Durante la riunione del Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) del CDC, tenutasi il 5 dicembre 2025, uno degli interventi più discussi è stato quello del professore del MIT Retsef Levi, oggi membro del comitato e figura centrale nella revisione delle politiche vaccinali statunitensi.
Nel corso del dibattito sul mantenimento delle raccomandazioni per la vaccinazione contro l’epatite B nei neonati, Levi ha espresso una posizione nettamente critica verso l’attuale approccio regolatorio e comunicativo.
Secondo Levi, il vaccino sarebbe stato approvato “sulla base di criteri assurdi”, soprattutto in termini di valutazioni di sicurezza. Come padre e come scienziato — ha dichiarato — non capirebbe come si possa comunicare ai genitori che sia sicuro somministrare il vaccino a un neonato di poche ore, considerato il rischio estremamente basso in quella fascia di età.
Levi ha criticato anche l’idea che il consenso informato sia realmente garantito. Ha evidenziato che negli Stati Uniti il vaccino contro l’epatite B è parte integrante dei vaccini obbligatori, che possono impedire ai bambini non vaccinati di accedere all’asilo o, in alcuni casi, persino alle cure pediatriche di routine.
Ha quindi invitato il comitato a riflettere su un approccio di sanità pubblica più equilibrato, basato su un’analisi trasparente del rischio, sulla reale autonomia dei genitori e sul concetto di medicina personalizzata. Levi ha sottolineato come esistano tolleranze al rischio molto diverse tra le famiglie: alcune preferiscono vaccinare presto, altre ritengono legittimo attendere anni prima di farlo.
Presentare queste scelte come irresponsabili o immorali — ha affermato — sarebbe contrario allo spirito della medicina personalizzata e alla collaborazione tra pazienti e medici.


