Un account non ufficiale che ha diffuso fake news per anni spacciandosi per l’agenzia di intelligence israeliana
Oltre 800.000 follower, il logo ufficiale del Mossad, la spunta blu di verifica. A prima vista, l’account X @MOSSADil appare come una fonte autorevole legata all’agenzia di intelligence israeliana. La realtà è profondamente diversa: si tratta di un account privato che da anni opera una sistematica campagna di disinformazione, sfruttando l’apparenza di ufficialità per diffondere contenuti falsi e fuorvianti.
Le origini di un inganno sistematico
Creato nel settembre 2016 da Shawn Eni, un canadese residente a Modi’in in Israele, l’account è nato inizialmente come parodia satirica. Tuttavia, quello che poteva essere uno scherzo si è trasformato in un pericoloso strumento di propaganda e disinformazione, particolarmente durante l’escalation del conflitto israelo-palestinese.
I casi documentati di fake news
Le inchieste di ProPublica, BBC, Euronews e altri organi di stampa internazionali hanno documentato numerosi casi di disinformazione:
- Video di videogiochi spacciati per realtà: L’account ha pubblicato filmati tratti dal videogioco Arma 3 facendoli passare per riprese del sistema di difesa israeliano Iron Beam, ottenendo quasi 6 milioni di visualizzazioni prima che fosse smentito.
- False dichiarazioni di guerra: Ha affermato che lo Yemen avesse dichiarato guerra a Israele, notizia mai confermata dal governo yemenita riconosciuto internazionalmente.
- Atrocità inventate: Ha diffuso la falsa notizia di militanti Hamas che avrebbero ucciso un bambino in un forno, storia smentita dal sito israeliano di fact-checking Fake Reporter.
- Contenuti offensivi verso soldati americani: Ha pubblicato commenti controversi definendo “nemico” e “idiota” Aaron Bushnell, il militare americano che si è dato fuoco davanti all’ambasciata israeliana per protestare contro la guerra a Gaza.
Il business della disinformazione verificata
Ciò che rende particolarmente insidiosa questa operazione è l’uso della spunta blu di verifica di X. Dopo l’acquisizione di Elon Musk e la monetizzazione del sistema di verifica, l’account ha potuto mantenere il segno di “autenticità” semplicemente pagando 8 dollari al mese, ingannando così utenti e persino giornalisti sulla sua legittimità.
Quando le Community Notes di X hanno segnalato i contenuti falsi, le correzioni hanno ricevuto solo il 15% delle visualizzazioni rispetto ai post originali. L’account ha inoltre cambiato ripetutamente nome – da “ISRAEL MOSSAD” a “Mossad Commentary” – per aggirare sospensioni temporanee.
L’unico account ufficiale: silenzioso dal 2020
L’account ufficiale del Mossad è @mossad_career, dedicato esclusivamente al reclutamento e inattivo dal settembre 2020. Ha appena 14.000 follower e non ha mai pubblicato commenti su eventi di attualità. Il contrasto con i 800.000 follower dell’account fake evidenzia quanto efficacemente la disinformazione possa superare l’informazione autentica.
Le conseguenze reali
Questa operazione non è innocua satira. Durante un conflitto che ha causato decine di migliaia di vittime, la diffusione di informazioni false:
- Ha inquinato il dibattito pubblico con narrazioni inventate
- Ha alimentato odio e polarizzazione basati su eventi mai accaduti
- Ha eroso la fiducia nelle fonti di informazione legittime
- Ha contribuito alla “militarizzazione” della disinformazione online
Un problema strutturale
Il caso @MOSSADil evidenzia un problema più ampio: le piattaforme social hanno creato ecosistemi in cui la disinformazione prospera grazie a:
- Sistemi di verifica a pagamento che non verificano realmente nulla
- Algoritmi che premiano contenuti sensazionalistici indipendentemente dalla loro veridicità
- Correzioni che arrivano troppo tardi e raggiungono troppo poche persone
- Assenza di conseguenze serie per chi diffonde sistematicamente contenuti falsi
Conclusioni
L’account @MOSSADil rappresenta un caso emblematico di come l’apparenza di autorevolezza possa essere manipolata per diffondere propaganda e disinformazione su scala industriale. In un’epoca in cui i conflitti si combattono anche attraverso la narrazione mediatica, permettere che account non ufficiali si spaccino per agenzie di intelligence nazionali rappresenta una grave falla nella governance delle piattaforme digitali.
La responsabilità non ricade solo su chi gestisce l’account, ma anche su X/Twitter che – attraverso le sue scelte commerciali – ha reso possibile questa operazione di inganno sistematico, e sugli utenti che condividono contenuti senza verificarne la fonte.
In un conflitto dove la verità è già la prima vittima, account come questo rappresentano munizioni nella guerra dell’informazione – e le loro conseguenze sono misurabili in vite umane e nella progressiva erosione della possibilità stessa di un dibattito pubblico informato.



i demoliberali cosi democratici che quando un governo come quello venezuelano fa gli interessi del popolo lo rovesciano manu miliatri sono soliti accusare i loro nemici di difforndere fake news quando sono loro i primi a farlo sia da acocunt come questo sia dalla stampa cosidetta libera