Durante un intervento sul canale alternativo Visione TV, Silvana De Mari ha pronunciato un monologo delirante a difesa dello Stato di Israele, mistificando dati, distorcendo eventi storici e riducendo un conflitto tragico a una crociata ideologica.
In un’escalation di semplificazioni e falsità, De Mari si è trasformata in una testimonial improvvisata del sionismo più aggressivo, alimentando una narrativa tossica, revisionista e pericolosamente disumana.
“Non è genocidio perché la popolazione cresce”: un sofisma grottesco
De Mari sostiene che l’offensiva israeliana su Gaza non possa essere definita genocidio, poiché «la popolazione è aumentata di 21.000 unità». Un’argomentazione che sfida il senso logico e la decenza, oltre che il diritto internazionale.
Il genocidio non è misurato da dati demografici assoluti, ma dalla volontà deliberata di colpire un gruppo come tale, anche parzialmente. La Convenzione ONU per la prevenzione del genocidio (1948) non menziona affatto la crescita o decrescita demografica come criterio. Basterebbe uno solo degli atti previsti – uccisioni mirate, gravi lesioni fisiche o psicologiche, misure per impedire nascite o spostamenti forzati – per configurare il reato. Le affermazioni della De Mari sono giuridicamente infondate e moralmente aberranti.
“Tutti gli ospedali di Gaza sono centrali terroristiche”: disinformazione allo stato puro
Un’altra frase gravissima e completamente priva di prove: «Tutti gli ospedali di Gaza sono centrali di Hamas». Una generalizzazione che legittima, nella sua logica, la distruzione indiscriminata di strutture mediche e la morte di operatori sanitari e pazienti. Nessuna indagine indipendente dell’ONU, della Croce Rossa o di Human Rights Watch ha mai convalidato una simile accusa totale. Che in alcuni casi Hamas abbia usato infrastrutture civili è oggetto di dibattito, ma l’assolutismo con cui De Mari giustifica ogni attacco è irresponsabile e disumano.
“Israele è moderato, se volesse potrebbe annientarli tutti”: una giustificazione della forza bruta
Secondo De Mari, Israele meriterebbe addirittura elogi per non aver compiuto un massacro totale, «che avrebbe potuto realizzare in 12 ore». Un’argomentazione che trasforma Israele in uno Stato benevolo. In realtà, Israele è sotto indagine presso la Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e uso eccessivo della forza. L’esercito israeliano ha già causato oltre 37.000 morti dal 7 ottobre 2023, secondo fonti palestinesi e internazionali. Parlare di “moderazione” in questo contesto è cinico e offensivo.
“Hamas impedisce ai civili di rifugiarsi nei tunnel”
De Mari afferma che «Hamas impedisce ai civili di usare i tunnel» di Gaza. Nessuna prova indipendente è mai emersa a supporto di questa affermazione. E anche se fosse, non giustifica i bombardamenti a tappeto che colpiscono civili, bambini, anziani. Non esistono giustificazioni morali per il massacro sistematico di non combattenti o meglio civili, e le “colpe” di Hamas non autorizzano a trattare Gaza come un bersaglio legittimo. La logica della punizione collettiva è proibita dal diritto internazionale umanitario.
“Hamas riceve centinaia di miliardi di dollari al mese”
Silvana De Mari ha affermato che Hamas riceve centinaia di miliardi di dollari al mese senza che nessuno pretenda modifiche ai suoi obiettivi dichiarati di distruzione di Israele. Se questa cifra è certamente esagerata, il nocciolo della questione, ovvero che Hamas riceve ingenti somme di denaro con il consenso, e spesso la mediazione, del governo israeliano, è purtroppo confermato da fonti autorevoli come Haaretz.
Dal 2018, sotto la guida di Benjamin Netanyahu, Israele ha autorizzato il trasferimento di ingenti somme di denaro in contanti provenienti dal Qatar verso la Striscia di Gaza, in quella che è stata definita una strategia di “soldi per silenzio”. L’obiettivo dichiarato era quello di prevenire un collasso umanitario e mantenere una fragile tregua con Hamas, che controlla Gaza, classificato da Israele come organizzazione terroristica. Tuttavia, questi fondi hanno finito per rafforzare proprio Hamas, dimostrando come la linea ufficiale si intrecci spesso con scelte pragmatiche che comportano, di fatto, un sostegno a gruppi militanti.
Il governo israeliano ha difeso questi trasferimenti, arrivando persino a scontrarsi con la Corte Suprema di Israele per mantenere attiva questa politica. Si parla di centinaia di milioni di dollari ogni anno, con un totale che sfiora i miliardi in pochi anni.
Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha recentemente affermato, come si può ascoltare nel video qui sotto, che Israele ha finanziato la creazione del gruppo militante palestinese Hamas. Secondo Borrell, questo sostegno non era altro che una strategia per indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), dominata da Fatah, e per frammentare il movimento nazionale palestinese.
Questa tesi non è recente: già dagli anni ’80 si è discusso del ruolo che Israele avrebbe avuto nel favorire la nascita di Hamas, con l’obiettivo di indebolire l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Il Times of Israel ha riportato come i governi guidati da Benjamin Netanyahu abbiano spesso adottato una strategia di divisione interna, sostenendo indirettamente Hamas per delegittimare Mahmoud Abbas e ostacolare il processo di formazione di uno Stato palestinese.
Netanyahu ha definito “ridicole” queste accuse, sostenendo che i fondi trasferiti servissero solo a prevenire un collasso umanitario. Ma questa giustificazione suona ipocrita se consideriamo il genocidio in corso.
La politica israeliana sotto Netanyahu appare chiara: sostenere Hamas come strumento per frammentare la leadership palestinese, per poi giustificare attacchi militari e repressioni sistematiche contro la popolazione palestinese, mantenendo così un clima di guerra permanente. Questa strategia ha permesso a Netanyahu di rafforzare la propria posizione interna e internazionale, sfruttando la paura e la retorica della minaccia continua, mentre Gaza si trasforma in un laboratorio di guerra senza fine.
L’Unione Europea, con Borrell in testa, ha condannato queste dinamiche, sottolineando che la vera via d’uscita dal conflitto è una soluzione a due Stati, un progetto storicamente osteggiato da Israele.
In definitiva, la creazione e il sostegno implicito a Hamas non possono essere visti come un semplice errore di percorso, ma come parte di un piano calcolato che ha alimentato una tragedia umanitaria e bloccato per decenni ogni prospettiva di pace.
Distorsione storica e criminalizzazione della solidarietà palestinese
L’apice del revisionismo si tocca quando De Mari rievoca episodi di terrorismo avvenuti in Italia — la strage di Bologna del 2 agosto 1980, l’attentato alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982, e l’attacco all’aeroporto di Fiumicino nel dicembre 1973 — attribuendoli genericamente ai “palestinesi” in modo approssimativo e strumentale. Va ricordato che Hamas, fondata solo nel 1987, non esisteva ancora al momento di questi eventi. Inoltre, i tribunali italiani hanno accertato che la strage di Bologna fu opera di un’organizzazione neofascista (NAR) e non dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Usare questi episodi per demonizzare un intero popolo è propaganda da bar, non analisi storica.
Quando l’ideologia sostituisce l’etica
Silvana De Mari si erge a “paladina” dell’Occidente cristiano, ma le sue parole contraddicono ogni principio cristiano di compassione, misericordia e giustizia. L’idea che le sofferenze di Gaza siano auto-inflitte, che i bambini morti siano “statistiche manipolate”, che la colpa ricada sempre e solo su Hamas, è una forma di disumanizzazione del nemico tipica delle peggiori guerre ideologiche.
Silvana De Mari non fa analisi: fa propaganda bellica, mascherata da difesa dell’“Occidente”. Le sue affermazioni sono pericolose non solo perché infondate, ma perché normalizzano la violenza, delegittimano il diritto internazionale e creano un clima di odio etnico e religioso. In un Paese democratico, dove le parole hanno peso, simili dichiarazioni meritano smentite pubbliche e critiche serrate, non applausi, né silenzi.
che bella gente idiota questo accresce ancor di piu il nostro disprezzo verso gli ebrei sionisti
L’Italia è il terzo Paese al mondo in termini di denatalità. Viene dopo la Corea Del Sud e la Spagna. Anche in Italia è in corso un genocidio. Silvana De Mari forse non ne parla poi tanto. Io l’ho letta spesso e non ne ha mai parlato in ciò che io ho letto scritto da lei. Eppure si tratta del problema numero uno del nostro Paese. Dove vive Silvana De Mari, in Piemonte, per ogni quatto funerali vi è un unico battesimo. Lei non mostra di curarsene. Perché mai dovrebbe interessarsi dei palestinesi?
In conclusione, leggiamo Silvana De Mari SOLO per questioni mediche. Anche perché il fegato è un organo molto delicato e… lei non mostra di aver molta pietà per il nostro fegato quando scrive della questione palestinese.