Negli ultimi mesi, Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, è tornato ad attaccare con forza le manifestazioni che, a suo dire, “bloccano il Paese”. Le critiche sono rivolte in particolare a cortei, proteste contro il genocidio in Palestina, che occupano strade, autostrade o ferrovie, accusati di “creare disagi ai cittadini onesti” e di “paralizzare l’Italia”.
Eppure, basta fare un salto indietro di qualche anno per ritrovare uno Salvini molto diverso, che non solo giustificava i blocchi, ma li chiamava a gran voce.
In quegli anni, Salvini partecipava a manifestazioni, presìdi, cortei, e sosteneva l’idea di una protesta forte, anche a costo di fermare i trasporti o creare disagi. I toni erano chiari: “Chi si ferma è complice, serve reagire.”

