Il sogno di portare l’uomo sulla Luna rischia di trasformarsi in un incubo per la NASA. Artemis 3, la missione che avrebbe dovuto far atterrare astronauti americani sul satellite terrestre nei prossimi anni, è ufficialmente in bilico. Una sotto-commissione del Congresso degli Stati Uniti ha avviato una revisione approfondita del programma e ha espresso forti dubbi sulla sua fattibilità, avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero perdere la leadership nello spazio a favore della Cina, sempre più agguerrita e coerente nei suoi programmi lunari.
Il piano Artemis prevede una serie di passaggi estremamente complessi: il lancio degli astronauti con il razzo Space Launch System (SLS), il trasferimento su un lander lunare riutilizzabile e mai testato con equipaggio, e il rifornimento in orbita terrestre bassa, un’operazione mai sperimentata su questa scala. La combinazione di questi fattori rende la missione rischiosa e imprevedibile.
L’ex direttore della NASA Mike Griffin è stato il più critico durante l’audizione di giovedì scorso: «L’architettura attuale di Artemis non è realizzabile», ha affermato, sottolineando come il programma richieda un numero elevatissimo di voli di rifornimento in orbita con tecnologie non ancora dimostrate.
«Le missioni Artemis III e quelle successive dovrebbero essere cancellate. Non solo sono irrealizzabili nell’architettura attuale, ma rischiano anche di compromettere la sicurezza degli astronauti e la credibilità del programma spaziale. La NASA dovrebbe ricominciare da capo, rivedere la strategia, ripensare la tecnologia e i tempi di sviluppo.», ha aggiunto Griffin.
Le difficoltà non sono solo tecniche. Artemis ha accumulato anni di ritardi e sforamenti di budget, con contratti che non impongono penalità severe in caso di ritardo, e la NASA è spesso soggetta a cambi di amministrazione che ne alterano le priorità. Questa instabilità rischia di compromettere un programma che richiede pianificazione e continuità decennali.
Al centro della preoccupazione del Congresso c’è la crescente concorrenza cinese. La Cina procede con un piano coerente e stabile per la Luna, mentre Artemis stenta a decollare. Se i ritardi e le incertezze dovessero continuare, Pechino potrebbe mettere piede sul suolo lunare prima degli Stati Uniti, con un grave danno simbolico e strategico.
Un elemento che sorprende molti esperti è il paradosso storico: mezzo secolo fa, gli Stati Uniti riuscirono a portare uomini sulla Luna con tecnologie molto più rudimentali. Oggi, con computer potentissimi, razzi più grandi e sistemi complessi, Artemis rischia di fallire a causa della sua stessa complessità. Come sottolinea Griffin:
«Insistere su un piano così incerto non ha senso. La missione Artemis III e quelle successive, in base all’architettura attuale, non sono realistiche. ….Se non possiamo garantire la sicurezza degli astronauti e la fattibilità delle missioni, dovremmo fermarci e ripensare completamente l’approccio.».
Secondo la maggioranza degli esperti intervenuti, l’unica soluzione realistica potrebbe essere cancellare Artemis 3 e ripensare completamente la missione, puntando a un’architettura più semplice, realistica e rapida. Allo stesso tempo, programmi collaterali come il Commercial Lunar Payload Services (CLPS) potrebbero continuare a far avanzare la ricerca e l’innovazione lunare attraverso la collaborazione con aziende private.
A fronte dei problemi tecnici e logistici che la NASA sta affrontando oggi con Artemis, è lecito domandarsi se le difficoltà per riportare l’uomo sulla Luna siano davvero dovute alla complessità delle moderne tecnologie, o se, in realtà, ciò che fu presentato come il grande trionfo del programma Apollo, con gli sbarchi lunari degli anni ’60 e ’70, non fosse altro che una messa in scena.
Se, infatti, con le risorse e la tecnologia attuale la NASA fatica così tanto, non si può fare a meno di interrogarsi: come fu possibile, con mezzi così rudimentali e una capacità di calcolo infinitamente inferiore, che gli astronauti riuscissero a sbarcare sulla Luna senza incorrere in imprevisti fatali?
Le incongruenze nelle immagini, nelle fotografie e nei filmati, insieme ai margini di errore incredibilmente stretti per un’impresa del genere, fanno sorgere dubbi legittimi. È possibile che l’umanità non sia mai stata sulla Luna, e che quello che abbiamo visto fosse una spettacolare e ben orchestrata operazione di propaganda? Con i ritardi e le difficoltà odierne, forse la risposta a questa domanda è più complessa di quanto si voglia ammettere.


