Nel corso degli ultimi anni, il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump è stato coinvolto in una lunga e complessa battaglia legale con la scrittrice e giornalista E. Jean Carroll, che lo ha accusato di abuso sessuale e diffamazione.
La controversia ha attraversato più dibattimenti civili nei tribunali federali di Manhattan, generando diverse sentenze con importanti risarcimenti economici e fasi di appello ancora in corso.
Le vicende risalgono a giugno 2019, quando Carroll ha raccontato pubblicamente di un episodio avvenuto intorno al 1995–1996: secondo la sua testimonianza, Trump l’avrebbe aggredita sessualmente in un camerino del grande magazzino Bergdorf Goodman a New York.
Come Carroll ha descritto l’episodio in tribunale
Secondo E. Jean Carroll, l’episodio risale alla metà degli anni ’90 — tra il 1995 e il 1996 — quando lei, giornalista e autrice, si trovava a New York e fu avvicinata da Donald Trump nel grande magazzino di lusso Bergdorf Goodman, sulla Fifth Avenue. Carroll racconta che Trump la riconobbe come persona che scriveva su moda e stile, e che disse di trovarsi lì per comprare un regalo per una donna, chiedendole consiglio su un capo di intimo femminile.
La conversazione proseguì e, secondo Carroll, Trump prese in mano un body di pizzo e le chiese di provarlo o di dare un’opinione; lei, deviando, suggerisce scherzosamente di provarlo lui. Carroll ha detto che, Trump la accompagnò verso i camerini del negozio per vedere o confrontare il capo.
Una volta nel camerino, secondo la versione di Carroll, la situazione divenne immediatamente violenta. Lei ha raccontato che Trump la bloccò contro il muro, la trattenne con la spalla e le afferrò le braccia. In quel momento, sempre secondo l’accusa, Trump le abbassò i pantaloni e la gonna e penetrò la sua vagina con il pene almeno in parte, contro la sua volontà. Carroll descrisse la scena come un atto di violenza e aggressione sessuale non consensuale, dicendo che era sbalordita e terrorizzata, incapace di fermarlo immediatamente. L’episodio durò pochi minuti — meno di tre — e alla fine riuscì a liberarsi, aprì la porta del camerino e scappò via.
La causa civile: novembre 2022
Dopo essersi allontanata, Carroll racconta di aver telefonato a due amiche per confidare loro quanto era successo. Una delle amiche la esortò a denunciare l’aggressione alla polizia, dicendo chiaramente: “Ti ha stuprata, devi andare dalla polizia!”, mentre l’altra la avvertì di non parlarne perché Trump aveva “duecento avvocati” e parlare pubblicamente avrebbe potuto essere rischioso.
Carroll non denunciò l’episodio alle autorità all’epoca, spiegando successivamente che temeva le conseguenze di esporsi contro una persona potente e che sarebbe stato difficile ottenere giustizia. Nel giugno 2019, rese pubblica la sua accusa in un articolo su New York Magazine, raccontando nei dettagli l’aggressione e descrivendo come le dichiarazioni successive di Trump, in cui negava l’incontro e la definiva bugiarda, costituissero secondo lei diffamazione.
Trump ha negato tali accuse fin dall’inizio, definendo la sua versione dei fatti falsa. Le dichiarazioni di Trump includevano affermazioni che Carroll fosse una bugiarda e che avesse inventato la storia per motivi personali o economici.
Nel novembre 2022, Carroll ha avviato una causa civile contro Trump facendo riferimento al New York Adult Survivors Act, una legge statale che permette a chi ha subito violenza sessuale di presentare azioni legali anche dopo che il termine previsto per farlo sarebbe normalmente scaduto.
Il processo si è svolto nell’aprile e maggio 2023 presso il Tribunale Federale degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York. In quella fase:
- Una giuria civile ha trovato Trump responsabile di averla sessualmente abusata.
- La giuria ha anche stabilito che Trump aveva diffamato Carroll con dichiarazioni pubbliche successive alla pubblicazione delle sue accuse.
- La Corte ha quindi ordinato a Trump di pagare 5 milioni di dollari in danni compensativi e punitivi a favore di Carroll.
La seconda causa civile: gennaio 2024
Parallelamente a questa prima sentenza, Carroll ha promosso una seconda causa civile basata su affermazioni difamatorie di Trump, pronunciate nel corso degli anni successivi, incluse dichiarazioni fatte durante la sua presidenza nel 2019 e oltre. In questo secondo procedimento:
- Una giuria ha stabilito che Trump aveva diffamato Carroll con dichiarazioni false e dannose per la sua reputazione.
- Il giudice ha istruito i giurati a considerare come fatto stabilito la precedente determinazione sul suo abuso sessuale.
- In gennaio 2024, questa giuria ha assegnato a Carroll un totale di 83,3 milioni di dollari in danni, comprendenti danni compensativi per lesioni emotive e reputazionali e danni punitivi legati alla natura e alla durata delle affermazioni diffamatorie.
Trump ha impugnato entrambe le sentenze presso corti d’appello federali. Nel 2025, la Corte d’Appello del Secondo Circuito di Manhattan ha confermato l’intero giudizio di 83,3 milioni di dollari, respingendo gli argomenti difensivi di Trump secondo cui le sue dichiarazioni dovrebbero essere protette dall’immunità presidenziale o che i danni fossero eccessivi.
La Corte ha giudicato “ragionevoli e fondati” i risarcimenti, sottolineando l’eccezionale natura delle affermazioni diffamatorie e l’impatto sulle condizioni di vita e di sicurezza di Carroll.
Successivamente Trump ha presentato istanza alla Corte Suprema degli Stati Uniti per esaminare e potenzialmente ribaltare la sentenza da 5 milioni di dollari, sostenendo errori procedurali e questioni di immunità; la decisione della Corte Suprema su questa richiesta è attesa nel corso del 2026.
Reazioni e impatto pubblico
La vicenda ha avuto un ampio impatto mediatico negli Stati Uniti e all’estero, specie per la natura delle accuse, il profilo pubblico del soggetto coinvolto e le implicazioni sulla discussione pubblica delle denunce di abuso da parte di persone potenti. Carroll ha dichiarato di volere che le sue cause servano non solo a ottenere giustizia personale, ma anche a evidenziare come chi ha subito aggressioni sessuali possa cercare vie legali, anche anni dopo i fatti.
Allo stesso tempo, Trump e i suoi difensori hanno difeso la sua posizione, definendo le accuse e i procedimenti come motivati da intenti politici e difendendo l’uso del diritto di replica e della libertà di espressione nelle sue dichiarazioni pubbliche.
La causa tra E. Jean Carroll e Donald Trump rappresenta uno dei casi civili più significativi degli ultimi anni negli Stati Uniti nel contesto delle accuse di abuso sessuale e diffamazione. Con decine di milioni di dollari di risarcimenti riconosciuti in tribunale. La vicenda continua a evolversi, riflettendo le tensioni legali e culturali attorno alle denunce di aggressione sessuale e alle responsabilità delle figure pubbliche.


