L’attivista ebreo americano David Adler, co-coordinatore generale della Progressive International, ha denunciato pubblicamente di aver subito “torture psicologiche” e trattamenti degradanti durante la sua detenzione da parte delle autorità israeliane. Adler era a bordo della Global Sumud Flotilla, una flottiglia internazionale che tentava di rompere il blocco navale su Gaza.
La flottiglia – composta da circa 40 imbarcazioni e più di 470 attivisti da diversi paesi – è stata intercettata dalle forze israeliane in acque internazionali. Secondo fonti affidabili come Al Jazeera e The Guardian, l’operazione ha portato all’arresto di decine di partecipanti, compresi cittadini statunitensi, europei e australiani.
Detenzione nel Negev
Dopo l’arresto, Adler e altri attivisti sono stati trasferiti nella prigione di Ktzi’ot, nel deserto del Negev, una struttura tristemente nota per il trattamento dei detenuti palestinesi. Adler l’ha descritta come:
“Una prigione nel deserto, una struttura paragonabile a Guantanamo. Per giorni, privati di cibo, acqua, medicine e qualsiasi assistenza legale.”
Durante la detenzione, Adler ha denunciato:
- Privazione di cibo e acqua
- Assenza di assistenza medica e legale
- Isolamento, bendature, legature con fascette
- Maltrattamenti psicologici e umiliazioni pubbliche
David Adler ha descritto le condizioni all’interno del carcere di Ktzi’ot come disumane e sistematicamente oppressive, paragonandole a quelle di un campo di internamento:
“Nei giorni successivi, all’interno di quel campo, noi, come internati – dovrei dire, non era una prigione, era un campo di internamento – subimmo violazioni seriali e sistematiche dei nostri diritti più elementari. Non avevamo, a intermittenza, accesso a cibo, acqua, mai una doccia.”
Secondo Adler, i detenuti nordafricani sono stati presi di mira con particolare brutalità:
“Furono portati fuori dalle celle con pastori tedeschi e pistole puntate alla testa, ammanettati mani e caviglie, bendati e messi in isolamento. Per farli tornare, abbiamo dovuto radunarci come blocco di celle.”
Le condizioni mediche erano altrettanto gravi. Il trattamento sanitario veniva negato anche in casi di emergenza:
“C’è stata una privazione sistematica di farmaci salvavita, tra cui l’insulina. Una delle donne nei blocchi di celle ebbe un’infezione renale così grave da svenire due volte. Le è stato negato l’accesso ai farmaci per due giorni.”
Furti e umiliazioni
Adler ha raccontato che al momento dell’arrivo al porto di Ashdod:
“Ci hanno rubato tutto: gioielli, anelli, oggetti personali. Li hanno strappati dalle nostre borse e buttati via o confiscati.”
Un episodio particolarmente scioccante è legato all’incontro con Itamar Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale, noto per le sue posizioni di estrema destra. Adler racconta:
“Si sono chinati e hanno visto il mio passaporto, su cui era scritto il mio nome completo, David Rashi Kremen Adler, e mi hanno chiesto se fossi ebreo. Ho risposto di sì. Mi hanno tirato per un orecchio e mi hanno costretto a chinarmi e fissare la bandiera dello Stato di Israele, in attesa che il ministro Ben-Gvir venisse a chiamarmi ‘terrorista’ in faccia.”
Secondo Adler, lui e altri attivisti sarebbero stati:
“Fatti sfilare in fila, ammanettati, davanti a fotografi e politici israeliani come Ben-Gvir, che ci ha usati per propaganda.”
Tra gli attivisti arrestati a bordo della Global Sumud Flotilla figurava anche Mandla Mandela, membro del Parlamento sudafricano ed ex primo ministro provinciale, nonché nipote di Nelson Mandela. Mandela è stato detenuto per sei giorni in una prigione israeliana prima di essere rilasciato e trasferito in Giordania.
Nel suo racconto, ha descritto le modalità del fermo come un’umiliazione studiata:
“Siamo stati ammanettati con delle fascette strette dietro la schiena, fatti scendere dalle nostre barche e messi sul palco, fatti sfilare davanti a tutti gli israeliani e ai loro alleati in Europa, in Occidente e alla comunità globale.
Ma non è niente in confronto a ciò a cui i palestinesi sono sottoposti quotidianamente. Siamo stati rapiti in acque internazionali. I palestinesi vengono attaccati, mutilati e uccisi.
Sebbene a molti dei nostri compagni sia stata offerta l’opportunità di fare la doccia, hanno fatto in modo che alla delegazione sudafricana questa opportunità venisse negata. Ma abbiamo capito benissimo il perché: perché siamo una nazione che ha osato, attraverso il nostro governo, portare l’Israele dell’apartheid davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.
Il consolato americano si volta dall’altra parte
Adler ha criticato duramente il comportamento del governo USA durante e dopo la detenzione:
“Quando sono arrivati i funzionari consolari USA, ci hanno detto: ‘Sapete una cosa, ragazzi? Siete soli. Non c’è niente che possiamo fare per voi. Ora siete nelle mani di Israele.’“
Alla liberazione, avvenuta in Giordania, ha aggiunto:
“Il console ci ha detto: ‘”Non siamo le vostre babysitter. Non vi forniremo cibo, acqua, vestiti, hotel, trasporti. Il massimo che possiamo fare per voi è farvi accompagnare all’aeroporto dai giordani. Vi lasceremo senza cellulari né soldi. Siete soli’”
Adler sostiene che mentre altre delegazioni sono state assistite, quella statunitense è stata abbandonata a se stessa:
“Il nostro governo non ci tutela. Serve lo Stato di Israele.”
Il trattamento riservato agli attivisti internazionali, secondo Adler, sarebbe solo la punta dell’iceberg:
“Quello che è successo a noi – bianchi occidentali, operatori umanitari – è solo una frazione di ciò che vivono i palestinesi ogni giorno.”
“11.000 palestinesi sono stati rapiti da Gaza. Le condizioni che abbiamo vissuto sono la norma per loro.”
La Global Sumud Flotilla aveva come obiettivo quello di denunciare e rompere il blocco navale su Gaza, attivo dal 2007. Il blocco limita pesantemente il passaggio di beni e persone, contribuendo in modo diretto alla grave crisi umanitaria nella Striscia.
Fonti:
- Al Jazeera – US activist alleges psychological torture by Israel
- The Guardian – Australian Gaza flotilla activists detained by Israel
- Adalah – Legal support for detainees refusing forced deportation
- democracynow – https://www.democracynow.org/2025/10/9/gaza_flotilla



semmai un domani venisse istituito un secondo Processo di Norimberga, queste denunce andrebbero fatte per dimostrare
le falsità delle accuse di antisemitismo in atto. Israele ci campa
con questi abusi ritenuti legittimi. Idem chi non si oppone ma
ci governa.