Un libro di norme religiose ebraiche intitolato “La legge del re” consentirebbe l’uccisione di bambini basandosi su interpretazioni dell’Antico Testamento e di fonti legislative ebraiche. Il quotidiano Maariv ha rivelato che il libro, di 230 pagine, è stato scritto da due rabbini: Yitzhak Shapira, preside della scuola religiosa ebraica Yosef, e il suo collega rabbino Yossi Elitzur, insegnante nella stessa scuola, situata nel villaggio di Yitzhar, nei Territori Occupati.
Nel 2009, un libro intitolato Torat Hamelech (“La Torah del Re”) ha acceso una delle più controverse discussioni religiose e morali in Israele e nel mondo ebraico contemporaneo. Scritto dai rabbini Yitzhak Shapira e Yosef Elitzur, affiliati alla yeshiva Od Yosef Chai nel villaggio di Yitzhar, il testo si presenta come un’analisi halakhica — cioè un’interpretazione della legge ebraica — su un tema delicatissimo: le relazioni tra ebrei e non‑ebrei e le circostanze in cui la legge religiosa potrebbe permettere l’uccisione di nemici.
Gli autori affermano, citando fonti talmudiche e legali, che “Il divieto ‘Non uccidere’ si applica solo a un ebreo che uccide un ebreo”. Poiché sempre secondo loro “i non ebrei sono privi di compassione per natura”, dovrebbero quindi essere uccisi per “frenare le loro inclinazioni malvagie”, scrivono.
Il libro include un’altra conclusione che spiega quando è lecito uccidere un Gentile, anche se non è nemico di Israele.
“Ovunque la presenza di un Gentile metta in pericolo la vita di un Israelita, è lecito ucciderlo, anche se è Giusto tra le Nazioni e non è affatto colpevole della situazione che si è creata”, affermano gli autori.
“Quando un Gentile aiuta un assassino di ebrei e causa la morte di un altro, è lecito ucciderlo, e in ogni caso in cui la presenza di un Gentile metta in pericolo Israele, è lecito uccidere il Gentile”.
Nel capitolo dedicato alla proibizione di uccidere non‑ebrei, il testo affronta anche la questione della penalità:
Secondo una traduzione libera, “un ebreo che uccide anche un non‑ebreo giusto non riceve la pena di morte dal tribunale”, sebbene gli autori sottolineino che sarebbe comunque un peccato e la punizione è “nelle mani del Cielo”.
“Quando ci avviciniamo a un gentile che viola i Sette Comandamenti e lo uccidiamo per timore dell’osservanza dei Sette Comandamenti, non c’è alcun divieto in materia”, afferma il libro
I “Sette Comandamenti” menzionati nel libro si riferiscono ai Sette Comandamenti di Noè (Sheva Mitzvot B’nei Noach), che secondo la tradizione ebraica devono essere osservati da tutti gli esseri umani, ebrei e non-ebrei. Sono considerati la base della moralità universale.
Il libro, lungo circa 230 pagine, affronta teorie estremamente controverse. In alcuni passaggi, Shapira ed Elitzur sostengono che, in certe circostanze estreme, la vita di non‑ebrei potrebbe essere considerata “sacrificabile” se rappresentano una minaccia futura, arrivando in teoria a includere anche bambini nemici.
“È giustificato uccidere i bambini se è chiaro che crescendo ci faranno del male, e in una situazione del genere possono essere danneggiati deliberatamente, e non solo durante il combattimento con gli adulti”.
Gli autori giustificano queste posizioni facendo riferimento a testi biblici e a fonti normative ebraiche, presentandole come discussioni teoriche e interpretazioni halakhiche. Tuttavia, la lettura di questi passaggi ha immediatamente sollevato forti critiche, sia interne alla comunità ebraica che a livello internazionale.
Il libro riporta centinaia di fonti bibliche e halakhah, che gli autori hanno utilizzato durante la stesura. Tra le altre cose, contiene citazioni del rabbino Kook, uno dei padri del sionismo religioso, e del rabbino Shaul Israeli, il defunto capo della yeshiva “Mercaz HaRav”, una roccaforte del sionismo religioso-nazionale situata a Gerusalemme.
Molti rabbini israeliani, tra cui figure rispettate come Shlomo Aviner e Yaakov Medan, hanno definito il libro pericoloso e lontano dalla tradizione ebraica ortodossa mainstream. Accademici come Asa Kasher, autore del codice etico dell’esercito israeliano, hanno denunciato il libro come un possibile incitamento alla violenza. Anche organizzazioni internazionali, tra cui l’Anti-Defamation League, hanno condannato le tesi del libro come giustificazioni teoriche di atti estremi, invitando le autorità religiose a prendere posizione pubblica.
Il libro ha attirato l’attenzione delle autorità legali israeliane. Nel 2010, Shapira è stato arrestato temporaneamente, e copie del testo sono state sequestrate mentre la polizia indagava su possibile incitamento alla violenza. Sebbene nel 2012 l’Ufficio del Procuratore Generale israeliano ha deciso di non procedere con accuse penali, sostenendo che il testo era un’opera di studio religioso e non intendeva spingere individui a commettere atti di violenza, il caso ha suscitato un acceso dibattito pubblico sulla responsabilità morale degli autori e sul confine tra analisi religiosa e incitamento reale.
Non tutti gli esponenti della destra religiosa israeliana hanno condannato il libro. Alcuni rabbini hanno sostenuto che si tratta di un’analisi accademica della halakhah, utile solo in scenari teorici, e non di un manuale operativo. Questa difesa, tuttavia, rimane minoritaria rispetto alla vasta condanna interna e internazionale.
Torat Hamelech rappresenta oggi un caso emblematico: mette in luce il conflitto tra interpretazioni estreme della legge religiosa e principi etici universali, evidenziando la responsabilità degli studiosi religiosi nel trattare temi di vita e morte.
https://www.haretzion.org/faculty/in-the-news/2-faculty/faculty/133-the-murder-midrash


