In un video diffuso dal suo stesso ufficio stampa, Benjamin Netanyahu ha pronunciato parole che suonano come una dichiarazione di guerra culturale e religiosa. Mostrando il libro “Jews vs. Rome: Two Centuries of Rebellion Against the World’s Mightiest Empire” dello storico Barry Strauss, il primo ministro israeliano ha affermato senza giri di parole: “Quella battaglia l’abbiamo persa. Dobbiamo vincere la prossima”.
Non è una frase decontestualizzata né un’interpretazione tirata per i capelli: è Netanyahu, in diretta, a paragonare apertamente la sconfitta ebraica contro l’Impero Romano — da cui sarebbe poi scaturito il cristianesimo — a una “prossima battaglia” da vincere oggi.
Un accostamento che fa rabbrividire: quale battaglia? Contro chi, esattamente? E perché un capo di governo sente il bisogno di riesumare conflitti religiosi di duemila anni fa?
Il libro della discordia: quando la storia diventa manifesto
Jews vs. Rome è un’opera pubblicata nell’agosto 2025, che ricostruisce due secoli di rivolte ebraiche contro Roma. Ma nelle mani di Netanyahu, il libro assume un significato diverso: diventa un manifesto politico, una dichiarazione di intenti camuffata da interesse culturale.
Strauss racconta la Grande Rivolta del 66-70 d.C., la Rivolta della Diaspora e la Rivolta di Bar Kokhba: sconfitte militari. Netanyahu, però, non propone un’analisi storica; dichiara che quella sconfitta deve essere ribaltata, che quella battaglia va “vinta” oggi.
Qui la storia diventa propaganda pericolosa. La sconfitta contro Roma segnò l’ascesa del cristianesimo come religione dominante in Occidente. Dire “dobbiamo vincere la prossima” equivale, volenti o nolenti, a evocare una rivincita contro la civiltà cristiana che da Roma si diffuse in Europa e nel mondo.
Contesto politico e strategia comunicativa
Netanyahu non parla nel vuoto. È politicamente e legalmente sotto pressione: la Corte Penale Internazionale ha emesso contro di lui un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità a Gaza; i rapporti con il Vaticano sono ai minimi storici; la comunità internazionale, Europa in testa, osserva con crescente preoccupazione le conseguenze della guerra nella Striscia.
In questo scenario, le parole del premier israeliano non sono casuali. Evocare uno scontro di civiltà, trasformare una crisi politica e umanitaria in un conflitto religioso millenario, serve a legittimare l’illegittimabile: isolarsi diplomaticamente e al contempo presentarsi come protagonista di un’epica resistenza.
Netanyahu costruisce una narrativa in cui Israele diventa di nuovo la piccola Giudea che resiste all’Impero, e lui il nuovo Bar Kokhba pronto a guidare la rivincita. È una narrazione pericolosa e strumentale: pericolosa perché riaccende tensioni religiose che l’Occidente ha impiegato secoli a superare; strumentale perché trasforma procedimenti giudiziari e critiche politiche in una “persecuzione” religiosa.
Lezioni ignorate della storia
L’autore del libro, Barry Strauss, ha sottolineato come, storicamente, la linea tra religione e politica fosse sottilissima in Giudea, e ha ammonito: “La disunità interna ha contribuito alle sconfitte contro Roma”. Tutte le rivolte fallirono militarmente: l’assedio di Masada e le migliaia di morti nelle successive rivolte portarono alla diaspora.
Evocare queste vicende come modello è doppiamente irresponsabile: trasforma questioni politiche in guerre di religione e glorifica sconfitte catastrofiche con conseguenze enormi. Netanyahu propone al suo popolo una mitologia di resistenza eroica, ignorando il prezzo reale della storia.
Il messaggio del video
Il silenzio dell’ufficio del premier dopo la diffusione del video è eloquente: nessuna precisazione, nessun chiarimento. Il messaggio resta ambiguo abbastanza per essere negato, ma chiaro per chi lo vuole capire. Non si tratta di condividere un libro interessante: è politica pura.
Netanyahu ha sempre utilizzato riferimenti storici nella sua narrativa, ma questa volta ha oltrepassato il limite. Ha trasformato un libro di storia in un manifesto di guerra culturale, evocando spettri che l’Occidente credeva sepolti da secoli. In un mondo già devastato da conflitti religiosi ed etnici, riaccendere la fiamma dello scontro tra ebraismo e cristianità è pericoloso.
Mentre Gaza è ridotta a macerie e le Nazioni Unite documentano possibili crimini di guerra, il premier israeliano richiama battaglie religiose millenarie. Non è casuale: è un tentativo di spostare il dibattito dal piano legale e umanitario a quello dello scontro di civiltà, trasformando l’aggressore in vittima e se stesso in eroe.
Ma la storia non si ripeterà. Nel 2024 esistono tribunali internazionali, testimoni e prove. Nessuna mitologia può cancellare la responsabilità per i crimini commessi oggi.



ma tu non ci sarai quando israele sara estirpato dal medio oriente e questione di tempo lultima diavoleria del merdaniao ebraico
merdaniao quando morirai perche un giorno trapasserai noi gioiremo povelino gia ti attende linferno ai un posto sicuro li la tua vita e uninferno le tue gioie sono il dolore del prossimo sei maledetto in eterno volevi rendere israele grande che non lo e mai stato e invece lo ai reso inviso al mondo civile
2000 anni fa hanno cancellato Israele. Ma cosa significa in pratica cancellare uno stato?
Significa togliere a un popolo o ad una civiltà il diritto di fare la guerra, il diritto di uccidere. Solo gli stati hanno lo “jus ad bellum” il diritto di fare guerra ed uccidere. Difatti se un gruppo uccide viene definito terrorista, perché privo di stato. 2000 anni fa hanno tolto il diritto di fare la guerra agli israeliani ed il diritto ad uccidere. Perché? Perché come possiamo vedere lo usano senza se e senza ma, continuamente, contro tutto e tutti. Poi gli ebrei non se ne sono mai andati da quelle terre. Nel 1800, 1700, 1600, 1500, etc.. è sempre esistita una comunità ebraica in Palestina. Gli ebrei ci sono sempre stati e sono sempre rimasti da quando hanno cancellato la nazione. Adesso, nel 1948 gli hanno ridato lo stato di Israele ed il diritto di fare guerra e lo usano dal 1948 ininterrottamente e incessantemente, ogni santo giorno. Aspettiamo che il mondo si rompa i 00 di loro. Cancellazione 2.0. perché l’ebreo crea problemi giganti agli amici, non ai nemici. Finché creano problemi ai nemici andrebbe anche bene. Ma questi creano problemi enormi a tutti.
Augh. Il servizio di intelligence ha parlato.