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Adolf Hitler e la grande guerra: uno stralcio inedito del genio del male

Posted on lunedì 5 Dicembre 2022giovedì 8 Maggio 2025 By Grande inganno 1 commento su Adolf Hitler e la grande guerra: uno stralcio inedito del genio del male

Hitler nasce in Austria nella città di Braunau am Inn il 20 aprile 1889. Era alto quasi un metro e ottanta e nonostante le foto in bianco e nero non rendano esattamente bene l’aspetto i suoi occhi erano azzurri e i capelli erano castano chiari. Molte delle persone che lo incontrarono rimasero colpite dagli occhi. Furono descritti come scintillanti, ipnotici, dominanti. Oggettivamente, i bulbi oculari di Hitler erano prominenti, e lui ne era consapevole. Aveva studiato come guardare le persone per massimizzare l’effetto dei suoi occhi.

Goebbles scrisse in proposito del suo primo incontro con Hitler:

“Mi strinse la mano. Come un vecchio amico. E quei grandi occhi azzurri. Come stelle. Era contento di vedermi. Ero in paradiso. Quell’uomo aveva tutto il necessario per essere un re.”

Leon Degrelle nel suo articolo “The Enigma of Hitler” scrisse:

“Hitler aveva profondi occhi azzurri che molti trovavano ammalianti, ma non io.”

Martha Eccles Dodd, giornalista e scrittrice americana, scrisse nel suo libro “Through Embassy Eyes”:

“La prima occhiata mi diede l’impressione di un viso debole e morbido, con le borse sotto gli occhi, le labbra carnose e una struttura ossea facciale molto piccola. I baffi non sembravano così ridicoli come apparivano nelle foto – in effetti, quasi non li ho notati; ma immagino che sia perché ero già abbastanza abituata a queste cose all’epoca. Come è stato spesso detto, gli occhi di Hitler erano sorprendenti e indimenticabili: sembravano di colore blu pallido, erano intensi, decisi, ipnotici.

Certamente gli occhi erano la sua unica caratteristica distintiva. Potevano esprimere furia, fanatismo e crudeltà; potevano essere mistici, pieni di lacrime e pungenti. Quel particolare pomeriggio era eccessivo, informale, aveva un certo fascino pacato, quasi tenero nella parola e nello sguardo”

Il suo avvocato Hans Franz, nello scrivere una propagandistica biografia di Hitler, gli attribuì i capelli biondi.

ADOLF HITLER E LA GRANDE GUERRA

Prima della sua ascesa al potere in Germania grazie al suo Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP), divenendo Führer della Germania dal 1934 al 1945, il giovane Adolf pittore austriaco naturalizzato tedesco, partecipò attivamente alla prima guerra mondiale.

Il 3 agosto 1914, due giorni dopo che la Germania aveva dichiarato guerra alla Russia, appena ricevuta la notizia che la Germania aveva dichiarato guerra anche alla Francia, Hitler scrisse di proprio pugno una formale petizione al re Ludovico III di Baviera chiedendo di esser arruolato volontario nell’esercito bavarese seppur di nascita austriaca e privo ufficialmente di fissa dimora e apolide (Un apolide (dal greco a-polis “senza città”) è un uomo o una donna che non possiede la cittadinanza di nessuno stato.).

Con ogni probabilità il monarca non lesse la lettera, che venne processata da un segretario. Tuttavia, nonostante le pregiudiziali relative all’apolidia, alla mancanza di fissa dimora, alla nazionalità austriaca e, non ultima, la riforma alla visita di leva, la richiesta di Hitler venne accolta.

Il 16 agosto 1914, quando l’Impero tedesco era ormai entrato nella prima guerra mondiale, Hitler si arruolò come volontario a 25 anni nell’esercito bavarese del Kaiser Guglielmo II, venendo assegnato nella 1ª Compagnia del 16º Reggimento di Fanteria “List“, appartenente alla 6ª Divisione di Riserva. In quello stesso reggimento militava anche il suo futuro Reichsleiter (successivamente definito “delfino” di Hitler) Rudolf Hess, a quell’epoca un tenente. Ottenne il grado di caporale e prestò servizio attivo in Francia e Belgio come staffetta portaordini (Ordonnanz). Contrariamente alla letteratura hitleriana successiva, il reggimento List non è stato un laboratorio del nazismo: solo il 2% dei commilitoni si iscriverà poi al partito e molti soldati volontari erano di religione ebraica, autorizzati a praticare tra le trincee i loro riti.

