Il Consiglio d’Europa ha revocato l’immunità diplomatica di Thorbjorn Jagland, ex segretario generale del Consiglio d’Europa (2009‑2019), primo ministro della Norvegia dal (1996-1997) e presidente della Commissione del Premio Nobel per la Pace, aprendo formalmente la strada perché le autorità giudiziarie norvegesi possano proseguire un’indagine nei suoi confronti per sospetta “corruzione aggravata” legata ai suoi legami con il finanziere americano Jeffrey Epstein.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, composto dai rappresentanti dei governi dei 46 Stati membri dell’organizzazione, ha deciso l’11 febbraio 2026 di revocare l’immunità giurisdizionale di Jagland su richiesta delle autorità norvegesi. Questa immunità, prevista per l’ex segretario generale, lo proteggeva da procedimenti penali per atti compiuti durante l’esercizio delle sue funzioni ufficiali.
Secondo la nota ufficiale, la decisione è stata adottata “al fine di permettere al sistema giudiziario norvegese di svolgere il proprio lavoro e a Jagland, qualora sia perseguito, di difendersi”. Il Consiglio d’Europa ha sottolineato che l’immunità non è concepita per vantaggio personale, ma per garantire l’indipendenza nell’esercizio delle funzioni istituzionali.
Le autorità norvegesi, in particolare okokrim, l’Autorità nazionale per l’indagine e la persecuzione dei reati economici e ambientali, hanno avviato un’indagine per sospetta corruzione aggravata nei confronti di Jagland. La procura sta esaminando se contatti, benefici o favori ricevuti nel corso degli anni possano configurare reati di corruzione.
In relazione all’indagine, la polizia norvegese ha effettuato perquisizioni nelle proprietà di Jagland, compresa la sua residenza a Oslo e altri immobili, portando via documenti e materiale probatorio.
L’indagine si inserisce nel contesto delle vaste rivelazioni emerse dai documenti legati al caso Epstein, pubblicati dalle autorità statunitensi. Parte di questi documenti farebbero riferimento a rapporti e contatti tra Jagland — che ha presieduto anche la Commissione del Premio Nobel per la Pace durante un periodo della sua carriera — e Epstein, inclusi soggiorni in proprietà di quest’ultimo.
Gli elementi emersi dalle carte hanno sollevato preoccupazioni sulle possibili implicazioni e interessi personali che potrebbero aver coinvolto l’ex leader norvegese mentre ricopriva incarichi di alto profilo internazionale.
Jagland ha dichiarato di voler collaborare con gli investigatori e di non aver commesso illeciti, ma ora dovrà rispondere alle domande degli inquirenti norvegesi. La revoca dell’immunità rende possibile chiedere ulteriori informazioni, procedere con interrogatori e potenzialmente formulare accuse formali.
Questa vicenda rappresenta una delle conseguenze più rilevanti della diffusione dei documenti Epstein e mostra come le istituzioni europee stiano cercando di conciliare la protezione delle funzioni ufficiali con la necessità di rendere conto alla legge per ipotesi di comportamenti illegali.


