Manuel Sans Segarra è un medico e chirurgo che, dopo una lunga carriera in ospedale, ha iniziato a interrogarsi profondamente sulla natura della coscienza. Tutto parte da un episodio che lui stesso racconta spesso: la rianimazione di un paziente che era in morte clinica e che, una volta tornato indietro, gli descrisse con sorprendente lucidità ciò che era accaduto mentre “non avrebbe dovuto” essere cosciente. Questo episodio è stato l’inizio di un percorso che lo ha portato a studiare centinaia di casi simili, le cosiddette esperienze di premorte (NDE).
Secondo Sans Segarra, questi racconti non possono essere semplicemente archiviati come allucinazioni o illusioni dovute a mancanza di ossigeno al cervello. Per lui, rappresentano l’indizio più concreto del fatto che la coscienza non dipende totalmente dal cervello. Da qui nasce il cuore della sua teoria: l’esistenza della supracoscienza.
Che cos’è, per lui, la supracoscienza?
Sans Segarra immagina la coscienza come qualcosa che non è confinato nella materia grigia del cervello, ma come una sorta di “campo” o energia che esiste indipendentemente dal corpo. Il cervello sarebbe solo un ricevitore, un elaboratore, non la fonte ultima della consapevolezza.
La supracoscienza sarebbe quindi la nostra vera essenza: qualcosa che esiste prima della nascita, vive dentro di noi durante l’esistenza corporea e continua anche dopo la morte.
Per spiegare questa idea, Sans Segarra fa spesso riferimento alla fisica quantistica: all’idea che l’universo è fatto, prima di tutto, di energia e che nulla si crea o si distrugge, ma si trasforma. In questa visione, anche la coscienza sarebbe una forma di energia che non si estingue.
Ego e supracoscienza: due “livelli” del sé
Un altro elemento importante della sua teoria è la distinzione tra ego e supracoscienza.
L’ego, secondo lui, è la parte di noi che si identifica con il corpo, con le paure, con il tempo, con i limiti materiali. È la parte che vive nella quotidianità, che si preoccupa, che soffre e che si sente separata dagli altri.
La supracoscienza, invece, sarebbe l’opposto: una dimensione più profonda, serena, connessa, che vede la realtà in modo più ampio. Sans Segarra dice che molti stati interiori particolari — come certe intuizioni profonde, certe sensazioni di unità, o ciò che viene riportato nelle esperienze di premorte — nascono proprio quando questa supracoscienza si manifesta.
Una visione che unisce scienza e spiritualità
Uno degli aspetti più particolari del suo pensiero è che cerca di presentare questa teoria non come un atto di fede, ma come un tentativo scientifico di spiegare fenomeni che la scienza tradizionale fa fatica a inquadrare.
È proprio questo che lo ha reso una figura controversa: da una parte è molto apprezzato da chi cerca un ponte tra scienza e spiritualità; dall’altra è criticato da vari scienziati perché l’uso della fisica quantistica in queste interpretazioni viene considerato, a volte, troppo libero o speculativo.
In che modo questa teoria influisce sulla vita quotidiana?
Sans Segarra sostiene che riconoscere l’esistenza della supracoscienza cambia profondamente il modo di vivere. Se la coscienza non muore, allora la morte perde la sua funzione di “fine assoluta” e la vita assume un senso diverso, meno dominato dalla paura e più orientato alla crescita interiore.
Per lui, il percorso umano è un cammino che porta dall’identificazione con l’ego alla scoperta della supracoscienza: un processo che può portare maggiore serenità, senso di scopo e una comprensione più profonda di se stessi e degli altri.

Manuel Sans Segarra è un medico e chirurgo spagnolo, noto anche come divulgatore su temi come la coscienza, la vita dopo la morte e le esperienze di premorte (NDE). Ecco chi è:
- Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Barcellona.
- È stato primario del servizio di Chirurgia Generale e Digestiva presso l’Ospedale Universitario di Bellvitge.
- È stato un pioniere nell’uso della laparoscopia in chirurgia generale.
- È anche docente (professore associato) presso l’Università di Barcellona.
- Ha iniziato a interessarsi alle NDE dopo aver rianimato un paziente che aveva avuto una “morte clinica” in un incidente: il paziente gli ha raccontato l’esperienza vissuta durante quel momento critico.
- Da allora ha condotto studi e ricerche su cosa chiama “supracoscienza”: una coscienza non locale, che esisterebbe al di là del corpo fisico e della mente.
- Ha scritto diversi libri su questi temi, tra cui La supraconscienza esiste (“La Sopracoscienza esiste / Vida después de la vida”).
- Nel 2025 è entrato come membro numerario nella Royal European Academy of Doctors (RAED), con un discorso intitolato “La supraconscienza: nostra realtà esistenziale”.



Il chirurgo è ignorante e non ha studiato. La morte del cervello non avviene per arresto cardiaco. Il cervello continua a vivere per circa 3 o massimo 5 minuti, dopo riceve danni irreversibili. Se non si rianima una persona in meno di tre minuti, la carenza di ossigeno danneggia il cervello in modo permanente. Arresto cardiaco, il cervello per compensare libera e rilascia TUTTI i neurotrasmettitori possibili immagazzinati nelle VESCICOLE SINAPTICHE. esattamente ciò che fanno LE DROGHE PIU BUONE. 😉
“Il cervello continua a vivere per circa 3 o massimo 5 minuti, dopo riceve danni irreversibili.” Hahahahahaah muoio!! Tutto quello che vi dicono è falso !!!!
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/tarquinia-anziano-risveglia-infarti-sindrome-lazzaro_101268304-202502k.shtml
Questo è un caso ma ce ne sono anche di 20 ore e addirittura 48 ore senza alcun danno. Buon risveglio