Il sequestro della petroliera Skipper da parte degli Stati Uniti, avvenuto in acque internazionali al largo del Venezuela, sta provocando un’ondata di condanne internazionali che travalicano la diplomazia tradizionale. Governi, giuristi ed esperti delle Nazioni Unite denunciano quella che considerano una violazione grave del diritto internazionale, un uso unilaterale della forza non autorizzato e una minaccia alla libertà di navigazione.
Washington rivendica: operazione legittima contro “petrolio sanzionato”
Secondo la ricostruzione resa pubblica dal Dipartimento di Giustizia e diffusa dai media internazionali, l’FBI, Homeland Security Investigations e la Guardia Costiera statunitense, con supporto militare, avrebbero eseguito “un mandato di sequestro per una petroliera utilizzata per trasportare petrolio sanzionato proveniente da Venezuela”.
Donald Trump ha rivendicato apertamente l’operazione, sottolineando la portata dell’azione.
“Abbiamo appena sequestrato una petroliera sulla costa del Venezuela, una petroliera di grandi dimensioni, molto grande, la più grande mai sequestrata, in realtà”, ha dichiarato ai giornalisti alla Casa Bianca, aggiungendo poi che “è stata sequestrata per un’ottima ragione”.
Tuttavia, al di fuori degli Stati Uniti, queste giustificazioni hanno trovato scarso consenso, suscitando dubbi e critiche sul piano internazionale. Interrogato sui dettagli pratici del sequestro e sul destino del petrolio a bordo, Trump ha offerto una risposta concisa e pragmatica:
“Beh, credo che lo terremo”.
Caracas: “un furto palese e un atto di pirateria internazionale”
Il governo venezuelano ha reagito con furia, definendo l’intervento statunitense un’aggressione aperta alla sovranità nazionale. In una nota ufficiale riportata da Euronews, Caracas afferma che l’azione rappresenta:
“un furto palese e un atto di pirateria internazionale.”
Il governo di Maduro ha aggiunto che:
“le vere ragioni della prolungata aggressione contro il Venezuela sono finalmente rivelate: si è sempre trattato delle nostre risorse naturali, del nostro petrolio, della nostra energia, le risorse che appartengono esclusivamente al popolo venezuelano.”
Le accuse venezuelane sottolineano non solo la violazione della sovranità, ma anche il sospetto che gli Stati Uniti intendano militarizzare il controllo delle risorse energetiche regionali.
Cuba: “atto di pirateria, una violazione del diritto internazionale”
Solidale con Caracas, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha condannato senza sfumature l’operazione. Come riportato da TASS, il leader cubano ha dichiarato:
“atto di pirateria, una violazione del diritto internazionale e un’escalation di aggressione contro il paese fratello.”
Il riferimento diretto alla violazione del diritto internazionale rispecchia le principali obiezioni sollevate dagli esperti dell’ONU.
Iran: “pirateria nel Mar dei Caraibi” e violazione della libertà di navigazione
L’Ambasciata iraniana in Venezuela ha definito il sequestro:
“Un atto di pirateria nel Mar dei Caraibi” una “azione illegale priva di qualsiasi fondamento giuridico” sottolineando che rappresenta una violazione dei principi della libertà della navigazione garantiti dal diritto del mare.
Esperti ONU: “violato il diritto internazionale”
Secondo un gruppo di esperti delle Nazioni Unite citati da Anadolu Agency, le azioni statunitensi contro il Venezuela:
“violano il diritto internazionale” e rappresentano una minaccia alla pace regionale.
Gli esperti avvertono che tali operazioni “minacciano l’integrità di uno Stato sovrano” e costituiscono una potenziale “escalation di uso illegittimo della forza”.
Si tratta di un’accusa gravissima: se confermata, significherebbe che l’operazione USA non è compatibile con il divieto di uso unilaterale della forza sancito dall’Articolo 2(4) della Carta ONU.
Giuristi internazionali: le sanzioni USA non giustificano l’abbordaggio
Nel dibattito giuridico, molti esperti sottolineano che le sanzioni statunitensi non hanno valore extraterritoriale tale da autorizzare l’uso della forza in alto mare.
Come sintetizzato in discussioni di diritto internazionale:
le sanzioni USA “non conferiscono automaticamente un’autorità legale a sequestrare una nave straniera in alto mare”.
Inoltre, non risulta alcuna risoluzione ONU che autorizzi un’operazione del genere.
Critiche interne negli Stati Uniti: “sembra l’inizio di una guerra”
Anche all’interno del Congresso USA sono emersi dubbi profondi. Come riportato da The Guardian, alcuni parlamentari hanno affermato che l’operazione:
“sembra molto l’inizio di una guerra”.
Una critica pesante che rivela quanto l’azione sia percepita come escalation militare ingiustificata.
Il quadro generale: un atto di pirateria ingiustificato e pericoloso
Guardando l’insieme delle reazioni internazionali, il quadro che emerge è estremamente chiaro e, allo stesso tempo, inquietante. Governi, diplomatici, esperti delle Nazioni Unite e numerosi giuristi concordano sul fatto che l’operazione statunitense abbia superato una linea rossa: quella del rispetto delle norme fondamentali del diritto internazionale. Le accuse non sono poche né marginali. Si parla di violazione della sovranità venezuelana, della libertà di navigazione, del divieto assoluto di usare la forza unilateralmente e dell’inviolabilità delle navi che battono bandiera straniera in alto mare, uno dei cardini dell’ordine marittimo globale.
Storicamente, gli Stati Uniti hanno spesso agito seguendo le proprie leggi e interessi nazionali, anche quando questo entra in conflitto con il diritto internazionale o con risoluzioni ONU. Il sequestro della petroliera Skipper ne è un esempio lampante: hanno sequestrato una nave in alto mare, citando sanzioni interne e mandati federali, senza alcuna approvazione multilaterale e ignorando le proteste di Venezuela, Cuba, Iran e persino esperti ONU.
Questo atteggiamento riflette un modello ricorrente: le regole internazionali vengono viste come vincolanti solo finché coincidono con gli interessi statunitensi. Quando non lo sono, gli USA agiscono unilateralmente, giustificando poi le loro azioni con motivazioni legali interne o interpretazioni proprie di norme internazionali.
Il problema è che questo crea un precedente pericoloso: se una potenza globale può ignorare le regole senza conseguenze immediate, altri Paesi potrebbero fare lo stesso, aumentando il rischio di conflitti e di instabilità internazionale.


ah quanto siamo fortunati con tanti salvatori dell’umanità !
sicurezza confini – tutela ambiente – cieli protetti da migliaia
di satelliti spie – acque internazionali a prova di invasori- salute pubblica………………
E se un governo non è compiacente, ne facciamo altro. Li mandiamo
via dalla porta ed entrano per la finestra, ma sempre a fin di bene.