Un tentativo di colpo di stato contro il presidente cinese Xi Jinping sarebbe stato sventato nella notte del 17 gennaio, con l’arresto di due alti ufficiali militari coinvolti nel complotto. Secondo quanto emerso, i presunti organizzatori del piano sarebbero stati Zhang Youxia, vicepresidente della Commissione Militare Centrale (CMC), e Liu Zhenli, capo di stato maggiore dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL). Il piano sarebbe fallito poiché Xi Jinping sarebbe stato avvisato in anticipo, riuscendo così a prendere le necessarie contromisure.
Le fonti sostengono che Xi Jinping sarebbe riuscito a lasciare un hotel governativo prima che i cospiratori arrivassero sul luogo. Secondo quanto riportato, i membri del gruppo avrebbero aperto il fuoco non appena giunti sul sito, ma senza riuscire a colpire l’obiettivo. Sebbene l’operazione fosse stata pianificata per la notte del 18 gennaio, Xi sarebbe stato avvisato in tempo utile e sarebbe riuscito a sottrarsi all’attacco.
A seguito dell’incidente, i due ufficiali coinvolti, Zhang Youxia e Liu Zhenli, sarebbero stati arrestati insieme alle loro famiglie, con un’inchiesta ufficiale aperta dal governo cinese. Pechino non avrebbe ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma il Ministero della Difesa avrebbe annunciato che i due generali sono sotto indagine per “gravi violazioni disciplinari e legali”, una formula utilizzata dal Partito Comunista per indicare sospetti di corruzione o epurazioni politiche.
Un editoriale pubblicato dal quotidiano ufficiale dell’esercito, PLA Daily, avrebbe accusato Zhang Youxia e Liu Zhenli di aver “gravemente calpestato e danneggiato il sistema di responsabilità del presidente”, mettendo così in discussione la leadership di Xi Jinping. L’articolo avrebbe sottolineato come i due generali avrebbero tentato di indebolire il controllo di Xi sulla Commissione Militare Centrale, il massimo organo militare che opera sotto il suo diretto comando, minando così la sua autorità nel settore strategico delle forze armate.
L’incidente ha messo in luce le tensioni interne al Partito e le difficoltà di Xi nel mantenere il controllo su un esercito che, storicamente, ha visto conflitti interni e lotte di potere. Secondo Dennis Wilder, ex responsabile dell’analisi sulla Cina presso la CIA, l’episodio suggerisce che Xi Jinping potrebbe aver visto Zhang come una potenziale minaccia, specialmente alla luce delle precedenti lotte di fazioni nell’esercito. Wilder ha dichiarato che Xi avrebbe temuto che Zhang potesse ottenere un potere eccessivo all’interno dell’esercito, minacciando la sua autorità.
Tuttavia, alcuni analisti invitano alla cautela, suggerendo che non sia chiaro se Zhang e Liu abbiano effettivamente tentato di prendere il potere. James Char, della S. Rajaratnam School of International Studies di Singapore, ha dichiarato: “Dubbio fortemente che Zhang Youxia o chiunque altro nel regime avrebbe avuto la temerarietà di impegnarsi in uno scontro aperto contro Xi Jinping”, notando che il sistema cinese è caratterizzato da rivalità interne di lunga data, piuttosto che da un confronto diretto.
Ja Ian Chong, della National University of Singapore, ha aggiunto che, nonostante le accuse, la posizione di Xi rimane solida, e le sue capacità di controllo rimangono difficili da sfidare all’interno del sistema.
L’inchiesta ha avuto come risultato il progressivo svuotamento della Commissione Militare Centrale, lasciando Xi come unico membro attivo di questo organo fondamentale. Inoltre, è stato nominato un commissario politico per supervisionare i casi disciplinari, consolidando ulteriormente il suo controllo sul potere militare.
Le purge all’interno delle forze armate non sono un caso isolato. Dopo la sua rielezione a presidente nel 2023, Xi ha implementato misure sempre più drastiche per eliminare qualsiasi opposizione interna. Questo episodio segnala che, mentre Xi Jinping continua a consolidare la sua posizione, le sfide interne per il suo controllo non sono ancora del tutto risolte.
Gli sviluppi suggeriscono che Xi possa essere pronto a lanciarsi verso un quarto mandato al congresso del Partito Comunista nel 2027, ma con un crescente interesse internazionale sulle sue politiche interne e sulla stabilità del suo regime.


