Jean‑Luc Brunel è stato un agente di modelle francese che, per oltre tre decenni, si è ritrovato al centro di accuse gravi e complesse legate alla rete di sfruttamento sessuale internazionale collegata a Jeffrey Epstein. Per molti osservatori, Brunel non era solo un associato di Epstein, ma una sorta di “Epstein francese”: una figura chiave nel reclutamento e nella fornitura di bambine e ragazzine alla cerchia di Epstein e ai suoi complici.
Brunel iniziò la sua carriera negli anni ’70 come talent scout nel mondo della moda e divenne ben noto dirigendo l’agenzia Karin Models. Successivamente fondò MC2 Model Management, con uffici in città come New York (Usa), Miami (Usa) e Tel Aviv (Israele), grazie anche al sostegno di Jeffrey Epstein, che finanziò l’iniziativa.
Nel mondo della moda Brunel fu considerato influente: venivano attribuiti al suo lavoro il “ritrovamento” di modelle di successo e la gestione di una rete internazionale di giovani talenti. Ma, proprio grazie a quell’ampia rete di collegamenti, egli divenne un punto di contatto tra la scena dell’alta moda e l’entourage privato e segreto di Epstein.
Jean‑Luc Brunel e Jeffrey Epstein si conobbero negli anni ’80, probabilmente tramite Ghislaine Maxwell, la socialite britannica poi condannata negli Stati Uniti per traffico sessuale di minori e compagna di Epstein. Brunel divenne ben presto uno degli associati più stretti di Epstein, tanto da essere sospettato di aver lavorato per decenni come fornitore di giovani bambine e ragazzine al finanziere statunitense.

Secondo documenti recentemente resi pubblici, una vittima che contattò il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nel 2021 descrisse Brunel come qualcuno che aveva “trafficato donne a livello internazionale per 40 anni”, definendolo “100 volte peggiore” di Ghislaine Maxwell.
Virginia Giuffre, una delle accusatrici più note di Epstein, ha incluso Brunel in documenti civili in cui affermava che egli aveva partecipato alla rete di reclutamento di vittime e che avrebbe avuto contatti sessuali con alcune di esse.
Uno degli episodi più inquietanti riportati nelle testimonianze riguarda le tre gemelline di 12 anni provenienti dalla Francia. Questa storia emerge in documenti giudiziari e racconti di vittime che sono stati riportati da testate internazionali come il Daily Mail e ripresi da agenzie di stampa italiane e internazionali.
A raccontare l’episodio è Virginia Giuffre (nota anche come Virginia Roberts), una delle accusatrici più in vista di Epstein e di Ghislaine Maxwell. Secondo Giuffre, in documenti depositati nel corso di una causa civile, Epstein avrebbe ricevuto le tre bambine come un “regalo di compleanno” organizzato da una delle persone del suo entourage, identificata nei documenti proprio come Jean‑Luc Brunel.
Secondo la testimonianza, le bambine furono fatte volare da Parigi a New York, arrivate con un aereo privato come “regalo di compleanno” per Epstein. Una volta negli Stati Uniti, furono abusate sessualmente dal finanziere. Giuffre riportò in quegli atti che Epstein, con tono quasi di entusiasmo, vantava come quelle bambine fossero arrivate dalla Francia perché “erano molto povere e i loro genitori avevano bisogno di soldi”, e che fossero “assolutamente libere di restare e ritornare lì”.
Brunel, agente di modelle francese e fondatore dell’agenzia MC2 Model Management, sarebbe stato l’organizzatore del viaggio delle bambine da Parigi a New York. Il giorno seguente, dopo gli abusi, le bambine furono rimandate in Francia. Giuffre e altre vittime descrivevano Brunel come il fornitore di bambine e ragazzine per Epstein e i suoi associati.
L’episodio delle tre bambine ha attratto grande attenzione mediatica perché unisce elementi di traffico internazionale di minori, sfruttamento sessuale e abusi orchestrati attraverso network criminali internazionali, nonché la complicità di figure come Brunel, il cui ruolo è stato oggetto di indagine separata in Francia.
Questo episodio, così drammatico e disturbante, è stato citato da vari media internazionali come simbolo della portata e della natura transnazionale della rete di Epstein e del ruolo di Brunel nella facilitazione di tali traffici, contribuendo a far emergere il coinvolgimento di cittadini francesi, vittime francesi e attività che attraversavano confini geografici.
Virginia Giuffre, la donna, celebre per aver accusato il finanziere Jeffrey Epstein, Brunel e altre figure potenti di abusi sessuali e traffico di minori, è deceduta il 25 aprile 2025 all’età di 41 anni nella sua casa in Australia. Secondo dichiarazioni ufficiali della sua famiglia, è stata trovata senza vita e si ritiene che sia morta per suicidio.

Dopo la morte di Epstein nel 2019, le autorità francesi aprirono un’inchiesta preliminare sui presunti reati legati alla sua rete, includendo possibili crimini commessi in Francia o contro cittadini francesi. Brunel fu identificato come figura centrale in queste indagini, dato il suo passato come agente internazionale e i numerosi rapporti con modelli, modelle e giovani donne provenienti da tutto il mondo.
Nel dicembre 2020 Brunel fu arrestato all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi mentre stava per imbarcarsi per Dakar, in Senegal. L’arresto rientrava in un’inchiesta della Procura di Parigi che indagava su accuse di stupro, aggressione sessuale di minorenni, traffico di minori per sfruttamento sessuale e associazione a delinquere nell’ambito della rete Epstein.
Brunel fu formalmente accusato di aver commesso reati sessuali su minorenni, incluso lo stupro di un minore di 15 anni, e di essere collegato al reclutamento di bambine e ragazzine per la rete di Epstein.
Mentre si trovava in custodia nel carcere parigino di La Santé — la stessa prigione dove poi fu rinchiusa anche Ghislaine Maxwell durante alcune fasi del processo internazionale — Brunel fu trovato morto nella sua cella nella notte del 19 febbraio 2022. Le autorità francesi indicarono la causa della morte come suicidio per impiccagione, anche se la circostanza ha alimentato interrogativi e dibattiti.
La sua morte causò frustrazione tra alcune vittime che avevano sperato di vederlo processato e giudicato. Le testimonianze, le accuse e il peso delle indagini rimangono così in gran parte irrisolte, lasciando molti interrogativi sulle dimensioni dell’implicazione di Brunel e sulla portata della rete.
La figura di Jean‑Luc Brunel continua a essere al centro di controversie e speculazioni. A quasi tre anni dalla sua morte, molte domande restano aperte: quali erano i reali confini della sua attività? Quante vittime sono legate direttamente alla sua azione? E quali altri complici possono essere implicati in una rete che ha attraversato confini nazionali e settori sociali diversi?
La risonanza internazionale del caso Epstein ha portato alla luce nuovi documenti nel 2025 e 2026, nei quali Brunel è citato come figura centrale. Tra questi materiali figurano anche testimonianze dettagliate sui suoi comportamenti, presentate al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Jean‑Luc Brunel non fu semplicemente un agente di modelle: per molte vittime, investigatori e giornalisti internazionali — tra cui chi ha visto documenti e testimonianze dirette — egli rappresenta una delle figure chiave della rete globale di reclutamento e sfruttamento che orbitava attorno a Jeffrey Epstein.
Definirlo “l’Epstein francese” non è un semplice vezzo retorico, ma sintetizza il ruolo che Brunel avrebbe avuto nei fatti, nelle accuse e nelle indagini. La sua morte in carcere ha segnato la conclusione di un capitolo giudiziario complesso, senza però fornire tutte le risposte che molte vittime speravano di ottenere.


