali – cioè i parametri fondamentali da misurare – come “effetti sulla barriera emato-encefalica” (la protezione del cervello), “proliferazione cellulare” (crescita incontrollata delle cellule, cioè tumori), “apoptosi (morte cellulare programmata), stress ossidativo (specie reattive dell’ossigeno) ed espressione genica e proteica, non sono stati valutati” nel rapporto svizzero.
In pratica: hanno valutato il 5G senza guardare proprio i parametri che indicano se causa tumori, danni al DNA e al cervello. Come valutare la sicurezza di un’auto senza testare i freni.
Il problema più grave? “Siamo preoccupati che il rapporto svizzero sul 5G possa essere influenzato da legami con compagnie di telefonia mobile (conflitti d’interesse) da parte di uno o più membri del gruppo di valutazione”.
Le conseguenze: popolazioni messe a rischio
Non sono solo teorie. Ci sono già persone che vivono vicino alle antenne e mostrano danni misurabili al loro DNA. Ma nessuno ne parla, nessuno li protegge.
I ricercatori documentano anche danni genetici in individui esposti a radiazioni RF da stazioni base:
“È stato identificato danno al DNA nei linfociti del sangue periferico usando la tecnica del saggio cometa, e nelle cellule buccali usando il saggio del micronucleo, in individui esposti a radiazioni RF da stazioni base”.
Persone normali, che vivono vicino a ripetitori di telefonia, con danni misurabili al DNA. Non è fantascienza, sono dati pubblicati.
Il quadro generale è allarmante:
“La mancanza di una valutazione adeguata e imparziale dei rischi della tecnologia 5G mette le popolazioni a rischio”.
Le raccomandazioni: una moratoria immediata
Gli scienziati sono chiari: bisogna fermarsi, studiare seriamente, e solo dopo decidere. Invece stiamo correndo verso il 5G a occhi chiusi. O meglio, con gli occhi di chi guadagna miliardi chiudendo quelli di chi dovrebbe proteggerci.
Lo studio conclude con raccomandazioni drastiche che ogni governo dovrebbe ascoltare:
1. MORATORIA SUL 5G:
“Tutti i paesi dovrebbero dichiarare una moratoria sul 5G fino a quando ricerche indipendenti, condotte da scienziati senza legami con l’industria, non ne confermeranno la sicurezza o meno”.
Fermare tutto finché non si capisce se è sicuro. Sembra buon senso, no?
2. ANCHE 2G, 3G, 4G E WIFI NON SONO SICURI: “2G, 3G, 4G e WiFi sono anche considerati non sicuri, ma il 5G sarà peggiore riguardo agli effetti biologici dannosi”.
Non è solo il 5G il problema. Ma il 5G, con più antenne e frequenze più alte, peggiora la situazione.
3. RIDUZIONE DRASTICA DELL’ESPOSIZIONE: “Si raccomanda che il governo adotti misure per ridurre drasticamente l’attuale esposizione del pubblico alle radiazioni RF”.
Meno antenne, più distanza dalle case, limiti più bassi. Subito.
4. SOLO ESPERTI SENZA CONFLITTI D’INTERESSE: “Includere solo esperti imparziali ed esperti senza COI per la valutazione dei rischi sanitari da radiazioni RF”.
Basta con scienziati pagati dalle telecomunicazioni che decidono se le telecomunicazioni sono sicure.
5. INTERNET CABLATO NELLE SCUOLE: Come raccomandato dalla risoluzione 1815 del Consiglio d’Europa nel 2011.
I bambini sono più vulnerabili. Nelle scuole serve il cavo, non il WiFi che li irradia per ore ogni giorno.
6. STANDARD ALTERNATIVI: “L’OMS e tutte le nazioni dovrebbero adottare le raccomandazioni di sicurezza EUROPAEM/Bioinitiative/IGNIR, supportate dalla maggioranza della comunità scientifica, invece degli standard obsoleti dell’ICNIRP”.
Esistono già linee guida serie, basate sulla scienza vera, non sugli interessi dell’industria. Basta usarle.
La sentenza finale
Gli autori non lasciano spazio a dubbi:
“È importante che tutti gli esperti che valutano le prove scientifiche e valutano i rischi sanitari da radiazioni RF non abbiano conflitti d’interesse o pregiudizi”.
Sembra ovvio, ma evidentemente non lo è.
Il verdetto sull’ICNIRP è definitivo:
“Si conclude che l’ICNIRP non è riuscita a condurre una valutazione completa dei rischi sanitari associati alle radiazioni RF. L’ultima pubblicazione ICNIRP non può essere utilizzata per linee guida su questa esposizione”.
L’organizzazione su cui si basano tutti i governi del mondo per dire “è sicuro” ha fallito. Non è affidabile. Non può essere usata.
E l’accusa più grave:
“Riteniamo che questa attività dovrebbe qualificarsi come cattiva condotta scientifica”.
Cattiva condotta scientifica è l’accusa più grave che uno scienziato possa fare a un altro scienziato.
Il messaggio degli scienziati è chiaro: un sistema corrotto da conflitti d’interesse sta mettendo a rischio la salute di miliardi di persone, mentre ignora prove scientifiche sempre più schiaccianti di danni gravi e permanenti.
La domanda è semplice: continuiamo a fidarci di chi ha dimostrato di non meritare fiducia, o iniziamo ad ascoltare gli scienziati indipendenti che da anni lanciano l’allarme?
Lo studio “Health risks from radiofrequency radiation, including 5G, should be assessed by experts with no conflicts of interest” di Lennart Hardell e Michael Carlberg è stato pubblicato su Oncology Letters nel 2020 e rappresenta una delle denunce più dure mai pubblicate nella letteratura scientifica peer-reviewed contro il sistema di valutazione dei rischi delle tecnologie wireless. Disponibile gratuitamente online, è un documento che ogni cittadino dovrebbe leggere prima di accettare passivamente l’installazione di antenne 5G nel proprio quartiere.
FONTE ARTICOLO SCIENTIFICO
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7405337



in questi giorni un giovane è morto dopo avere vissuto nella foresta nera
per anni , perso il lavoro e abitazione, motivo scatenante elettrosensibilità…
Giudico i comuni e regioni principali responsabili di questo silente
attacco all’umanità
Parlano tanto di green e proprio le istituzioni violentano l’ambiente
impunemente concedendo permessi per disboscare ed inserire le
antenne maledette.
i movimenti di quartiere non bastano per contrastare l’aumento costante di antenne 5 G. Dalle mie parti ci sono molti colloqui con
rappresentanti del Comune locale senza arrivare a qualche limitazione.
Piu’ che passività dei cittadini lo definirei abuso di potere delle
Istituzioni.