Una verità storica scomoda emerge dal confronto tra papiri funerari e Sacre Scritture: la Legge divina del Sinai non è un’invenzione dal nulla. È un adattamento monoteista di un codice morale egizio già esistente da oltre tre secoli.
Siamo abituati a immaginare Mosè sul Monte Sinai, la barba al vento, mentre riceve da Dio le tavole della Legge: dieci comandamenti incisi nel fuoco, regole eterne e universali — non uccidere, non rubare, non mentire, onora il padre e la madre… parole che da millenni modellano la coscienza morale dell’Occidente.
Ma cosa accadrebbe se scoprissimo che quelle stesse parole erano già scritte oltre tre secoli prima, sulle pareti delle tombe egizie e sui papiri funerari dei faraoni?
Molto prima della nascita di Mosè, i sacerdoti di Tebe recitavano le “Confessioni Negative” del Libro dei Morti: 42 dichiarazioni di innocenza che ogni anima pronunciava davanti al tribunale di Osiride: Non Rubare, Non uccidere, Non mentire, Non compiere atti impuri, etc.. tutto era già stato scritto . Lo stesso identico ambito morale dei Dieci Comandamenti.
Il parallelismo non è un dettaglio o una somiglianza casuale: le corrispondenze testuali sono così precise da essere inequivocabili. La coscienza morale attribuita a Mosè e alla Bibbia affonda le radici nell’antico Egitto, non sul monte Sinai. Mosè non riceve da Dio i 10 comandamenti ma prende un codice antico, lo riformula e lo presenta come rivelazione divina.
In sostanza, ciò che leggiamo oggi come Legge divina non è altro che un antico “copia e incolla” trasposto in chiave monoteista: un adattamento di norme già consolidate, trasformate nel tempo in un mito sacro.
Il Confronto Testuale che Imbarazza le Teologie






Questi testi risalgono al Nuovo Regno egizio (circa 1550–1069 a.C.), quindi almeno tre secoli prima della data tradizionale dell’Esodo. Non si tratta di frammenti isolati: sono testi codificati, diffusi, copiati nei papiri funerari di nobili e scribi, e conosciuti in tutto l’Egitto.
Quella che le religioni abramitiche considerano la consegna diretta di Dio all’uomo, la pietra angolare della morale occidentale, non sarebbe altro che una rielaborazione di testi sacri egizi. Una verità scomoda, ma inoppugnabile sul piano filologico e storico: i Dieci Comandamenti non furono rivelati, ma copiati. O, per usare un termine più accademico, “rielaborati in contesto monoteistico”.
Mosè il Plagiario: Il Principe che riciclò la Sapienza Egizia
La Bibbia stessa, in Atti 7:22, fornisce la pistola fumante:
“Fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani” (Atti 7:22).
Come principe della corte faraonica, Mosè aveva accesso ai sacri testi riservati a sacerdoti e scriba. Studiò il Libro dei Morti, imparò le 42 Confessioni Negative che ogni anima doveva pronunciare davanti al tribunale di Osiride.
Nel Libro dei Morti, le 42 Confessioni Negative venivano pronunciate davanti a 42 giudici divini (a volte chiamati “i 42 dèi della giustizia” o “grandi dèi del tribunale di Osiride”). Ogni giudice rappresentava un aspetto della legge cosmica o della moralità, e ogni confessione corrispondeva a un’azione negativa che il defunto dichiarava di non aver compiuto davanti a quel giudice divino.
Decenni dopo, guidando un popolo di ex-schiavi verso la libertà, aveva bisogno di un codice fondativo, di una legge che fornisse un’identità e una struttura sociale. E a quale modello attingere, se non al più avanzato e solido codice etico che conosceva? Quel codice, però, era intriso di politeismo e legato a un rituale funerario. L’operazione di Mosè fu quindi di straordinario ingegno politico-religioso: prese il contenuto etico egizio e lo “impacchettò” in una drammaturgia monoteistica di potenza inaudita – la teofania del Sinai.
La Trasformazione Geniale: da Osiride a Yahweh
L’atto di plagio fu, in realtà, un colpo di genio.
- In Egitto: Le regole servivano al defunto per difendersi davanti a 42 giudici divini. Era un’etica comunitaria e finalizzata all’aldilà.
- Nel Sinai: Le stesse regole, date da un unico Dio, servono al popolo per costruire una società. Diventano un’etica comunitaria e finalizzata alla vita terrena.
Mosè non inventò il concetto di “non uccidere”. Lo prese in prestito e spostò l’accento dalla salvezza dell’anima alla giustizia sociale, dalla paura del giudizio dei morti alla responsabilità verso i vivi. Sostituì la bilancia di Osiride con la voce di Yahweh.
Le Prove Materiali: i Papiri che Sfidano la Fede
I testimoni muti di questa rivoluzione storiografica giacciono in teche museali in tutto il mondo. I papiri di Ani, Hunefer e Nebseni, datati al Nuovo Regno (XVI secolo a.C.), mostrano le “Confessioni Negative” scritte in ieratico, nero su bianco. Quando, secondo la cronologia biblica, Mosè salì sul Sinai (XIII secolo a.C.), quelle frasi erano già canoniche da almeno trecento anni. Lui, principe d’Egitto, le aveva viste, lette e studiate.
