Nella serata di ieri, intorno alle 22, un grave attentato ha colpito Sigfrido Ranucci, noto giornalista e conduttore della trasmissione d’inchiesta “Report” su Rai 3. Due esplosioni hanno distrutto le auto di Ranucci e di sua figlia Michela parcheggiate davanti alla loro abitazione nella frazione di Campo Ascolano, a Pomezia.
Fortunatamente, nessuno è rimasto ferito: Michela era passata a casa appena mezz’ora prima delle deflagrazioni, mentre il giornalista era rientrato poco prima. L’episodio ha scosso profondamente il quartiere, dove il forte boato ha destato allarme tra i residenti.
Le due vetture erano parcheggiate una accanto all’altra e sono state completamente distrutte dall’esplosione. Stando alle prime ricostruzioni, l’ordigno sarebbe stato piazzato sotto l’auto di Ranucci. Gli investigatori, che hanno avviato subito i rilievi tecnici, raccogliendo testimonianze e analizzando i residui esplosivi per ricostruire la natura dell’attentato.
Sul posto sono intervenuti carabinieri, Digos, vigili del fuoco e la scientifica. La Procura ha attivato le verifiche del caso e ha informato il Prefetto. Fonti ufficiali hanno sottolineato che la potenza dell’esplosione sarebbe stata tale da poter uccidere chiunque fosse passato in quel momento, mettendo a serio rischio non solo la famiglia Ranucci ma anche chiunque si fosse trovato nelle vicinanze.
La vita sotto scorta di Sigfrido Ranucci: tra minacce e inchieste scomode
Il giornalista vive sotto tutela da oltre dieci anni, ma dal 2021 è protetto da una scorta 24 ore su 24 a causa delle numerose minacce ricevute nel corso della sua carriera. La figlia Michela era in casa poco prima delle esplosioni, sfuggendo così al pericolo per un soffio. Nonostante la presenza costante della scorta e le rigide misure di sicurezza, Ranucci riesce a mantenere un legame saldo con la famiglia, affrontando però una quotidianità segnata da rischi e tensioni costanti.
Meno di un anno fa, la redazione di Report, il programma condotto da Sigfrido Ranucci, è stata oggetto di gravi minacce a seguito della messa in onda di un servizio sul conflitto israelo-palestinese, realizzato dal giornalista Giorgio Mottola. Queste intimidazioni, definite dallo stesso Ranucci “agghiaccianti”, includevano messaggi minatori che facevano esplicito riferimento all’attentato terroristico avvenuto alla redazione di Charlie Hebdo nel 2015. I messaggi minacciavano una “punizione stile Charlie Hebdo”, evocando dunque scenari di violenza estrema e terrorismo contro i giornalisti coinvolti.
Nonostante la gravità delle minacce ricevute, la redazione di Report ha deciso di non lasciarsi intimidire e ha continuato con determinazione la sua attività di inchiesta giornalistica, trasmettendo recentemente un nuovo servizio sul medesimo tema del conflitto israelo-palestinese, sempre a firma di Giorgio Mottola. L’attentato avvenuto nella serata di ieri, rappresenta un segnale inquietante e preoccupante. Questo episodio sottolinea ancora una volta i rischi concreti e costanti a cui sono esposti i giornalisti d’inchiesta nel loro lavoro quotidiano, rischi che non si limitano più alle minacce verbali ma che sfociano in veri e propri atti di violenza e intimidazione diretta.

L’attentato ha suscitato una vasta ondata di solidarietà da parte di colleghi giornalisti, rappresentanti istituzionali e cittadini, che hanno condannato con fermezza questo grave atto intimidatorio. L’episodio rappresenta un attacco alla libertà di stampa e alla democrazia, valori che Ranucci ha difeso con la sua attività investigativa.
Le indagini proseguono per identificare i responsabili e accertare i motivi dell’attentato, mentre le misure di sicurezza per il giornalista e la sua famiglia sono state ulteriormente rafforzate.
“Questa notte un ordigno è stato piazzato sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L’auto è saltata in aria, danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. Sul posto carabinieri, Digos, vigili del fuoco e scientifica. La Procura di competenza si è attivata per le verifiche necessarie ed è stato avvisato il Prefetto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”


programma protezione precario visto che non ha impedito a qualche
terrorista di applicare l’esplosivo sotto l’auto del professionista
per intimidirlo.