Durante il servizio militare, Hitler si dimostrò un soldato coraggioso e probo: a differenza degli altri commilitoni rifiutava le sigarette e gli alcolici, non chiedeva licenze, non riceveva mai né lettere né pacchi postali da casa, non dimostrava alcun interesse per le ragazze e non si lamentava mai per i pidocchi, il fango, la sporcizia e il cattivo odore delle trincee. Era inoltre solitario e sembrava voler provare affetto solo a Foxl, il cane randagio da lui adottato prima di partire per il fronte. Al contrario, alcuni suoi soldati lo descrivevano anche in preda ad esaurimenti nervosi: infatti lo si vedeva dapprima immerso nei suoi pensieri con le mani appoggiate sulla testa e all’improvviso scattare imprecando contro i “nemici interni del popolo tedesco”, ossia gli ebrei e i marxisti.

Dopo un formale addestramento di due mesi, il reggimento di Hitler venne inviato al fronte, in Francia, a Lilla, come unità di rinforzo, ed Hitler si dimostrò per tutto il corso della guerra un’eccellente staffetta portaordini.

Il 29 ottobre del 1914 debuttò sul campo ai margini della prima battaglia di Ypres, nel villaggio fiammingo di Gheluvelt. Nel Mein Kampf scriverà di essere stato l’unico sopravvissuto di quella sortita; i documenti, però, fissano a soli tredici i soldati caduti: la vera mattanza di tedeschi avviene a dieci chilometri di distanza e in giorni differenti. In ogni caso, il reggimento in cui militava Hitler ne uscì decimato: in base a quanto si legge nei registri militari ufficiali dell’epoca, di tremila soldati ne rimasero vivi soltanto seicento.

(Nel 1923, venne arrestato e incarcerato per aver tentato di rovesciare il governo tedesco. Il processo gli portò fama e seguaci. Negli anni di prigionia che seguirono, Hitler espose le sue idee politiche in un libro intitolato Mein Kampf, “La mia battaglia”.)

Nel corso del 1915 Hitler e i suoi commilitoni combatterono a Neuve Chapelle e a Baupame, sul fiume Somme. Il 7 ottobre 1916, mentre stava per consegnare un messaggio agli ufficiali impegnati sulla linea di Ligny-Thilloy, fu ferito alla coscia sinistra da una scheggia di granata durante la battaglia della Somme e fu ricoverato per due mesi nell’ospedale militare di Beelitz, 50 chilometri a sud di Berlino. Essendosi distinto in combattimento fu decorato con la Croce di Ferro di seconda classe (2 dicembre 1916) e quindi di prima classe il 14 agosto 1918. Quest’ultima onorificenza era all’epoca raramente usata per premiare militari di truppa, in particolare sottufficiali.

Il 5 marzo 1917, cinque mesi più tardi, tornò sul campo di battaglia e combatté tutte le più sanguinose battaglie sul fronte delle Fiandre, tra cui la terza battaglia di Ypres, la battaglia di Lizy sul fiume Aisne, la battaglia di Arras e la battaglia di Passchendaele. Al processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti, nel 1946, la testimonianza dell’ufficiale che svolse le mansioni di aiutante di campo del comandante del reggimento in cui Hitler militava asserì che

“[…] per il suo coraggio era stata avanzata la proposta circa la promozione di Hitler a sottufficiale, ma il comandante aveva poi soprasseduto perché non era riuscito ad individuare, in quel soldato taciturno che parlava da solo tra sé, le richieste doti di comando”.

Tuttavia, ammise anche che Hitler era divenuto fiduciario di ufficiali, quali i futuri gerarchi Röhm e Mayr, che lo trovarono

“stranamente idoneo a risollevare il morale dei commilitoni frustrati dall’imminente sconfitta e influenzabili dalla propaganda spartachista (comunista)”

Per lunghi mesi scompare dalla prima linea, ma di guarnigione a Wavrin e si innamora di una contadina francese di 17 anni di nome Charlotte Lobjoie (conosciuta probabilmente nella primavera 1917), alla quale regala diversi acquarelli che lei conserverà in un granaio. Il 28 settembre 1918, dopo aver trascorso due settimane di congedo a Berlino, Hitler fu ferito da una scheggia in una trincea nel villaggio di Marcoing durante la battaglia di Cambrai-San Quintino in Francia, mentre era in corso un assalto a sorpresa da parte di un plotone britannico del Reggimento Duca di Wellington. Uno dei soldati del reggimento, Henry Tandey, vedendo Hitler ferito e incapace di difendersi, decise di risparmiargli la vita dopo averlo tenuto sotto tiro, gesto che fu confermato dallo stesso soldato anni dopo:

“Non potevo sparare ad un uomo ferito, così l’ho lasciato andare. Dio sa quanto mi dispiace averlo risparmiato”.

