Nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2025, una tragedia ha colpito le strade di Chengdu, in Cina. Un’auto elettrica Xiaomi SU7 Ultra, modello di punta della recente gamma automobilistica del colosso tecnologico cinese, si è trasformata in una trappola mortale per il suo conducente.
Erano circa le tre del mattino. Le telecamere di sorveglianza e i cellulari dei testimoni riprendono la scena: la vettura, lanciata ad alta velocità, perde il controllo e si schianta violentemente contro un divisorio stradale. È questione di attimi: dopo l’impatto, l’auto prende fuoco. Ma ciò che rende il tutto ancora più tragico è quello che accade nei minuti successivi. Le portiere non si aprono. La persona al volante, intrappolata all’interno, non riesce a uscire. Il fuoco divampa, le fiamme consumano la carrozzeria in pochi istanti.
Alcuni passanti si avvicinano disperati, provano a rompere i vetri, a forzare gli sportelli, persino con un estintore. Ma nulla riesce a fermare l’incendio. Nulla riesce a salvare la vita dell’uomo all’interno. Il video — che potrai vedere più sotto — mostra l’impotenza di chi assiste, e la crudeltà silenziosa di una macchina che non risponde più a nessun comando umano.
L’auto si è comportata come un guscio ermetico. Le portiere bloccate hanno impedito ogni tentativo di fuga. Il conducente è morto carbonizzato.
Il giorno stesso, le azioni di Xiaomi in Borsa hanno subito un forte crollo, perdendo complessivamente l’8,7% dopo la diffusione delle immagini del grave incidente. Il titolo, già sotto pressione dopo un altro grave incidente avvenuto ad aprile (dove morirono tre giovani studentesse a bordo di una SU7 in modalità guida assistita), ha subito un tracollo. I social media cinesi si sono scatenati. Migliaia di commenti, indignazione, paura. E una domanda che ora pesa più di ogni altra: quanto sono davvero sicure queste auto intelligenti?
La SU7 è una berlina elettrica performante, con prezzo base intorno ai 30.000 euro e versioni che superano i 60.000. È stata presentata come il simbolo dell’innovazione cinese, lanciata con lo slogan della mobilità sostenibile e del design futuristico. Ma questo futuro — per chi era alla guida quella notte — si è trasformato in un incubo.
Un’auto che non permette l’uscita in caso d’emergenza, che diventa una cella infuocata, è un fallimento progettuale, umano, ingegneristico. Xiaomi ha dichiarato di stare collaborando attivamente con le autorità per chiarire le cause dell’incidente. Ma il danno è già fatto. La scena, cruda e terribile, è destinata a restare nella memoria collettiva come simbolo di un’era che ha messo l’estetica, la velocità e la tecnologia sopra la sicurezza basilare.
Oggi, mentre l’opinione pubblica cinese si interroga e gli investitori tremano, resta la sensazione di aver varcato una soglia pericolosa. Stiamo delegando sempre più potere alle macchine, ma quando queste smettono di ascoltarci — o si rompono — il risultato può essere fatale.
E il prezzo non è in yuan o in euro. È una vita che non tornerà.


Comprare un’auto elettrica è un po’ come “vaccinarsi” contro il così detto Covid: una roulette russa. Nella migliore delle ipotesi, hai un lieve danno economico, nella peggiore…
D’altro canto i così detti “vaccini” covid, l’alimentazione a base di vermi, grilli e carne coltivata, le auto elettriche e la propaganda LGBT vengono tutte dalla stessa matrice, dalla stessa elite occidentale. Un’elite “spiccatamente satanica” tanto per citare V. Putin. Peccato che la Cina pensi di “cavalcare la tigre” invece di rinchiuderla in gabbia. I cinesi con le auto elettriche ci straguadagnano, ma, in questo modo, non costituiscono una contro narrazione, la quale darebbe loro molto più prestigio di quanto già non ne hanno.