Mettiamoli a confronto:
📜 Confronto Sinottico: I 10 Comandamenti e il Libro dei Morti
| 1 | Non avrai altri dèi di fronte a me. | ✅ | “Io non ho fatto ciò che gli dèi aborriscono.” | (5) |
| 2 | Non ti farai idolo né alcuna immagine. | ✅ | (Nessun divieto di immagini, ma rispetto per il divino) “Io non ho ostacolato un Dio quando è uscito in processione.” | (7) |
| 3 | Non pronuncerai invano il nome del Signore. | ✅ | “Io non ho bestemmiato in Dio!” | (30, Inf.) |
| 4 | Ricordati del giorno del sabato. | ❌ | (Nessun concetto di giorno di riposo sacro settimanale) | – |
| 5 | Onora tuo padre e tua madre. | ✅ | “Io non ho bestemmiato… mio padre!” “Io non ho oppresso i miei consanguinei.” | (27, Inf.) (4) |
| 6 | Non uccidere. | ✅ | “Io non ho assassinato né ho ordinato di uccidere a tradimento.” “Io non ho ucciso [alcun] uomo a tradimento!” | (7) (18, Sup.) |
| 7 | Non commettere adulterio. | ✅ | “Io non ho fornicato né ho commesso atti impuri…” “Io non ho commesso adulterio con una donna sposata!” | (8) (14, Inf.) |
| 8 | Non rubare. | ✅ | “Io non ho rubato le offerte destinate al tempio…” “Io non ho derubato i defunti delle loro bende.” “Io non ho rubato cibo!” | (7-8) (23, Sup.) |
| 9 | Non pronunciare falsa testimonianza. | ✅ | “Io non sono stato menzognero anziché veritiero.” “Io non sono stato un mentitore!” “Egli vive della Verità…” | (4) (22, Sup.) (35) |
| 10 | Non desiderare la roba d’altri. | ✅ | “Io non sono stato invidioso!” “Io non sono stato rapace!” “Io non sono stato un ladro di terre!” | (16, Sup.) (17, Sup.) (31, Sup.) |
La somiglianza è quasi imbarazzante. Persino il tono è lo stesso: un elenco morale, netto, senza sfumature. Solo la prospettiva cambia: per gli Egizi, era una difesa dopo la morte; per gli Ebrei, una guida durante la vita. Ma l’essenza — la distinzione tra il bene e il male — è la stessa.
L’Egitto come madre spirituale
Gli archeologi non hanno dubbi su un punto: il popolo ebraico ha vissuto in Egitto per secoli, assimilando la lingua, i simboli e parte della religione locale.
Quando Mosè portò via il suo popolo, non portò solo la libertà, ma anche la cultura egizia nel suo bagaglio spirituale e culturale.
Le prove incise nella pietra
I papiri del Libro dei Morti di Ani e Nebseni, conservati al British Museum, mostrano chiaramente che già nel XVI secolo a.C. esistevano formule come:
“Non ho ucciso uomini.”
“Non ho rubato ciò che appartiene agli altri.”
“Non ho detto menzogne contro il mio prossimo.”
Quando Mosè — se accettiamo la cronologia biblica — sale sul Sinai (circa 1250 a.C.), quelle frasi erano già vecchie di tre secoli. E lui, che era cresciuto in Egitto, non poteva non conoscerle.




La bibbia è più recente, di quel che si creda, è del 195 AC circa, fu raffazzonata in pochi anni, scopiazzando qua e la, poi fu presentata alla Biblioteca di Alessandria ai dotti dell’epoca, perchè gli ebrei venivano presi in giro dagl’altri popoli in quanto pensavano soltanto a fare i commercianti, ma non producevano ne arte, ne cultura, ovvero, tutto ciò che allora era considerata civiltà.
Se leggete “L’Epopea di Gilgamesh” un testo babilonese, del tremila AC giudicato il primo romanzo nella storia dell’umanità, c’è un capitolo che troverete quasi IDENTICO alla storiella di Noè & il diluvio, con tanto di arca, animali, piogge, etc… che dunque è stata evidentemente plagiata dagli ebrei e non solo: in alcune parti, copiata pari pari.
Il prurito da “Codice Da Vinci” purtroppo torna a colpire.
Chi mette in giro queste menzonge è persona molto colta ed intelligente, che sa mentire in modo assai accurato. Qual’è lo scopo di questo complesso lavoro? Sradicare ed allontanare sempre di più i post cristiani dal cristianesimo. Gli sradicati non credono in nulla. Chi non crede in niente è più facile da comandare e soprattutto da …STERILIZZARE.
In Russia lo hanno ben compreso. Ecco perché vengono realizzate (consacrate) tre nuove chiese, in media, al giorno:
https://www.settimananews.it/ecumenismo-dialogo/russia-forte-rinascita-della-chiesa-ortodossa/
A cosa serve tornare alle proprie radici cristiane dopo un secolo di “ateismo di Stato”? Vi basti sapere che i cristiani in Russia hanno una demografia prorompente. Gli “altri” fanno meno di due figli in media per donna. Ed anche due non sono sufficienti ad evitare l’ESTINZIONE.
Aimè, converrebbe ricredersi per non soccombere come popolo.
a loro non li accusa nessuno di plagio?😂🤣
2mila anni di inganni