La sera del 13 ottobre 1918, presso Werwich, fu intossicato temporaneamente da un attacco di gas iprite, che lo lasciò cieco per tre giorni. Due giorni dopo, il 15 ottobre, venne ricoverato all’Ospedale Militare di Pasewalk dove, secondo alcune fonti, apprese la notizia della sconfitta tedesca del 9 novembre. Hitler rimase in convalescenza a Pasewalk per altri ventinove giorni, da dove venne dimesso il 21 novembre, ma i registri sanitari e la cartella clinica del futuro dittatore vennero distrutti dalla Gestapo nell’estate 1933, dopo che Hitler ebbe instaurato la dittatura rendendo il partito nazista l’unico ammesso in Germania (Decreto del 14 luglio 1933). Il direttore medico-militare dell’ospedale era il noto psichiatra Edmund Forster che – nella versione ufficiale – si suicidò nella propria abitazione di Greifswald l’11 settembre 1933.

La versione della vicenda in possesso dal 1943 dei servizi segreti statunitensi, riporta invece una verità diversa: Hitler a Pasewalk soffriva di una rara forma di psicosi nota col termine scientifico di “cecità isterica”, forse imputabile alla dura vita di trincea che da quattro anni era costretto a subire. Il dottor Edmund Forster, per spronarlo, utilizzava metodi molto poco ortodossi, arrivando anche a pesanti diverbi verbali. In base a questi dati, si può spiegare il motivo della distruzione della cartella clinica di Hitler da parte della Gestapo e la versione della morte di Forster per omicidio e non suicidio come ufficialmente decretato.[56] Nonostante l’esperienza della guerra lo abbia reso convinto di essere dotato di una sorta di “protezione divina” in virtù di una “missione salvifica da compiere per il bene della nazione”,[57] è durante la degenza a Pasewalk che matura l’idea di dover buttarsi in politica al fine di conquistare il potere:

“Quando mi trovai costretto a giacere a letto, nell’immobilità, stringendo dalla rabbia il cuscino, alla notizia dell’armistizio, mi colpì la certezza che avrei liberato la Germania e l’avrei resa nuovamente grande. Seppi immediatamente che ciò si sarebbe immancabilmente realizzato”, afferma testualmente Hitler nel Mein Kampf.

In realtà, oramai la Germania era al collasso economico e alla fame, per via del blocco navale inglese. In aggiunta, il presidente statunitense Woodrow Wilson, il 24 ottobre 1918 aveva affermato che il Governo degli Stati Uniti teneva in pugno tutti i governi dei Paesi della Triplice Intesa, fortemente indebitati con gli Stati Uniti per via delle spese belliche e che tali paesi si sarebbero “uniformati” alle decisioni statunitensi in tema di pace negoziale. Aveva inoltre ribadito che non avrebbe trattato col governo imperiale tedesco, ma soltanto con un governo democraticamente eletto dal popolo tedesco; e che

“[…] se i capi dell’esercito germanico e gli autocrati monarchici fossero rimasti al potere, la Germania sarebbe stata costretta alla resa senza condizioni, com’è costume dell’esercito statunitense, o tutt’al più un armistizio temporaneo, preludio di una quasi certa ripresa delle ostilità, una nuova guerra che la Germania non si sarebbe certo potuta permettere”.

In un colloquio con Albert Speer al Berghof nel 1943, allorché Speer descrisse un episodio noto come gli “Angeli di Mons“, Hitler raccontò un episodio “paranormale” che capitò a lui stesso pressappoco nel medesimo periodo:

“Stavo consumando la mia misera cena in trincea, insieme a parecchi commilitoni. All’improvviso, mi parve d’udire una sorta di voce che mi diceva: “Alzati e allontanati di qui!”. Era così chiara e insistente che io obbedii automaticamente, come a un ordine militare. Al che mi alzai immediatamente in piedi e camminai per una ventina di metri lungo il bordo della trincea, portandomi appresso il gavettino con la cena. A questo punto mi sedetti e ricominciai a mangiare, poiché la mia mente era nuovamente in pace. Mi ero appena sistemato quando un lampo accecante, misto a un’assordante deflagrazione esplosero nella parte di trincea che avevo appena lasciato. Una granata vagante aveva dilaniato il gruppo di soldati coi quali stavo precedentemente cenando e nessuno era sopravvissuto. Fu in quel preciso istante che capii di godere della protezione divina”.

Un suo commilitone, tal Mende, confermò quanto riferito da Speer al processo di Norimberga affermando:

“[…] a questo proposito, mi viene in mente una strana profezia che Hitler mi fece poco prima del Natale del 1915. In quell’occasione, Hitler asserì che a un certo momento, nel giro di qualche anno, avremmo udito molto a suo proposito; avremmo sentito parlare tanto di lui, era solo questione di tempo: dovevamo solo attendere che quel momento fosse arrivato”.

