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Libero pubblica “via il reddito vola l’occupazione”, ma è falso e vi spieghiamo perché.

Posted on sabato 2 Dicembre 2023sabato 2 Dicembre 2023 By Grande inganno Nessun commento su Libero pubblica “via il reddito vola l’occupazione”, ma è falso e vi spieghiamo perché.

Libero ha condotto un attacco veemente, adottando una retorica propagandistica, affermando che l’introduzione di un reddito destinato a sostenere la povertà abbia incentivato i beneficiari a non cercare attivamente lavoro. Il giornale ha cercato in modo fuorviante di dipingere il reddito come un elemento che scoraggia l’impegno nell’occupazione, sostenendo che coloro che ne beneficiano potrebbero essere disincentivati a cercare attivamente opportunità lavorative. Questa narrativa aggressiva mira a plasmare l’opinione pubblica, suggerendo un legame diretto tra l’intervento economico proposto e un presunto rifiuto da parte dei percettori di reddito di cercare lavoro attivamente.

Tuttavia, uno sguardo più attento al grafico pubblicato dallo stesso giornale svela una lettura cronologica dei fatti completamente differente: il crollo dell’occupazione non coincide affatto con l’introduzione del reddito (6 marzo 2019), bensì con il primo decreto di quarantena (8 marzo 2020). Ancora più interessante, l’occupazione riprende a salire nel febbraio 2021, mentre il reddito subisce una riduzione solo parziale a settembre 2023 e l’abolizione totale dal 1° gennaio 2024, confutando in modo deciso le affermazioni dell’articolo.

Non solo: uno sguardo approfondito al grafico mette in luce che la definizione di “occupato” nelle statistiche include individui sopra i 15 anni che hanno lavorato almeno un’ora nella settimana di riferimento, rendendo l’intera premessa dell’articolo ancor più ridicola e priva di fondamento.

È incredibile notare come alcuni giornalisti possano abilmente trascinare i propri lettori nelle reti dell’inganno con una narrazione distorta e fuorviante.

Il ministro del Lavoro tedesco, Hubertus Heil, ha annunciato la decisione del Governo Scholz di riformare lo strumento di contrasto alla povertà in Germania, sostituendolo con il Bürgergeld (reddito dei cittadini) dal 1° gennaio. Heil ha sottolineato che il reddito di cittadinanza mira a creare uno Stato sociale adeguato ai tempi attuali, garantendo una protezione affidabile alle persone in stato di bisogno. Ha inoltre enfatizzato che questa decisione riflette un impegno nei confronti della solidarietà sociale. Il nuovo sistema prevede un aumento mensile dell’assegno di base per il percettore singolo da 449 a 502 euro, con incrementi anche per altre forme di sussidio come bollette, riscaldamento e affitto.

“Il reddito di cittadinanza riguarda uno Stato sociale all’altezza dei tempi. Si tratta di proteggere in modo affidabile le persone in stato di bisogno. È una questione di solidarietà sociale” ha detto il ministro tedesco del lavoro.

A differenza dell’approccio tedesco orientato a una visione a lungo termine e all’occupazione stabile, in Italia il governo Meloni ha deciso di ridurre il Reddito di Cittadinanza (RdC), con la rimozione dal 1° agosto per gli “occupabili” indipendentemente dall’ottenimento di un lavoro e l’abolizione totale dal 1° gennaio 2024. Questa decisione è stata criticata per la sua narrazione tossica e la prevista crescita della povertà.

La situazione italiana appare ancor più problematica se confrontata con le politiche adottate in altri paesi europei.

In Francia, il “Revenu de solidaritè active” varia fino a 599 euro al mese per i single e 1.257 euro per una coppia con due figli, senza limiti temporali basati sull’occupabilità.

In Spagna, l'”Ingreso mínimo vital” garantisce circa 533 euro mensili ai single e 1.013 euro alle famiglie con due figli, senza discriminazioni basate sull’occupabilità e con la condizione principale di vulnerabilità economica.

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri a modernizzare i propri regimi di reddito minimo il 28 settembre 2022. Tuttavia, in Italia, si assiste a una pericolosa marcia indietro sul RdC. Questo disegno della destra italiana sembra mirare ad aumentare le disuguaglianze e rendere i lavoratori più deboli e ricattabili.

La preoccupazione diffusa riguardo al reddito di cittadinanza potrebbe derivare dalla paura che lo Stato sfrutti questo sostegno economico come strumento di coercizione. Ciò potrebbe tradursi nell’ansia che, in cambio del reddito, lo Stato possa esercitare un controllo più invasivo sulla vita delle persone, imponendo condizioni o limitazioni percepite come intrusioni nella sfera personale o nella libertà individuale. Alcuni temono che il reddito di cittadinanza possa comportare obblighi o restrizioni che vanno oltre la mera assistenza economica, alimentando così la diffidenza verso questa forma di supporto sociale. È imperativo che l’implementazione del reddito di cittadinanza sia progettata e gestita in modo trasparente, equo e nel rispetto dei diritti e delle libertà individuali al fine di attenuare tali preoccupazioni.

Il reddito di cittadinanza si rivela un potente catalizzatore per l’economia: i beneficiari, vincolati a spendere l’intero importo entro il mese, canalizzano direttamente fondi nell’acquisto di beni e servizi. Questo stimola l’attività economica, alimentando imprese e generando opportunità lavorative. Ogni transazione finanziata dal reddito di cittadinanza è soggetta a tassazione, contribuendo così alle entrate fiscali governative. Tale sinergia crea un circolo virtuoso in cui il reddito di cittadinanza, oltre a fornire un sostegno finanziario diretto, genera impatti positivi sull’economia nel suo complesso.


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