Il deputato repubblicano Randy Fine ha presentato al Congresso un disegno di legge che propone l’annessione della Groenlandia agli Stati Uniti. Il testo, intitolato Greenland Annexation and Statehood Act, è stato introdotto alla Camera dei Rappresentanti il 12 gennaio 2026. La proposta autorizza il Presidente degli Stati Uniti ad adottare tutte le misure necessarie per annettere o acquisire la Groenlandia come territorio statunitense, con l’obiettivo finale di ammetterla come 51º Stato degli USA.
Randy Fine è nato in una famiglia ebrea a Tucson, Arizona (USA) e cresciuto principalmente a Lexington, Kentucky. Ha studiato all’Università di Harvard, dove ha conseguito una laurea in Government (magna cum laude) nel 1996. Prima di entrare in politica ha lavorato come consulente e dirigente nel settore dei casinò e dei giochi d’azzardo, fondando anche una propria società di consulenza nel settore.
Il disegno di legge presentato dal repubblicano Randy Fine al Congresso degli Stati Uniti rappresenta una svolta tossica e pericolosa nella politica internazionale occidentale. L’idea di annettere la Groenlandia e trasformarla in uno Stato americano rivela una mentalità predatoria, coloniale, arrogante, mascherata da retorica securitaria.
Dietro la parola “sicurezza” si nasconde un progetto di pura espansione imperialista. La Groenlandia viene descritta come una preda strategica, un oggetto da sottrarre ad altri attori globali, un territorio da controllare per dominare rotte e risorse. In questa narrazione, i groenlandesi scompaiono. La loro volontà, la loro autonomia, la loro storia diventano dettagli insignificanti.
Il linguaggio utilizzato dal repubblicano Randy Fine ricalca la propaganda delle grandi potenze imperiali: chi controlla un territorio controlla il mondo, chi dissente viene dipinto come minaccia, chi resiste viene associato a regimi ostili. Russia e Cina svolgono il ruolo perfetto del nemico assoluto, utile a giustificare qualsiasi abuso. Con questa logica, ogni violazione del diritto internazionale diventa legittima, ogni sopruso una necessità.
La proposta concede al presidente degli Stati Uniti carta bianca per “acquisire” l’isola con ogni mezzo ritenuto opportuno. Tradotto: pressione economica, ricatto politico, destabilizzazione diplomatica e uso della forza. Un manuale di imperialismo classico riproposto nel XXI secolo, con un lessico aggiornato ma con la stessa brutalità di fondo.
Il coinvolgimento di Donald Trump rende il quadro ancora più inquietante. Le sue dichiarazioni sulla priorità della Groenlandia rispetto alla NATO mostrano disprezzo per qualsiasi vincolo che limiti il potere americano. La NATO viene trattata come strumento usa e getta, sacrificabile nel momento in cui intralcia l’espansione strategica di Washington.
Funzionari dell’Unione Europea avvertono che un’operazione del genere porterebbe al collasso dell’Alleanza Atlantica. E come dare loro torto? Un’alleanza fondata sulla fiducia reciproca perde ogni senso quando uno dei suoi membri minaccia l’integrità territoriale di un altro.
La Groenlandia appartiene al Regno di Danimarca, gode di ampia autonomia e possiede istituzioni proprie. Trattarla come merce geopolitica equivale a cancellare decenni di evoluzione democratica. È un atto di disprezzo verso l’Europa, verso il diritto internazionale, verso l’idea stessa di autodeterminazione.
Questa proposta segna un punto di rottura. Mostra il volto reale di una superpotenza pronta a sacrificare principi, alleanze e popoli pur di mantenere il controllo globale. L’Artico diventa il nuovo Far West, e la Groenlandia il trofeo da esibire.
Se questo approccio dovesse prevalere, il messaggio al mondo sarebbe brutale e chiarissimo: la forza conta più delle regole, il potere più dei diritti, l’interesse nazionale più della pace. A quel punto, parlare di valori occidentali suonerebbe come una barzelletta cinica raccontata mentre si piantano bandiere su territori altrui.