Durante la guerra Hitler acquisì un appassionato patriottismo tedesco, anche se non era un cittadino dell’Impero tedesco (un aspetto a cui non pose rimedio fino al 1932). Il rapido succedersi degli eventi lo ferirono profondamente: ai primi di novembre 1918, con la definitiva sconfitta dell’Impero austro-ungarico a opera del Regno d’Italia in seguito alla battaglia di Vittorio Veneto, assistette alla disintegrazione etnica e territoriale dell’impero asburgico. Fu reso noto che il governo austriaco avrebbe permesso il transito dell’esercito italiano attraverso il Vorarlberg per invadere la Baviera, aprendo così un secondo fronte di guerra.

Domenica 10 novembre 1918, all’ospedale militare di Pasewalk, una città della provincia tedesca di Pomerania, il caporale Hitler ed altri suoi commilitoni del 16º reggimento bavarese di fanteria appresero notizie confuse sul crollo politico della Germania ad opera di un pastore protestante di Berlino che aveva il compito di assistere spiritualmente i feriti. Hitler visse in prima persona il crollo politico della Germania quando, all’inizio di novembre, rifiutando l’abdicazione, il kaiser fuggì da Berlino e si rifugiò nel quartier generale del comando supremo dell’esercito a Spa, sul fronte occidentale, dove i generali in capo, Paul von Hindenburg ed Erich Ludendorff, consultatisi con il loro collega Erich von Falkenhayn, gli comunicarono che non potevano dirsi certi della fedeltà dell’esercito e della lealtà delle truppe, consigliandogli la doppia rinuncia, al trono di Germania e anche a quello di Prussia.

Hitler rimase disperatamente sconvolto dalla capitolazione tedesca nel novembre 1918, quando l’esercito, a suo dire, non era stato sconfitto (anche il neoeletto presidente Friedrich Ebert pronunciò tali parole nel discorso con cui, a Berlino, ricevette i reduci dal fronte, qualche settimana dopo), occupava tuttora una notevole porzione di territorio francese, era superiore ai nemici per innovazione nell’armamento, nella tattica e nella strategia, tanto che nel Mein Kampf, un lustro dopo, scriverà

“[…] in un conflitto prossimo venturo, se la vittoria non arriderà affatto alle armi tedesche, sarebbe di gran lunga preferibile avere un crollo militare prima di un crollo politico” (il che effettivamente si ebbe nel 1945).

Egli, come molti altri nazionalisti, incolpò gli ebrei di avere attizzato focolai rivoluzionari bolscevichi, che avrebbero minato dall’interno la resistenza dei soldati al fronte e indotto i politici (i “criminali di novembre”) alla resa e alla sottoscrizione del trattato di Versailles.

Hitler e i suoi commilitoni del reggimento “List” vennero ritirati dal fronte delle Fiandre a fine novembre 1918 e rientrarono a Monaco di Baviera all’inizio di dicembre, trovandola in preda alla rivoluzione comunista che nel frattempo era scoppiata come in altre città tedesche.

Dopo la sconfitta della Germania venne dismesso dall’ospedale militare, Hitler fece ritorno nella caserma del suo reggimento, a Monaco, in attesa di ordini e trovò la Baviera in piena rivoluzione. Il caos e l’anarchia rendevano impossibile identificare una legittima autorità governativa.

FONTE
https://www.facebook.com/primaguerramondiale.it/posts/adolf-hitler-e-la-grande-guerrabraunau-am-inn-20-aprile-1889-berlino-30-aprile-1/1941623465850215/ – Raccolta storico-militare a carattere informativo-divulgativo sulla Grande Guerra del 1914-1918.

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Comment (1) on “Adolf Hitler e la grande guerra: uno stralcio inedito del genio del male”

  1. laurette ha detto:
    martedì 6 Dicembre 2022 alle 19:04

    questo essere diabolico che voleva raggiungere la purezza della razza,
    è stato soppiantato da Bill Gates Musk ecc.ecc. che al suo contrario
    vogliono “purificare ” il mondo intero. Ma la gente non se ne accorge di
    che ci stanno preparando , ovvero una piattaforma unica dove saremo
    tutti controllati ,inclusi i conti correnti.
    Aprile dovrebbe essere il giorno della nostra condanna…
    Francamente spero sia propaganda tipicamente italiana, manifestazioni
    del Ministro Colao di onnipotenza ,ma dopo o ti vaccini o muori ho qualche perplessità.

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